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L’ectropion, dal greco “volgere in fuori”, è un disturbo in cui la palpebra inferiore è ruotata verso l’esterno e, quindi, si allontana dal bulbo oculare. Questa rotazione verso l’esterno può coinvolgere una porzione o interessare l’intera palpebra inferiore; può essere presente in un occhio solo o in entrambi. In ogni caso non rappresenta solo un problema di natura estetica, ma ancora prima funzionale. Inizialmente asintomatico, nelle fasi più avanzate può provocare lacrimazione fino a rossore, sensazione di corpo estraneo e secrezione. Questi segni di infiammazione possono diventare cronici e rappresentare una limitazione significativa alla qualità di vita del paziente.

I rischi: dall’infiammazione ino alla sofferenza corneale e al calo visivo
Quando la rotazione è significativa, ci può essere un interessamento anche dei puntini lacrimali inferiori che possono restringersi fino a occludersi definitivamente. I puntini lacrimali inferiori appartengono al sistema delle vie lacrimali che permettono il corretto passaggio della lacrima dall’occhio verso il naso, pertanto, quando questi non sono più ben posizionati non riescono a convogliare correttamente la lacrima al proprio interno. Questa alterazione dei puntini lacrimali comporta epifora ossia l’accumulo di lacrima che, non trovando più il suo naturale sbocco nel puntino lacrimale inferiore, tende a refluire dall’occhio causando una sensazione di continua lacrimazione abbondante e fastidiosa che può peggiorare in una situazione di infiammazione oculare o di irritazione dell’occhio. Inoltre, la congiuntiva (la membrana che ricopre il bulbo oculare e la parte interna delle palpebre), e la cornea (la porzione trasparente davanti alla pupilla), perdono la loro normale lubrificazione e protezione meccanica rappresentata dalle palpebre. L’assenza di questi elementi protettivi - come in un circolo vizioso - promuove ulteriormente l’infiammazione e l’ispessimento della parte interna della palpebra che peggiora a sua volta l’ectropion. Inoltre crea le condizioni per un possibile sviluppo di una sofferenza della cornea chiamata cheratopatia, malattia che, nei casi estremi, può causare ulcerazione e perforazione corneale e che può portare a un calo visivo significativo.

Una barriera contro infezioni e traumi
Le palpebre sono formate da un sistema muscolo-fibroso ricoperto da pelle e hanno un ruolo fondamentale nel proteggere la parte anteriore del bulbo oculare e nel mantenere il normale equilibrio del film lacrimale, ovvero la struttura liquida e trasparente che ricopre occhio, cornea e congiuntiva. La palpebra superiore è più sviluppata e più mobile di quella inferiore. Ciascuna palpebra presenta due porzioni: quella anteriore cutanea e quella posteriore congiuntivale. Lungo il margine libero delle palpebre troviamo ciglia, ghiandole sebacee e sudoripare. Le palpebre, così come molte altri componenti dell’occhio, possono ammalarsi e presentare diverse alterazioni che necessitano sia di un inquadramentro diagnostico con la visita oculistica sia di una terapia medica, molto spesso chirurgica.

La forma più comune? Quella legata all‘età
L’ectropion può essere congenito, senile, paralitico, meccanico o cicatriziale (dovuto a una cicatrice). La forma di ectropion senile, legata quindi all’età, è sicuramente quella più frequente. Non esiste un’efficace prevenzione se non eseguire correntemente visite oculistiche per diagnosticare il più precocemente possibile l‘eventuale alterazione e intervenire tempestivamente.

L‘irritazione oculare, molto frequente nel paziente affetto da ectropion palpebrale, può peggiorare anche semplicemente per contatto con agenti esterni climatici e ambientali

Per la diagnosi basta una visita accurata
Per diagnosticare l’ectropion è sufficiente eseguire una visita oculistica con particolare attenzione alla valutazione della porzione anteriore dell’occhio per confermare la presenza e la natura dell’ectropion, valutando la possibile presenza di fenomeni infiammatori o infettivi correlati.

Collirio per alleviare i sintomi, chirurgia per risolvere il problema
L’utilizzo di colliri lubrificanti, cortisonici o antinfiammatori ha lo scopo di alleviare i sintomi legati all’esposizione della congiuntiva e della cornea e, nei casi più avanzati, contenere i fenomeni irritativi legati all’infiammazione, ma non serve a risolvere le reali cause del problema. L’unico trattamento effettivamente risolutivo per correggere l’ectropion è chirurgico. L’intervento viene eseguito in anestesia locale e deve essere valutato dallo specialista in base al tipo e al grado di severità della malattia e all’anamnesi generale del paziente (in primis se è in terapia con anticoagulanti o antiaggreganti) in modo da limitare i rischi.

A cura del Dottor Fabio Mazzolani
Specialista in Oculistica 
Direttore Sanitario Centro Oculistico Bergamasco