Shaken baby syndrome. Più diffusa di quanto si pensi, il primo passo per evitarla è l’informazione

Shaken Baby Syndrome,

La Shaken Baby Syndrome (sindrome del bambino scosso), anche nota come Abusive Head Trauma, è una delle forme di maltrattamento più grave e comune fino ai due anni di età. Consiste nello scuotimento energico e ripetuto del bambino, come reazione a un pianto protratto oppure come “gioco” di scuotimento reiterato, non proporzionato all’età e alla fisicità del bambino e può causare un danno cerebrale talvolta irreversibile. Un atto di cui spesso chi ne è causa, il genitore o chi si prende cura del bambino, non è nemmeno consapevole. «Si tratta di un problema purtroppo meno raro di quanto si pensi, complice proprio la scarsa conoscenza da parte dei genitori di ciò che uno scuotimento del neonato può provocare» conferma la dottoressa Valentina Tono, pediatra. Per questo è importante parlarne, fare rete attorno alle famiglie e offrire supporto ai genitori. L’incidenza stimata è di circa 30 casi su 100.000 nati secondo i dati degli USA, ma non abbiamo dati italiani reali e si ritiene che questi numeri siano largamente sottostimati. Siamo di fronte alla punta di un iceberg perchè i sintomi sono spesso sfumati e la diagnosi è complessa e non tutti i casi arrivano all’attenzione del medico.

Dottoressa Tono, in che fase della vita del bambino succede in genere e perché?
L’incidenza è maggiore nel primo anno di vita e in particolare nei primi mesi, quando il bambino può presentare un pianto prolungato, anche immotivato o poco comprensibile per il genitore, e apparire inconsolabile. Questo va unito alla stanchezza dei genitori, alle pressioni esterne e alla mancanza di riferimenti o aiuti, ai cali psicofisici legati alle variazioni ormonali nelle madri, alla riduzione del sonno e alla divergenza della realtà con le aspettative. Le manovre di scuotimento sono spesso messe in atto a scopo consolatorio. Però ricordiamo che piangere è l’unico strumento che il neonato ha per comunicare: può avere fame, sonno, caldo, freddo, bisogno di essere cambiato o semplicemente di coccole e di un contatto fisico. Quindi, qualunque sia il motivo, non bisogna mai scuoterlo per calmarlo.

Quali sono i danni che può causare?
Il danno principale, causato da un movimento deciso e ripetuto del capo, riguarda il cervello. I muscoli del collo dei neonati, soprattutto tra i due e i sei-otto mesi, sono ancora deboli, il capo è grosso rispetto al collo, i tessuti sono lassi e non riescono a sostenere la testa. Quindi in seguito alle scosse, il cervello del bambino, di consistenza molle, si muove liberamente all’interno del cranio, che è invece duro, provocando traumi con emorragie, mancanza di ossigeno ai tessuti e successivo gonfiore del tessuto stesso. Anche l’occhio è spesso coinvolto con emorragie retiniche e conseguente possibile danno visivo. È molto difficile dire quanto violento o protratto debba essere lo scuotimento per causare danno, ma dai racconti si evidenzia che di solito il bambino viene afferrato a livello del torace o delle braccia e scosso energicamente circa tre-quattro volte al secondo per 4-20 secondi.

Quali sono i sintomi che possono aiutare a riconoscere il problema?
I sintomi spesso sono poco chiari e sfumati. Si possono presentare agitazione o irritabilità, sonnolenza, problemi del respiro, scarso appetito, vomito, pelle pallida, fino a convulsioni o paralisi nei casi più gravi. Spesso non ci sono segni fisici esterni. In alcuni casi, con esami più approfonditi, è possibile notare emorragie retiniche o cerebrali, danno midollare da trazione, fratture costali, del cranio, degli arti o di altri segmenti ossei, anche risalenti a momenti diversi.

Cosa si può fare per prevenirla?
Pur trattandosi di un maltrattamento, per lo più non c’è la volontà di fare del male. L’adulto non è consapevole dei danni che questo movimento può causare e purtroppo, quando se ne rende conto, subentra un senso di colpa enorme. Il più delle volte inoltre non si tratta di genitori con problemi psichici, ma di persone di indole impulsiva, emotivamente vulnerabili e con altri motivi di stress. Per questo possiamo prevenire questi gravi eventi solo con l’informazione, in modo che tutti conoscano i rischi di questo comportamento e non minimizzino i possibili effetti di manovre improprie sui bambini, specie se piccoli. I genitori possono prevenire maneggiando il bambino con attenzione e delicatezza, sostenendo sempre il capo ed evitando movimenti oscillatori rapidi. Anche l’uso di un seggiolino per automobile adeguato all’età può limitare i danni da scuotimento in caso di incidente o manovre repentine. Ma soprattutto i genitori devono chiedere aiuto non isolandosi, cercando confronto con altre famiglie o genitori di bambini coetanei. Il supporto, oltre che dalla famiglia, può derivare anche da una doula (ndr figura assistenziale non medica e non sanitaria che si occupa del sostegno alla donna durante tutto il percorso perinatale, dalla gravidanza al post-partum), da associazioni di genitori e da strutture sul territorio. Sarebbe inoltre consigliabile ritagliarsi momenti per sé e per la coppia, per ridurre la tensione accumulata.

I rischi
Nei casi lievi il bambino può non presentare sintomi immediati ma evidenziare problemi di salute o di sviluppo cognitivo a distanza. Dai dati USA il 25% dei bambini ha esito fatale e l’80% ha esiti permanenti come epilessia, cecità, sordità, disturbi dello sviluppo e altre disabilità fisiche e psichiche.

a cura DI ELENA BUONANNO
con la collaborazione della Dott.ssa Valentina Tono
Specialista in Pediatria
Master in Medicina Integrata presso l’Università degli studi di Siena
Consulente presso CasaMedica