Matrimonio o convivenza? Molte coppie, nella società attuale, si interrogano se portare avanti il proprio progetto di vita comune sposandosi o convivendo. Nel passato il matrimonio era l’unico modo per garantire i diritti del compagno/a di vita e dei figli. Oggi le cose non stanno più così: ci sono stati cambiamenti che riconoscono più diritti ai conviventi e ai loro figli. E sposarsi, invece, di convivere è una scelta non più “obbligata”. Non a caso, il trend, anche nel nostro Paese, è quello di un costante calo di matrimoni a favore di unioni di fatto. Ma perché tante persone scelgono di convivere e di non sposarsi? Quali sono i motivi che più frequentemente le spingono a questa decisione? «Alcune coppie decidono di non sposarsi perché si sentono già famiglia e non ritengono il matrimonio un valore aggiunto alla loro unione. Ma è tutto così semplice come appare? Certamente ci sono casi in cui i partner che convivono credono fermamente nella loro unione, nel loro progetto di vita insieme, prendono sul serio il loro amore che coltivano giorno per giorno. In altri casi i partner sono condizionati nella loro scelta da preconcetti che è opportuno riconoscere per potere affrontare» sottolinea la dottoressa Monica Viscardi, psicologa e psicoterapeuta.

Dottoressa Viscardi, quali sono i preconcetti più diffusi e radicati sul matrimonio?
> Che il matrimonio è la tomba dell’amore. Diverse persone non vogliono sposarsi perché ritengono che il matrimonio crei una gabbia che tolga la libertà ai partner oppure ritengono che una volta che ci si sposa “ci si sieda” e si dia tutto per scontato. In realtà il matrimonio, se vissuto consapevolmente, è l’inizio di un progetto di vita insieme, non è un punto di arrivo o tanto meno una fine. Sicuramente è una conquista, può essere il segnale che si prende sul serio il proprio amore per il partner e il desiderio di condividere la vita con lui/lei.
> Che nella convivenza si è più liberi, se non ci si trova più, ci si può separare con più facilità. In realtà anche la convivenza è un grande investimento amoroso e anche in questo caso la separazione comporta inevitabilmente dolore e sofferenza. Sia nella convivenza sia nel matrimonio la separazione può essere pacifica o conflittuale e in entrambi i casi il dolore o le complicazioni possono protrarsi più del dovuto. La convivenza non è un’unione di serie B, per funzionare, come nel matrimonio, i partner devono investire. L’investimento richiede di fare i conti con i propri limiti e quelli del partner. In alcuni momenti è faticoso, ma è l’unica strada per fare evolvere l’amore giorno per giorno.

Quali sono, invece, le motivazioni che oggi possono incidere nella scelta di sposarsi?
Molte persone scelgono di sposarsi perché credono nella sacralità del matrimonio, sia civile sia religioso. Il matrimonio rappresenta un rito di passaggio in cui la relazione amorosa della coppia viene resa sacra davanti ai genitori, alla famiglia e alla comunità, sancisce il nuovo nucleo familiare, vincola i partner a separarsi dalle rispettive famiglie di origine per unirsi e vivere assieme. Altre persone scelgono di sposarsi anche perché ritengono che sia la maggiore forma di tutela per il proprio compagno/a di vita e per i figli.

La scelta del matrimonio, presa con questi presupposti, esprime il prendere sul serio il proprio amore per il partner e il desiderio di passare tutta la vita insieme. Ma perché, con questi buoni presupposti, molti matrimoni naufragano nella società di oggi?
Spesso dietro la concezione di coppia o matrimonio ci sono dei pensieri impliciti, di cui la persona non è consapevole, che remano contro la crescita dell’amore. Vediamone alcuni:
> il matrimonio è garanzia dell’amore;
> se mi sposi dimostri che mi ami e che mi metti al centro della tua vita;
> se mi sposi mi renderai felice;
> da sposati supereremo tutti gli ostacoli con più facilità.
Queste concezioni presuppongono una visione idealizzata del matrimonio e un’idea di amore autocentrata, che vede il matrimonio o il coniuge come lo strumento per soddisfare bisogni e desideri personali e per realizzare la propria felicità. Molti matrimoni finiscono perché questi pensieri impliciti non vengono riconosciuti e lavorano subdolamente verso la rottura del rapporto.

Cosa può aiutare allora a fare una scelta consapevole?
È fondamentale che i partner si confrontino apertamente sulla loro idea di convivenza e di matrimonio, spiegando in primis a se stessi e al partner le motivazioni che li porterebbero a fare una scelta, piuttosto che un’altra. Se il dialogo avviene con cura è possibile riconoscere e a affrontare eventuali concezioni di coppia non funzionali alla crescita del rapporto sentimentale e porre le basi per una scelta consapevole e soddisfacente per entrambi i partner. Un dialogo costruttivo in cui ognuno esprime le proprie convinzioni e sentimenti, ascolta e rispetta quelli del partner, aiuta a compiere una scelta con serenità e con la consapevolezza di ciò che è importante per realizzare un progetto di vita assieme. Sia la decisione di convivere sia quella di sposarsi può essere sostenuta dall’intenzione di costruire insieme, di far crescere il progetto di famiglia e di prendere sul serio il proprio legame e sentimento. Se il matrimonio viene considerato come impegno e obbligo è chiaro che non verrà scelto; se viene vissuto come investimento che porta a una evoluzione reciproca assumerà tutto un altro aspetto. Il vincolo del matrimonio, però, non può dare sicurezza rispetto alla forza del legame. Aprirsi al partner e sostenersi reciprocamente nel processo di realizzazione del proprio essere è la strada verso il consolidamento dell’unione. Certamente non è un percorso privo di impervie, attraversa la paura di perdere il partner e la paura della solitudine, ma porta al superamento del possesso e alla crescita dell’amore. 

A cura di Elena Buonanno
con la collaborazione della dott.ssa Monica Viscardi
Psicologa e Psicoterapeuta
Consultorio Zelinda di Trescore Balneario e Studio Professionale a Mozzo

 

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