Influenza 2019-2020. Meno “contagiosa” ma più insidiosa

influenza


Un’influenza 2019-2020 “sottotono” nel numero di malati attesi, ma più insidiosa per la circolazione di virus a maggior rischio di complicanze. Così si prospetta questa stagione influenzale, che vedrà il suo picco presumibilmente durante le vacanze di Natale. Ci aspettiamo di avere circa sei milioni di influenzati, con un’incidenza lievemente inferiore rispetto agli scorsi anni. A questi sei milioni, che saranno colpiti da vera influenza, vanno poi aggiunti altri otto milioni che contrarranno virus simil-influenzali.

I virus? “Vecchie conoscenze” e nuove varianti
Quest’anno si sono diffuse due nuove varianti dei virus H3N2 e H1N1, che oltre ad avere una maggior capacità diffusiva, sono responsabili di forme influenzali che, soprattutto l’H1N1 nei bambini piccoli e l’H3N2 nei soggetti anziani e fragili, possono provocare maggiori severità e un più alto rischio di complicanze. Oltre a questi virus, saranno presenti anche il B/Colorado e l’A/Kansas che sono varianti già conosciute dalle precedenti stagioni e altri 262 tipi di virus simil-influenzali che si differenzieranno dal fatto che, avendo un’intensità minore, procureranno sintomi più blandi.

L’incubazione dell’influenza dura circa una settimana e si è contagiosi da un giorno prima della comparsa dei sintomi a quattro giorni dopo. In genere, salvo complicazioni, si risolve nel giro di una settimana”

Come riconoscerla
Perché si possa parlare di influenza devono essere presenti contemporaneamente tre caratteristiche. E cioè febbre improvvisa oltre i 38 gradi per più di tre giorni, sintomi respiratori tra raffreddore, mal di gola, tosse, dolori muscolari e articolari. Se non si verifica la compresenza dei tre sintomi citati si tratta di un’infezione respiratoria causata da uno dei più virus parainfluenzali.

Lavarsi le mani: la prima regola per evitare il contagio
La principale via di contagio è quella aerea attraverso le goccioline respiratorie emesse con la tosse, lo starnuto o anche semplicemente parlando. Si può però trasmettere anche per via indiretta, toccando superfici contaminate (come tasti di ascensori o manici di carrelli della spesa), poiché il virus rimane in vita per qualche minuto. Per contagiarsi basta il contatto con le goccioline di saliva emesse da una persona infetta mentre parla, tossisce e respira o anche toccare oggetti contaminati dalla saliva per favorire la diffusione e l’inoculazione del virus dell’influenza. Per abbassare questo rischio però qualche norma protettiva e preventiva può essere adottata: lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone risciacquandole per almeno 30 secondi, mettere le mani davanti alla bocca e al naso quando si tossisce o si starnutisce, buttare via fazzoletti usati, e restare a casa in caso di malattia ben oltre i tre giorni, passati i quali in genere si ritiene, a torto, di non essere più fonte di contagio.

Riposo, tanti liquidi e automedicazione consapevole per rimettersi in sesto
In caso di influenza innanzitutto bisogna evitare di andare al pronto soccorso per non intasarlo e non contagiare altre persone. Meglio starsene a casa a riposo per tre-quattro giorni. È importante poi bere molto per reintegrare i liquidi e i sali minerali persi attraverso la sudorazione; fare pasti leggeri ma nutrienti, preferendo frutta e verdura. Infine, un ultimo consiglio è introdurre i probiotici nella nostra dieta (esistono sotto forma di integratori, ma sono presenti anche in alcuni alimenti come kefir, yogurt, verdure fermentate). Per quanto riguarda invece la terapia, sono sufficienti farmaci sintomatici di automedicazione per la febbre e il dolore, quindi antipiretici, antinfiammatori e analgesici. È importante però fare automedicazione corretta e responsabile utilizzando questi farmaci per attenuare i sintomi e non azzerarli, scegliendo la terapia giusta per lo specifico sintomo: antistaminici in caso di gocciolamento nasale, starnuti, congiuntivite; vasocostrittori che sono contenuti negli spray nasali, contro il naso chiuso; collutori o pastiglie anti congestionanti o antisettici contro il mal di gola; sedativi, fluidificanti e mucolitici contro la tosse; antinfiammatori quali antidolorifici e antipiretici per lenire dolori e febbre. Qualora i sintomi non dovessero migliorare entro tre-quattro giorni, va consultato il medico di riferimento. Gli antibiotici invece non sono indicati come primo approccio, ma vanno utilizzati solo dopo aver effettuato una visita medica, se i sintomi dell’influenza non passano con i farmaci di automedicazione oppure se, dopo un’apparente guarigione, si manifesta un ritorno di febbre e tosse produttiva.

Nei giovani, anche se molto raramente, si può sviluppare una polmonite virale. Nelle persone anziane invece il rischio maggiore è un sovraccarico del cuore. Quando si ha la febbre infatti il cuore batte più forte ed è sottoposto a un superlavoro.

Il vaccino? La vera arma di prevenzione 
Il vaccino resta la prevenzione più efficace, consigliata a tutta la popolazione e raccomandata nelle categorie a rischio quali anziani, malati con patologie respiratorie croniche e cardiache di qualsiasi età, bambini e donne in dolce attesa. Va detto, però, i vaccini a disposizione non ci mettono a riparo da tutti i virus, bensì solamente da quelli influenzali. In quest’ultimo caso esiste la probabilità comunque di ammalarsi nel corso dell’inverno, ma la sintomatologia sarà più attenuata e la guarigione più rapida. Gli effetti collaterali del vaccino stagionale sono minimi: nell’1% dei casi febbre, nel 10% dei casi si manifesta con sintomi locali come arrossamento e gonfiore.

I rimedi della nonna che funzionano
A supporto della terapia farmacologica, possono essere utili i cosiddetti rimedi della nonna, in particolare brodo caldo, thè e tisane, che aiutano anche a reidratare l’organismo dai liquidi persi con la febbre, spremute di arance che danno vitamina C, ma senza eccedere per non incorrere nell’eventuale effetto collaterale di disturbi gastrointestinali, latte bollente con miele, sebbene il latte potrebbe favorire la congestione nasale aumentando la produzione di muco.

A cura del Prof. FABRIZIO PREGLIASCO
Virologo
Ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell’Irccs Galeazzi (MI)

 

 

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