Nei rapporti di coppia, nelle relazioni familiari o con amici, al lavoro con i capi o i colleghi. La manipolazione affettiva è qualcosa che nella vita di tutti i giorni, in contesti diversi, ci troviamo a vivere molto più spesso di quanto si possa pensare. Una vera e propria forma di violenza psicologica, subdola e invisibile, difficile da individuare poiché crea ferite nascoste all’occhio umano ma con conseguenze, nel lungo periodo, dolorose. Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Raffaella Capuano, psicologa.

Dottoressa Capuano, cosa s’intende per “manipolazione affettiva”?
La manipolazione affettiva consiste nel tentativo nascosto di sopraffare un’altra persona, facendole mettere in atto comportamenti o pensieri non suoi, al fine di ottenere controllo e potere. Chi manipola tende a utilizzare un’ampia gamma di strategie, spesso consapevoli, per convincere l’altra persona a fare quello che desidera. Un manipolatore non chiede quello che vuole in modo esplicito, cerca di ottenerlo sotterraneamente. Generalmente la manipolazione è più efficace all’interno di legami affettivi in cui l’utilizzo dei sentimenti diventa una vera e propria leva per controllare l’altro. Non sono state rilevate dagli studi particolari differenze di genere, lavorative o sociali: chiunque può essere un manipolatore.

Quali sono i meccanismi di manipolazione più diffusi?
I meccanismi di manipolazione sono molto numerosi. Innanzitutto la manipolazione richiede un rapporto almeno in apparenza positivo: il manipolatore si guadagna la fiducia e la stima della futura vittima, al fine di farle abbassare le difese, attraverso l’utilizzo massiccio di lusinghe, complimenti e attenzioni. In seguito questi modi premurosi lasciano spazio gradualmente ad azioni fredde e talvolta crudeli: silenzi inspiegabili a causa di un disaccordo, improvvisi scatti d’ira, offese per imporre il proprio pensiero e volere. I conflitti diventano distruttivi, il manipolatore attacca finché l’altro non scende a compromessi. Lo scopo di questi comportamenti è indebolire l’altro e mettere a tacere ogni obiezione. In seguito possono arrivare delle scuse fittizie dal manipolatore oppure si può tornare alla normalità senza troppe spiegazioni. Questa continua alternanza di comportamenti opposti impedisce alla vittima di individuare una logica e quindi di riuscire a difendersi. Uno dei meccanismi di manipolazione più efficaci è il senso di colpa: la vittima si sente sempre e inevitabilmente colpevole di qualcosa e il manipolatore, che accusa l’altro come strategia, non si prende mai nessuna responsabilità. Nei casi più estremi avviene una vera e propria invalidazione dell’altra persona, si tratta di una forma di abuso psicologico ed emotivo chiamata gaslighting che induce la vittima a mettere in discussione la propria percezione degli eventi reali e a dubitare della propria sanità mentale. Una delle conseguenze peggiori della manipolazione affettiva è l’isolamento sociale: i manipolatori tendono a mettere zizzania tra le persone care e la vittima, facendo terra bruciata intorno a quest’ultima, che si sentirà sola e disperata.

Come riconoscere la manipolazione e come proteggersi?
È molto difficile comprendere di essere intrappolati in queste dinamiche, pertanto diventa complesso non solo uscirne, ma anche rendersi conto della manipolazione in atto. Le vittime inizialmente provano un senso di incredulità verso quello che il manipolatore dice e attua perché non concepiscono che una persona che stimano e apprezzano si comporti così. In un secondo momento si sentono confuse, scariche, tristi e provano un senso generale di malessere: spesso non riescono a dare un nome a quello che stanno vivendo e attribuiscono il disagio psicologico ad altro. Aumentare la consapevolezza è certamente il primo passo per uscirne. La lettura di libri, video, articoli sulle dinamiche manipolatorie aiuta a comprendere meglio quello che si sta vivendo e a uscire dalla cortina di fumo creata dalla manipolazione. Può essere utile analizzare la situazione in modo più lucido con l’aiuto di familiari, amici o psicoterapeuti esperti. È importante ripristinare i rapporti con i propri affetti che spesso sono stati allontanati dal manipolatore. Dopo aver compreso il problema, è utile rimanere vigili e imparare il modus operandi della persona che manipola in modo da non venire travolti da queste strategie disfunzionali, ma essere capaci di intercettarle. Anche la scrittura può aiutare ad inquadrare meglio quello che sta accadendo e a dare voce ai motivi che impediscono di liberarsi dalle catene della manipolazione. La strada più importante e salutare è comprendere a fondo come mai quelle specifiche tattiche manipolatorie funzionano su di sé per imparare a tutelarsi e proteggersi in futuro da questo tipo di violenze psicologiche. 

“Manipolatore” versus “manipolato”
Manipolatore
Spesso è un individuo con una personalità narcisistica. Non sempre, però. Può anche essere una personalità debole e remissiva che mediante atteggiamenti differenti può comunque manipolare l’altro, utilizzando la propria apparente debolezza e fragilità.
Manipolato
In genere è un individuo competente e capace nella vita quotidiana, ma portato nelle relazioni a dipendere dall’altro come fonte di amore e sostegno irrinunciabile, bisognoso di affetto e validazione, disposto a tutto pur di non deludere e perdere la persona di riferimento.

A cura di Giulia Sammarco
con la collaborazione della dott.ssa Raffaella Capuano
Psicologa a Bergamo presso Dipendiamo - Centro per la cura delle New Addiction

 

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