“Dottore, il bambino sta male, dice di avere mal di testa, è stanco, sono due giorni che non mangia nulla, vomita qualsiasi cosa metta in bocca e poi ha un alito terribile: sa di frutta troppo matura”. «Capita spesso che un genitore porti dal pediatra il bambino riferendo questi sintomi, all’apparenza allarmanti. Nella maggior parte dei casi, però, dopo una visita accurata per escludere eventuali patologie, qualche domanda sulle abitudini alimentari del piccolo e un semplice stick sulle urine si rivelano non particolarmente preoccupanti e legati a chetosi, meglio nota con il nome di acetone» osserva il dottor Sergio Clarizia, pediatra.

Dottor Clarizia, che cosa è l’acetone?
L’acetone è una risposta metabolica che interviene quando l’organismo, per far fronte alle proprie necessità energetiche, dopo aver bruciato tutti gli zuccheri a disposizione, comincia a bruciare anche i grassi. Si tratta di una condizione passeggera, quasi sempre responsabile di un disturbo lieve che si risolve rapidamente, senza procurare particolari fastidi al piccolo.

Quali sono le cause?
L’acetone può svilupparsi durante un episodio febbrile, in un momento di particolare stress, o dopo un digiuno prolungato. Queste condizioni comportano un dispendio di energia e inducono l’organismo ad aumentare la richiesta di glucosio, fonte energetica di organi come cervello e cuore. Quando il metabolismo, per produrre energia, esaurisce le riserve fornite dagli zuccheri, ecco che intervengono i lipidi (o grassi): durante questo processo si formano delle sostanze chiamate corpi chetonici, che emanano il loro inconfondibile odore di acetone, simile a quello della frutta matura, nelle vie aeree e nelle urine.

Quali sono i sintomi?
Individuare questo disturbo è piuttosto semplice, perché la caratteristica principale è il classico e inconfondibile odore di mele mature emesso dall’alito del bambino. In genere, infatti, l’acetone viene eliminato con la respirazione: in questo caso sprigiona a contatto con l’aria il caratteristico odore. Altre volte, invece questa sostanza viene eliminata attraverso l’urina: in questo caso la pipì del piccolo ha lo stesso odore dell’alito. L’acetone si manifesta spesso in seguito a episodi di vomito ed è, in genere, accompagnato da nausea, mal di pancia, pallore, sonnolenza, mal di testa, occhiaie e da una evidente “patinatura” che si forma sulla superficie della lingua, che appare asciutta e di colore bianco-giallastro. Questi sintomi possono durare alcune ore o anche per tutta la giornata. Il vomito acetonemico compare il più delle volte in seguito a febbre alta (oltre i 38.5 gradi misurati nel sederino) ma può sussistere anche in modo isolato senza una causa evidente. È detto anche “vomito ricorrente” o “ciclico”, in quanto dura alcune ore per circa 3-4 giorni per poi scomparire e quindi ripresentarsi. Se il vomito ricorrente perdura per diversi giorni, il piccolo può correre il rischio di disidratarsi, perché perde troppi liquidi.

Cosa si può fare allora?
In caso di neonati, bisogna offrire al bebè un biberon di acqua e zucchero per ripristinare le riserve dell’organismo. Questo rimedio serve anche a evitare episodi di vomito. La disponibilità di zucchero fa diminuire l’eccesso di acetone nell’organismo. Anche la camomilla o tè deteinato zuccherati o dolcificati con il miele e i succhi di frutta possono essere utili perché svolgono un’azione benefica sulle mucose gastriche. I succhi di frutta, in particolare, oltre allo zucchero, contengono sali minerali, molto importanti per ripristinare l’equilibrio idro-salino dell’organismo. Se il piccolo ha già iniziato lo svezzamento è consigliabile dare da mangiare al piccolo della pastina o crema di riso o una patata schiacciata: i carboidrati rappresentano un’ottima fonte di zuccheri e aiutano a ridurre il vomito. Occorre poi eliminare il latte e i suoi derivati per qualche giorno. Dopo l’anno di età si possono offrire al bambino anche i grissini all’acqua (perché assorbono bene l’acetone) o i biscotti per l’infanzia. Sono poi da preferire alimenti come il pesce e le carni bianche anche sotto forma di omogeneizzati o liofilizzati. Superata la crisi, che di solito non dura più di 2-3 giorni, il piccolo può tornare all’alimentazione abituale.

Quando bisogna rivolgersi al pediatra?
È bene far visitare il piccolo dal pediatra se l’acetone persiste per più di 2-3 giorni, specie se accompagnato da vomito, mal di pancia o febbre. Lo specialista può prescrivere un’analisi delle urine e del sangue per verificare l’eventuale presenza di corpi chetonici. Si tratta di semplici test eseguibili anche a casa. Basta immergere le apposite strisce reattive o gli stick (in vendita in farmacia) direttamente nell’urina: se cambiano colore, vuol dire che sono presenti i corpi chetonici. In questo caso il pediatra indicherà l’alimentazione da seguire. La presenza di acetone, infatti, non è una malattia, per cui di solito si risolve senza bisogno di farmaci. 

A cura di Elena Buonanno
con la collaborazione del dott. Sergio Clarizia
Specialista in Pediatria Pediatra di famiglia a Bergamo e presso Politerapica Seriate

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