Le nostre gemelle d’oro

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Vi raccontiamo Sofia Goggia e Michela Moioli, le due sciatrici che hanno portato sul primo gradino del podio il nome di Bergamo alle Olimpiadi in Corea e poi in Coppa del Mondo, battendo le rivali e gli infortuni. Sono grandi amiche, entrambe bergamasche purosangue, una di Astino, l’altra di Alzano Lombardo. Hanno lo stesso preparatore atletico e spesso si allenano insieme in palestra. Hanno vinto due delle tre medaglie d’oro “italiane” alle ultime Olimpiadi invernali in Corea. Sono “gemelle”, anche per l’amore che hanno per gli animali. Sofia stravede per Belle, una femmina di pastore australiano, Michela per Rocco un vispo barboncino di dieci mesi che le ha mangiato il passaporto due giorni prima di prendere l’aereo per la Corea del Sud. E sono “gemelle” anche nelle vittorie. Dopo l’oro olimpico hanno vinto entrambe la Coppa del Mondo di specialità. Scambiandosi subito sms e telefonate per complimentarsi l’una con l’altra. Ma sono soprattutto due ragazze acqua e sapone che hanno lottato contro gli infortuni e sono riuscite a salire sul podio più alto delle Olimpiadi.

Sofia Goggia, prima italiana a vincere nella discesa libera olimpica, che nello sci ha lo stesso sapore dei cento metri dell’atletica, Michela Moioli anche lei prima tricolore al mondo nello snowboard cross. Due ori fortemente voluti. Sofia lo sognava da quando aveva nove anni: in una scheda compilata prima della stagione sciistica del 2002 aveva scritto che il sogno della sua carriera agonistica era quello di vincere la discesa libera alle Olimpiadi. E alla prima partecipazione è riuscita nell’impresa. Quattro anni fa infatti non aveva potuto partecipare bloccata dai guai alle ginocchia, gli ennesimi problemi. Ma caparbia com’è aveva giurato a se stessa di riprovarci. E nel 2017 dopo i brillanti risultati nelle gare di Coppa del mondo proprio qui a Pyengchang, ci aveva detto (vedi Bergamo Salute numero 36): «sulla mia pelle ho imparato che quegli incidenti sono stati necessari per arrivare fin qui. Ho dovuto guardare in faccia la paura, passare ore e ore in palestra per ritrovare la forza muscolare e fisica. Prima facevo un po’ la gradassa. Ero arrivata quarta al mondiale a soli vent’anni e mi davo aria da gran ganza. Invece l’infortunio in Canada mi faceva svegliare la notte con gli incubi, ho pensato tante volte di non farcela, di dover abbandonare gli sci, la mia grande passione da quando avevo quattro anni e cominciavo a sciare sulle nevi di Foppolo. Ma non potevo e non volevo arrendermi. Ho lavorato duro, anche con lo psicologo della Nazionale e ho capito che dovevo tenere i piedi per terra, e andare avanti a piccoli passi, ma soprattutto lavorare, allenarmi con costanza e sacrifici e ho fatto mio il motto della Guardia di Finanza cui appartengo dal 2011: “Nec recisa recedit” che tradotto letteralmente “neanche spezzata retrocede”. In pratica “mi spezzo ma non mollo”». Dopo aver vinto in Corea in Coppa del Mondo l’anno scorso si era portata in valigia il tappo di champagne con cui aveva festeggiato e lo ha tirato fuori dopo l’oro olimpico. E così ha fatto di nuovo in Corea del Sud. Scendendo sulla lunga pista e sfiorando i 150 chilometri all’ora, ha messo tutte le avversarie in riga e ha conquistato la sua prima medaglia d’oro olimpica. Ma la gioia e le feste sono durate solo un paio di giorni. Sofia ha dovuto persino rinviare, a causa degli allenamenti e delle gare, l’incontro con il Presidente della Repubblica che l’aveva invitata al Quirinale alla fine delle gare per la Coppa mondiale di specialità. «Grazie Presidente per un po’ sarò impegnata con la Coppa del mondo. Dopo sarò a sua disposizione». E si è scusata anche con i fan. Su Facebook ha postato: «Siete stati in tantissimi a scrivermi dopo la Discesa in Korea, ho il Samsung intasato, non sono riuscita a leggere tutti i messaggi ma a fine stagione proverò a rispondere a tutti... intanto vi ringrazio immensamente! Ora, come ben sapete, penso solo agli obiettivi che voglio raggiungere». Sofia è fatta così. Gentile e disponibile.

Conquistare per la seconda volta la Coppa del Mondo dopo le Olimpiadi è stato l’obiettivo che si è posta la ventenne Michela Moioli. Anche lei ha avuto la sua rivincita contro la sfortuna che quattro anni fa alle Olimpiadi di Sochi mandò in pezzi il suo ginocchio mentre stava disputando la finale. Ma anche lei, come Sofia, ha stretto i denti e ha ricominciato con gli allenamenti in palestra facendosi seguire da Matteo Artina, il preparatore atletico che le aveva consigliato proprio Sofia Goggia. Anche se è molto giovane (ha solo 22 anni) ha dimostrato di aver raggiunto la giusta maturità fisica e psicologica. «Ho iniziato a praticare snowboard all’età di otto anni» racconta. «Le prime gare le ho disputate a dodici anni con il club “Scalve boarder team”. Poi mi sono avvicinata allo snowboard cross e ho partecipato alle prime competizioni di Coppa Europa fino alla chiamata della Nazionale». E da lì, tanti allenamenti e sacrifici. «Bisogna sicuramente allenarsi al massimo perché il rischio di infortuni più o meno gravi c’è. È uno sport molto adrenalinico soprattutto per i più giovani, è divertente. Lo snowboard appassiona parecchio ma è anche tanto tecnico, quindi la passione e la dedizione sono due aspetti fondamentali». Per il resto, Michela è una ragazza normale, che ama leggere, guardare film e uscire con gli amici. Una ragazza come altre, ma con una medaglia d’oro al collo per aver vinto la finale di snowboard cross detto anche Snowboarder X, SBX, Boardercross, Boarder-X o BX, una competizione ad alta velocità in cui un gruppo di atleti (solitamente quattro o sei) parte contemporaneamente su una pista piuttosto stretta in pendenza con salti, campanature, scalini e altri ostacoli disegnati per mettere alla prova l’abilità degli atleti. Questa disciplina è entrata a far parte dei Winter X Games dal 1997 e dei Giochi Olimpici Invernali dal 2006. Dopo il successo olimpico l’azzurra ha scavato una buca in fondo alla pista del Phoenix snow park e ha sepolto lì il suo amuleto, un anello portafortuna con brillantini rossi, bianchi e verdi come la nostra bandiera. A rivelare l’aneddoto è stata l’amica e compagna di allenamenti Sofia Goggia. «Prima delle Olipiadi stavo attraversando un periodo difficile, avevo male al ginocchio. Sono tornata a casa e ho chiamato Michela. Siamo uscite insieme per andare a mangiare un sushi a Bergamo e per una chiacchierata pre-coreana. E Michi, come la chiamo io, mi ha raccontato di aver trovato quell’anello vicino casa. Ha detto certe cose che mi hanno colpito. Ho avvertito quasi una presenza misteriosa. Se lo sentiva che avrebbe vinto e quell’anello era un segno del destino».

a cura DI LUCIO BUONANNO 
ph. pentaphoto

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