Se la cervicale non dà tregua

cervicale

Cause e rimedi di uno dei disturbi muscolo-scheletrici più frequenti. 
Mal di testa, vertigini, sensazione di dolore e peso sul collo e sulle spalle. Tutti questi sintomi possono essere la spia di quella che in termini medici si chiama cervicalgia, un problema molto frequente che può essere scatenato da diverse cause. Tra queste microtraumi, posizioni errate assunte durante la giornata, ad esempio davanti al computer o al cellulare, sovraccarichi eccessivi e ripetuti sui muscoli del collo. Un ruolo importante è poi giocato dallo stress. Molte persone infatti “scaricano” le tensioni a livello dei muscoli di collo e spalle che quindi si contraggono provocando dolore.

 

Un dolore che dal collo può irradiarsi alle spalle
Per prima cosa è bene precisare che qui parleremo della forma di cervicalgia più comune e diffusa, ovvero la cervicalgia aspecifica (chiamata così perché non riconosce cause specifiche, come ernia con compressioni neurologiche, fratture vertebrali, sospetto di neoformazioni della colonna infezioni, etc.). Premesso questo, per cervicalgia, che potremmo definire “sorella” della lombalgia o del mal di schiena, si intende un dolore al livello del collo. Il dolore parte dal collo e da lì può irradiarsi alle spalle (trapezi) e, nei casi più gravi, alle braccia, rendendo difficoltosi i movimenti. I movimenti del collo, quelli di flesso-estensione, cioè piegare in avanti e indietro la testa, tendono a sovraccaricare la zona cervicale bassa (anelli C5-C6), per cui il dolore in genere si manifesta alle spalle, mentre una postura prolungata a un computer, ad esempio, tende a sovraccaricare la zona cervicale alta (anelli C1-C2) provocando più facilmente mal di testa. Esiste comunque un’individualità di reazione. Ad esempio per quel che riguarda la comparsa di vertigini, nausea, ronzio alle orecchie, sappiamo che sono indipendenti dalla zona specifica coinvolta e si manifestano soprattutto in persone particolarmente emotive. Questi sintomi sono legati al fatto che nella zona cervicale esistono dei “sensori” che contribuiscono al controllo dell’equilibrio.

Posture errate, sforzi eccessivi, stress tra i fattori di rischio
Nella maggior parte dei casi all’origine del dolore c’è un’alterazione non grave, che interessa le strutture meccaniche situate nella regione delle prime vertebre della colonna, dette cervicali: si tratta dei muscoli, dei legamenti, dei dischi intervertebrali e delle articolazioni posteriori. Questa complessa impalcatura garantisce il movimento (il collo deve avere un’estrema mobilità per consentire allo sguardo di orientarsi in tutte le direzioni), e permette il sostegno della testa (il collo, struttura esile, sostiene la testa che è molto pesante) e proteggere il complesso sistema nervoso cervicale. Uno sforzo non adeguato a livello del collo o una postura non corretta possono creare una lesione di queste strutture; uno stress meccanico, non corretto o eccessivo, rispetto a quello che queste strutture possono sopportare, può provocare dolore. In questa situazione spesso poi si inserisce lo stress che, peggiorando le contratture della muscolatura, può favorire l’insorgenza di microlesioni. Con il perdurare del fattore “posturale” scorretto queste microlesioni possono portare a un peggioramento di una patologia molto comune che evolve con l’età, cioè l’artrosi, disturbo legato al logoramento della cartilagine delle articolazioni e dei dischi intervertebrali che viene accelerato quando si effettuano movimenti non corretti e prolungati nel tempo.

Attenzione alle cure “fai da te”!
Per quanto riguarda la terapia, innanzitutto si deve evitare l’autoprescrizione: deve sempre essere prescritta sotto controllo medico. Si può ricorrere a una terapia farmacologica (antinfiammatoria-antidolorifica), a cui, a seconda del grado di dolore e difficoltà di movimento, si possono associare anche manipolazioni, massaggi, terapie fisiche (in particolare ultrasuoni e Tens), agopuntura o mesoterapia antalgica fino a blocchi anestetici, che hanno un ruolo coadiuvante per ridurre dolore e disabilità. In caso di dolore persistente, poi, l’approccio più efficace è promuovere esercizi mirati (in particolare di rafforzamento e stabilizzanti), sotto la supervisione di un fisioterapista qualificato, che aiutino a ridurre il dolore, lavorino sul recupero precoce della funzionalità e prevengano le ricadute.

Risonanza e Tac? Solo in casi selezionati
Considerati i sintomi “variabili” come si fa a diagnosticare la presenza di una cervicalgia con certezza? La diagnosi va fatta dal medico, in primo luogo il medico di famiglia aiutato dallo specialista (fisiatra, ortopedico, posturologo). È necessario conoscere la storia clinica completa del paziente, specialmente tempo di insorgenza, caratteristiche e sede del dolore, senza trascurare fattori psicologici, familiari o sociali e classificare il dolore come acuto, subacuto o cronico. Fondamentale è poi eseguire un esame obiettivo esaustivo che includa una valutazione posturale, la palpazione delle vertebre e dei tessuti molli, la valutazione dell’articolarità attiva e passiva e delle forza, per escludere patologie specifiche o gravi. Se viene sospettata una patologia cervicale specifica, oltre alle radiografie cervicali standard in due proiezioni, sono indicati approfondimenti diagnostici (Tac, risonanza magnetica, elettromiografia etc.).

a cura DI DARIO BUFFOLI
Specialista in Fisiatria
Responsabile dell’Unità di Riabilitazione Policlinico San Pietro
Ponte San Pietro e fisiatra presso Corpore Sano Smart Clinic

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