Ne abbiamo sentito parlare moltissimo nell’ultimo anno e mezzo di pandemia, prima come una delle conseguenze del Covid19 nei pazienti ricoverati, poi negli ultimi mesi come uno dei rischi più temuti (erroneamente, considerato il numero infinitesimale di casi) legati alle vaccinazioni anti-Covid. È la trombosi venosa, patologia più frequente di quanto si pensi. Chiamata anche “sindrome del viaggiatore”, è maggiormente caratteristica dell’età senile ma non risparmia nemmeno i soggetti giovani e vede tra i principali fattori di rischio l’immobilità.

Se un coagulo di sangue impedisce la normale circolazione
La trombosi venosa si verifica quando un coagulo di sangue, detto trombo, occlude totalmente o parzialmente un vaso venoso, rendendo più difficoltoso o interrompendo il normale deflusso del sangue dai vari organi verso il cuore. In condizioni normali, un meccanismo complesso e delicato permette di tenere sotto controllo l’equilibrio tra la tendenza del sangue a coagularsi e la necessità di restare fluido. In alcuni casi, però, questo equilibrio si rompe e si attiva la cosiddetta cascata della coagulazione con conseguente formazione di trombi, ovvero aggregati di elementi corpuscolati del sangue quali globuli bianchi, globuli rossi e piastrine che vanno a ostruire la normale circolazione sanguigna. Il trombo, oltre a provocare sofferenza agli organi dai quali non viene più correttamente drenato il sangue, può frammentarsi dando luogo a emboli che entrano in circolo lungo i vasi sanguigni e possono arrivare ad organi vitali con conseguenze gravi, anche fatali (ne è un esempio tipico l’embolia polmonare). L’anomala attivazione della cascata della coagulazione può essere conseguenza di un danno a carico della parete della vena, di un’alterazione nel processo della coagulazione dovuto a malattie infiammatorie (come nel caso del Covid), oppure, ancora, causata dal rallentamento del ritorno venoso (detto flebostasi). Nella trombosi venosa, quindi, si assiste ad un ridotto ritorno del sangue verso il cuore con conseguente edema periferico: la parte liquida del sangue fuoriesce dai vasi venosi andando ad invadere e gonfiare i tessuti circostanti; questo si accompagna spesso all’infiammazione dei tessuti stessi coinvolti.

La trombosi può essere:
> profonda (TVP), quando colpisce le vene profonde;
> superficiale, quando colpisce le vene superficiali provocando spesso una manifestazione infiammatoria detta tromboflebite.

I campanelli d’allarme
I sintomi e i segnali sentinella del processo trombotico o tromboflebitico possono essere:
> dolore palpatorio lungo il decorso della vena interessata;
> edema e tumefazione dell’arto interessato;
> infiammazione locale con arrossamento cutaneo (eritema).

Questi sintomi non sono sempre evidenti, rendendo più difficile una diagnosi precisa. Soprattutto quando una trombosi è poco sintomatica solo un’ecografia specifica, l’ecocolordoppler, è in grado di fornire una diagnosi rapida e puntuale. 
I dati anamnestici sono comunque importanti; esistono infatti alcuni fattori di rischio per l’insorgenza della trombosi che, anche in caso di sintomi sfumati, possono aiutare a orientare la diagnosi.

Chi è più a rischio
Le persone a maggior rischio di trombosi e tromboflebite sono coloro che soffrono di:
> ipertensione arteriosa;
> diabete mellito;
> ipercolesterolemia;
> sovrappeso e obesità;
> dipendenza da fumo e alcol.

La tendenza allo sviluppo di trombosi e tromboflebiti può, inoltre, essere correlata a:
> predisposizione genetica (alterazioni genetiche della coagulazione dette trombofilie);
> alimentazione scorretta;
> stile di vita sedentario;
> immobilità prolungata e forzata come nel caso di pazienti ospedalizzati, nel post-operatorio, nelle donne in gravidanza, nelle patologie croniche invalidanti.

Nelle donne, soprattutto se in sovrappeso, fumatrici e trombofiliche, le trombosi possono essere inoltre favorite anche dalla pillola anticoncezionale o dalla terapia ormonale sostitutiva.

Trombosi, tromboflebite e Covid-19
Sin dall’inizio della pandemia da diffusione di SARS-CoV-2, sono state raccolte prove di un significativo aumento di episodi trombotici venosi nei pazienti affetti da Covid19. Una percentuale considerevole dei pazienti ospedalizzati hanno sviluppato infatti trombosi venosa profonda o tromboflebite, nonostante avessero ricevuto la normale profilassi farmacologica anti-trombotica del paziente allettato. Il virus SARS-CoV-2 crea evidentemente un disequilibrio nei meccanismi di controllo della coagulazione, secondo dinamiche ancora tutte da stabilire con precisione. In generale, tutte le malattie di tipo infiammatorio sono spesso correlate con i fenomeni trombotici e richiedono una profilassi farmacologica con anticoagulanti quali in primis l’eparina. Poiché il virus che sostiene il Covid19 causa fenomeni infiammatori, soprattutto a carico dei polmoni, i protocolli comuni oramai prevedono la somministrazione di eparina a basso peso molecolare a dosaggio terapeutico nei pazienti ospedalizzati proprio al fine di prevenire le trombosi venose. È doveroso inoltre fare chiarezza, per quanto possibile, sulla presunta correlazione tra trombosi e vaccinazione anti-Covid19. Ema, l’ente europeo che regola l’immissione dei farmaci in commercio, ha ribadito a più riprese che il numero di eventi tromboembolici complessivi nelle persone vaccinate non sembra essere superiore a quello osservato nella popolazione generale. La sospensione temporanea e precauzionale di alcuni vaccini ha infatti trovato la propria giustificazione proprio nell’approfondire tale problematica con il raccoglimento di ulteriori dati. Tanto che addirittura è oramai chiaro che risulti maggiormente indicata la vaccinazione proprio in quei soggetti a maggior rischio trombotico per la concomitanza, ad esempio, di patologie dell’apparato vascolare o per difetti della coagulazione. 

La cura
Una diagnosi tempestiva è fondamentale per impostare una terapia corretta e immediata. La terapia è in genere farmacologica, a base di anticoagulanti, farmaci in grado di fluidificare il sangue. Se non trattata, la trombosi può degenerare nella cosiddetta sindrome post-trombotica (o post-flebitica), condizione caratterizzata da un complesso di disturbi quali edema, dolore, alterazioni dei tessuti (discromie cutanee, ulcere, etc.), dilatazione delle vene superficiali. 

Alimentazione sana e movimento regolare per ridurre il rischio
Un regime alimentare controllato, un regolare esercizio fisico, l’astensione dal fumo e dal consumo di alcolici e, in genere, una buona conoscenza del nostro corpo sono gli strumenti per prevenire il rischio di trombosi. Infatti, riconoscere e non sottovalutare alterazioni e mutamenti del proprio equilibrio fisico possono rappresentare il primo passo per la diagnosi tempestiva di varie patologie, compresa la trombosi e le sue conseguenze. 

A cura del dott. Leonino Leone
Specialista in Chirurgia Vascolare
dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio e dello Studio Medico di Chirurgia Vascolare Dott. Leone

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