Questo sito utilizza cookie per il funzionamento e la raccolta di dati anonimi sulle visite. Scegli "Chiudi" per accettare e proseguire


A S. Omobono Terme Eliana Rota ha realizzato il progetto “Equus una vita che cambia®”, nato dalla passione per la crescita personale e l’amore per i cavalli. L'abbiamo intervistata per capire meglio di che cosa si tratta.


Buongiorno Eliana, cominciamo a spiegare quello che non fate: da anni la ippoterapia è nota nell’ambito della disabilità, ma non è ciò che proponete. In che cosa si differenzia il metodo Equus una vita che cambia® dalla ippoterapia?
Conosciamo ormai da tanti anni i benefici indiscutibili dell’ippoterapia, come altrettanto conosciute ed evidenti anche in campo scientifico sono le peculiarità e le risorse che possono essere impiegate in campo terapeutico, di questo meraviglioso animale che è il cavallo. La nostra associazione propone un approccio di tipo diverso dall’ippoterapia e la prima differenza sostanziale è che nei nostri percorsi terapeutici non è necessario aver avuto esperienze equestri, non si monta e non si insegna ad andare a cavallo. Tutto quello che viene proposto sono piccoli esercizi da terra.


Da dove è nata l’ispirazione per sviluppare questo metodo? Perchè proprio il cavallo piuttosto che un cane…
Questo tipo di approccio è conosciuto e utilizzato da oltre vent’anni in America con risultati davvero eccezionali. Qui in Italia ho personalmente accolto questa grande intuizione dal 2006 dando vita al metodo “Equus una vita che cambia®”. Il mio percorso spirituale inizia molto tempo prima, nel 1988 lavorando con dei monaci buddisti e incontrando i maestri Sufi. La motivazione che mi ha spinta in questa ricerca è stata forte, volevo incontrare me stessa e il mio maestro interiore.
Contemporaneamente continuavo a coltivare l’amore per i cavalli, la mia grande passione da quando ero fanciulla. Così, incontro Tristano, cavallo Merens un po’ pauroso con cui comincio a fare trekking ad alta quota. Da subito il rapporto che si instaura con Tristano è speciale. All’inizio, ogni volta che mi avvicinavo a lui si allontanava. Sentivo una grande frustrazione ed è stato proprio questo sentirmi abbandonata a farmi mettere in gioco. Ho cominciato ad ascoltarmi e sentito che Tristano mi stava portando in contatto con un antico dolore, quello di non sentirmi vista (da me stessa prima che dai genitori e altre figure di riferimento). Ho capito che Tristano mi leggeva dentro e mi riproponeva esattamente quello che vedeva di me. Così pazientemente, con la sua amorevole guida, sono entrata in contatto con me stessa, con la mia reale essenza.
Il metodo a cui ho dato vita nasce quindi dagli insegnamenti ricevuti dai maestri conosciuti e dal mio amore per i cavalli, capaci di leggerti dentro attraverso il linguaggio del corpo per poi portarti in contatto con la tua verità più profonda.
C’è un caratteristica fondamentale che fa parte della natura stessa del cavallo. Questo splendido animale legge il linguaggio del corpo, sa capire se nascondiamo, perfino a noi stessi. Ci porta in contatto con la nostra verità più profonda per far sorgere in noi domade come: “mi sento vulnerabile? Com’è che lascio che l’altro invada il mio spazio personale? Perchè non mi sento leader nella mia vita? Perchè non riesco a comunicare esattamente quello che vorrei ?” Spesso a parole dico una cosa e col corpo comunico altro… Il cavallo capisce perfettamente “ al volo “ chi siamo veramente e dove stiamo andando. Non solo ci porta in contatto con questa realtà, ma ci sostiene anche ad attraversare la nostra ferita e ci dona il supporto necessario intanto per riconoscere le nostre risorse e poi per attingervi.
La scelta del cavallo invece che, per esempio del cane, sta nel fatto che il primo è una preda, il secondo è un predatore. Le caratteristiche e le peculiarità sono molto diverse. Il cavallo essendo una preda vive nel momento presente, qualsiasi “distrazione” può causargli la perdita della vita. Per cui non solo deve “esserci” ma anche essere sicuro che il suo branco è altrettanto presente, nel qui e ora. Vivendo appunto nel branco ci può far riflettere davvero su temi fondamentali: le relazioni equilibrate, la leadership, la fiducia nel gruppo. Inoltre, è riconosciuta l’importanza atavica dei nostri amici cavalli, esistono sul pianeta terra da 55 milioni di anni, hanno vissuto la preistoria, sono sopravvissuti a molteplici minacce per arrivare, evoluti, come li conosciamo oggi.


Come si svolge l’attività? Che cosa fa l’animale e che cosa fa il coach?
Il percorso, che può essere di gruppo o individuale, si svolge dapprima con una preparazione che utilizza la meditazione e il mindfulness. L’obiettivo è quello di favorire il contatto con sè stessi o comunque aprirne la strada, prima di arrivare in campo, nello spazio dove sono i cavalli. Una volta dentro allo spazio, dove il cavallo si muove liberamente, vediamo subito che si relaziona a noi basandosi su quello che percepisce e sente dai nostri movimenti. Se, per esempio, abbiamo il respiro corto, che può indicare ansia, impazienza, agitazione, etc, vediamo il cavallo che si allontana, non vuole stare con noi. Ha bisogno di una guida come riferimento e se percepisce che la persona non sta respirando bene, è in apnea, questo per lui significa che il pericolo è imminente, non può fidarsi o seguirla e si allontana. La mia guida consiste nell’agevolare l’accoglimento e l’accettazione della situazione in cui la persona che mi si rivolge realmente si trova. Questo può essere un passaggio molto doloroso, vedo molte persone cominciare a piangere disperatamente quando entrano in contatto con la loro realtà, si sentono nude e comprendono che al cavallo non sfugge nulla e non gli si può mentire. Nel momento in cui si risveglia la consapevolezza della propria essenza, la persona comprende cosa vuol dire stare nel momento presente : il passato non c’è più e il futuro non c’è ancora...la vita accade ORA. Il cavallo ci fa da specchio e ci insegna tre grandi qualità, tre ingredienti fondamentali affinchè la nostra esistenza sia piena e felice: la chiarezza, la determinazione e l’amorevolezza. Se manca uno di questi tre ingredienti, il rapporto, non solo col cavallo ma anche con noi stessi e con qualsiasi persona in qualsiasi situazione, non può funzionare davvero.

In quali ambiti può essere d’aiuto?
Con il tempo e l’esperienza ho capito come il cavallo potesse essere di enorme aiuto non solo nel percorso di crescita personale, ma anche in svariati altri ambiti, per accettare e superare la timidezza, la vergogna, nel trattamento dell’iperattività nei bambini, per arrivare anche a problematiche e disturbi più complessi, la depressione, i traumi, le violenze, gli abusi, il bullismo. Questo progetto è coadiuvato da me che sono equi e life coach e facilitatrice e da un’altra figura professionale che è quella dello psicologo.

 

Redazione Bergamo Salute
CONTENUTO ESCLUSIVO PER LA PUBBLICAZIONE WEB