Colpisce circa il 2% degli italiani, ma ad oggi è ancora poco conosciuta. La sua diagnosi avviene con difficoltà e spesso in ritardo. È la fibromialgia, patologia cronica che letteralmente significa dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose (legamenti e i tendini). Oggi esistono diverse opzioni terapeutiche, ma fondamentale è la collaborazione del paziente e il suo stile di vita.

Una sindrome con sintomi eterogenei
La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da una varietà di sintomi diversi, sui quali domina il dolore cronico diffuso, inteso soprattutto come artromialgie (dolori articolari e muscolari) ai quattro arti e al rachide, in particolare in regione cervicale e lombare. Si associano tuttavia molti altri disturbi, quali stanchezza cronica invalidante, insonnia, cefalea, disturbi intestinali (intestino irritabile), deflessione del tono dell’umore o disturbi d’ansia, sensazione di confusione o di “perdita della memoria”, parestesie o disestesie a mani e piedi (formicolii o sensazione di bruciore/calore/dolore pungente), dismenorrea, sindrome poliallergica.

Tra le ipotesi sulle cause anche lo stress
La fibromialgia colpisce prevalentemente il sesso femminile, senza distinzione d’età; negli ultimi anni sono inoltre in aumento anche gli esordi giovanili. Al momento restano ancora da chiarire le cause d’insorgenza. La ricerca in questo ambito ha messo in evidenza alterazioni nei circuiti di trasmissione e regolazione del dolore, che determinerebbero una riduzione della soglia del dolore e contestualmente iperalgesia e allodinia, ovvero un’accentuazione della sensazione dolorosa e la percezione di stimoli normalmente innocui come dolorosi. A innescare questi meccanismi potrebbero contribuire lo stress e una ridotta resilienza, ovvero la capacità di far fronte alle avversità. È invece dubbia la compartecipazione di fattori genetici che potrebbero predisporre allo sviluppo della malattia. Si tratta in ogni caso di ipotesi su cui si sta ancora lavorando.

Alla fibromialgia e a come conviverci è dedicato l’instant book realizzato da Aisf-Odv, Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica, che rappresenta e assiste i pazienti colpiti. Il libro è scaricabile al link https://bit.ly/3kL7LIY

La diagnosi: esami del sangue e strumentali solo per escludere altre patologie
La diagnosi di fibromialgia viene posta su base clinica e dopo esclusione, attraverso accertamenti di laboratorio e strumentali, di altre patologie organiche quali malattie infiammatorie articolari, connettiviti, patologie endocrinologiche, eventi infettivi virali o sindromi da affaticamento cronico post-virali che presentano manifestazioni spesso sfumate e aspecifiche. Durante la visita il primo passo è il colloquio, finalizzato a indagare i sintomi sopra descritti. Successivamente si passa all’esame obiettivo, con il quale si ricercano segni caratteristici, come l’assenza d’infiammazione articolare, contrattura muscolare diffusa e la dolorabilità alla digitopressione dei cosiddetti “tender point”, punti di giunzione miotendinea (ovvero tra muscoli e tendini corrispondenti) che risultano particolarmente dolorosi nelle persone fibromialgiche. L’ultima revisione dei criteri diagnostici del 2016 include la presenza di dolore generalizzato in almeno quattro settori, presente da almeno tre mesi, associato a dei punteggi significativi su due scale di valutazione del dolore e della severità dei sintomi. Viene inoltre chiarito che si può diagnosticare una fibromialgia anche in presenza di altre patologie clinicamente significative, per quella che veniva definita fibromialgia “secondaria”, e che può insorgere soprattutto in soggetti affetti da patologie croniche invalidanti.

"La cantante americana Lady Gaga a causa della fibromialgia è stata costretta a cancellare alcune date del suo tour europeo nel 2019”

Il primo passo della cura? Uno stile di vita attivo e sano
La terapia si fonda sulla combinazione tra terapia farmacologica e trattamento non farmacologico. Quest’ultimo risulta di fondamentale importanza per ottenere un soddisfacente controllo dei sintomi, anche se spesso viene trascurato dal malato. L’aspetto non farmacologico si fonda innanzitutto sull’attività fisica regolare a basso impatto (yoga, pilates, tai chi, ginnastica dolce, ginnastica in acqua, nuoto etc.), sulla fisiochinesiterapia in varie declinazioni (rieducazione motoria, ginnastica posturale, terapie fisiche), sulla massoterapia decontratturante, la psicoterapia, ma anche su terapie ancora ritenute alternative ma soggettivamente talvolta efficaci, come ad esempio l’agopuntura e la balneoterapia. Le terapie farmacologiche aiutano a modulare le vie del dolore, combattono l’insonnia che frequentemente accompagna la fibromialgia e la contrattura muscolare, riducono i fastidiosi formicolii o le sensazioni di scosse elettriche lungo il corpo. Pur in assenza di protocolli terapeutici standardizzati, vengono comunemente utilizzati: farmaci antidepressivi quali la duloxetina o l’amitriptilina, miorilassanti come l’eperisone, la tizanidina o la ciclobenzaprina, analgesici come il tramadolo o il tapentadolo, farmaci comunemente utilizzati per il dolore neuropatico come il pregabalin o il gabapentin. La scelta della terapia andrebbe effettuata in base alle caratteristiche del singolo paziente, in cui può prevalere un ambito su un altro (come dolore, contrattura o allodinia). Può capitare che le terapie non risultino efficaci al primo colpo o che vengano poco tollerate, richiedendo modifiche o aggiustamenti nella dose. Questo non deve scoraggiare, perché le opzioni a disposizione sono varie. Il messaggio chiave nella fibromialgia dovrebbe essere cercare di non arrendersi al dolore, ma impegnarsi quotidianamente per mantenere uno stile di vita attivo e salutare, in un quadro in cui i farmaci possono dare una mano. 

A cura della dott.ssa Tania Ubiali
Specialista in Reumatologia Presso IRO Medical Center Azzano San Paolo

 

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