Sempre in ritardo? Ecco cosa fare

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“Non è colpa mia”. “Non avevo visto l’ora”. “C’era traffico”. Chissà quante volte vi sarete sentiti dire frasi come queste dall’amico o amica, parente, collega perennemente in ritardo. E voi, tutte le volte, lì pronti ad arrabbiarvi. In realtà potrebbero anche non essere tutte scuse. Alcune persone infatti sarebbero in qualche modo “predisposte” al ritardo cronico. Perché? Quali possono essere le cause? E cosa fare invece per limitare il problema, soprattutto quando si ripercuote sui rapporti con gli altri? Ce lo spiega la dottoressa Enrica Des Dorides, psicologa e psicoterapeuta.

È solo questione di disorganizzazione o ci sono cause psicologiche inconsce del ritardo cronico?
Le cause potrebbero risalire all’infanzia ed essere del tutto inconsapevoli da parte della persona. All’origine del bisogno incoscio di far tardi potrebbe esserci un rapporto conflittuale con le figure autoritarie o iperprotettive verso le quali si provava un senso di ribellione. La reazione di chi sente soffocato dai vincoli imposti potrebbe portare a non rispettare le regole e quindi anche un orario prestabilito, ma potrebbe anche essere un modo per affermare il proprio potere decisionale. Il senso di oppressione sperimentato verso figure richiedenti, come ad esempio una madre controllante o un padre padrone, potrebbe essere trasposto nella persona di un capo o del partner. Ciò spinge la persona a disobbedire perché non accetta di essere sottomesso. Quando questo atteggiamento si cronicizza la persona è in ritardo anche quando prende un treno o un aereo. Un’altra causa ipotetica del ritardo cronico potrebbe essere l’intenzione di mettere l’altro o gli altri alla prova. Verificando se la persona con la quale ha un appuntamento è disposta ad aspettare ottiene la conferma del suo interesse. Questi tipi di atteggiamenti cominciano a manifestarsi nell’infanzia e diventano ancora più visibili durante l’adolescenza. Un’altra spiegazione, in particolare per chi è insicuro, potrebbe essere quella di non trovarsi in imbarazzo se si arriva per primi a un appuntamento. Infine, quando ci sente imprigionati in una serie di impegni che sono vissuti come un sovraccarico e una limitazione alla propria libertà, dimenticarsi gli appuntamenti o arrivare tardi può essere un modo inconscio per riappropriarsi del proprio tempo.

Ma quando diventa un problema?
Quando il ritardo diventa uno stile di vita che può compromettere la riuscita professionale e le relazioni sociali.

È possibile diventare almeno un po’ più puntuali?
Alcune persone non si pongono il problema di ritardare o far aspettare amici, coniugi o colleghi. Questo può essere la spia di un carattere egocentrico che porta a preoccuparsi poco delle esigenze altrui. Qualsiasi tipo di suggerimento sarebbe inutile se non richiesto. Se invece la persona ritiene che il ritardo sia qualcosa di invalidante nella propria vita si possono dare alcuni suggerimenti pratici che possono aiutare a organizzarsi meglio e quindi rispettare maggiormente gli orari. Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo. Non è saggio perderlo aspettando chi non è puntuale. È una questione di rispetto. È importante quindi partire da questo presupposto. Un primo consiglio potrebbe essere allenarsi a misurare il tempo necessario per fare le cose, mettendo già in conto qualche minuto in più, ad esempio nel caso di un tragitto in macchina, per eventuali imprevisti; utile poi è annotare in agenda gli appuntamenti come se fossero schedulati almeno mezz’ora prima del tempo previsto. Altro suggerimento è imparare a organizzare meglio gli impegni, identificando le priorità della giornata e dedicandosi prima alle cose più importanti e poi a quelle che contano meno.

Come ci si deve comportare nei confronti dei ritardatati?
Non ha senso arrabbiarsi se si conoscono i difetti dell’altro. Essere preparati al fatto che ci sarà da attendere non vuol dire regalare il tempo agli altri. Si potrebbe accordarsi per un orario nettamente in anticipo rispetto alla scadenza da rispettare. Se si è in gruppo si può anche già stabilire il ritardo massimo che si è disposti a tollerare e oltre il quale si è autorizzati ad andare. Essere assertivi vuol dire rispettare gli altri facendosi rispettare.

Cosa dice la scienza
Esiste un’ipotesi scientifica legata al disturbo da ritardo cronico. Alcuni specialisti ritengono che ci sia un collegamento tra questo disturbo e la sindrome da deficit di attenzione che impedirebbe la corretta percezione del tempo in relazione ai gesti e le azioni da compiere. Questo porterebbe il ritardatario a non riuscire a organizzare gli impegni in modo ottimale.

a cura di Elena Buonanno
con la collaborazione DOTT. SSA ENRICA DES DORIDES
Psicologa e Psicoterapeuta a Bergamo, Seriate, Gorlago

 

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