Se il cane ha l'epilessia

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Lo sapevate che anche i nostri amici a quattro zampe possono soffrire di epilessia? Ed è un disturbo più diffuso di quanto si pensi. Le stime dicono che a esserne colpiti siano tra l'1 e il 2,3% dei cani (è invece piuttosto rara nei gatti), con una maggiore incidenza in alcune razze specifiche come Pastore tedesco, Bovaro del bernese, Golden Retrivier, Labrador, Border Collie, Setter irlandese, San Bernardo, Springer Spaniel, Bassethound. Ma cosa fare se scopriamo che il nostro cane è epilettico? Come si può curare? Ce lo spiega il dottor Mauro Dodesini, medico veterinario.

Dottor Dodesini, come si manifesta questo disturbo?
L'"epilessia", termine con il quale si indicano un gruppo di disturbi neurologici che originano in alcune aree degli emisferi cerebrali, si manifesta con ricorrenti episodi, improvvisi e transitori, chiamati propriamente "accessi, crisi, attacchi" spesso associati a disturbi motori, sensoriali, neurovegetativi e psichici (vedi box).

Ma a cosa sono dovuti?
Gli attacchi sono il risultato di scariche elettriche anomale che si innescano nei circuiti neuronali della corteccia cerebrale. Questi circuiti improvvisamente si accendono, si eccitano scatenando onde e impulsi elettrici alterati e incontrollabili in grado di propagarsi rapidamente. Il carattere distintivo di questi impulsi è rappresentato dal fatto di presentarsi improvvisamente e con la tendenza a ripetersi.

Perché si innescano queste scariche elettriche anormali?
Non sempre esiste una causa vera e propria. L'epilessia infatti si può classificare in due forme: secondaria, conseguenza di una causa scatenante (ad esempio lesione cerebrale, neoplasia, metastasi) o di una causa sistemica (metabolica, endocrina, tossica, infettiva o di altra natura), e primaria cioè senza una causa specifica. In questo secondo caso non è possibile identificare un'alterazione morfologica o cause strutturali intracraniche o extracraniche. Indica sostanzialmente uno stato di sofferenza cerebrale classificata come funzionale. Si presuppone possa avere un'origine genetica e comunque ereditaria dal momento che può comparire in animali giovani a partire dal compimento del sesto mese fino a 5 anni di età. Solitamente insorge come singole crisi parziali che tendono poi a generalizzare accompagnandosi a manifestazioni psicosomatiche; con il trascorrere del tempo si riducono gli intervalli di inter-ictus qualora non si intervenga con la terapia.

A proposito di terapia, ma si può curare definitivamente?
Nel caso si tratti di epilessia primaria non esiste una cura definitiva, l'obbiettivo è ridurre la frequenza e la gravità degli attacchi portandoli a un livello tale da non compromettere la qualità della vita dell'animale e dei proprietari, evitando per quanto possibile gli effetti collaterali delle sostanze utilizzate. La cura medica è indicata per pazienti con manifestazioni frequenti, che tendono a intensificarsi, con crisi a grappolo. Quando si è verificato un unico attacco oppure più attacchi ma separati da lunghi intervalli di tempo solitamente si preferisce non intervenire farmacologicamente. Veterinario e proprietario del cane devono decidere insieme se e quando iniziare la terapia e devono essere chiari tutti i benefici e i rischi dei trattamenti.

Quali sono i rischi?
I farmaci tradizionalmente usati (bromuro e fenobarbital), soprattutto all'inizio della terapia, possono dare lievi effetti collaterali, come alterazioni del carattere dell'animale (irrequitezza o sedazione e debolezza), che spesso scompaiono o diminuiscono dopo poche settimane di trattamento. Se il padrone ne è già al corrente, ci sono meno probabilità che si allarmi e che interrompa la terapia. Inoltre entrambi i farmaci possono, alla lunga, avere effetti tossici sul fegato (fenobarbital) o sui reni (bromuro). È importante inoltre sapere che una volta che si inizia la terapia è fondamentale che venga seguita con costanza, i farmaci vanno somministrati in orario e il proprietario deve sapere cosa fare in caso di dimenticanza di una dose (generalmente la dose va somministrata quando ci si accorge di averla dimenticata e la dose successiva va data in orario). Una sospensione improvvisa della terapia è pericolosa, può scatenare attacchi e va evitata in tutti i modi. Un'alternativa che si è dimostrata efficace contro l'epilessia, e senza effetti collaterali, è l'omeopatia, ovvero la somministrazione di rimedi omeopatici costituzionali, su misura sulle caratteristiche caratteriali specifiche dell'animale: questo tipo di approccio va a "rimodulare" le frequenze che nei soggetti epilettici risultano alterate. Parte integrante della cura, in ogni caso, è tenere un diario delle terapie e degli attacchi (con durata e modalità) per valutare l'andamento della terapia.

1. Fase pre-ictale. È la fase preliminare che precede la crisi vera e propria ed è quella che corrisponde all'"Aura" rilevabile nell'uomo. Qualche proprietario potrà notare brevi mutamenti nel comportamento dell'animale, un'agitazione improvvisa, la tendenza a nascondersi, un'assidua ricerca di sostegno, sguardo fisso, guaiti, paura etc..

2. Fase ictus. Si distinguono segni clinici caratteristici a partire dalle convulsioni, disturbi della coscienza, azioni involontarie, cambiamenti comportamentali. Non è infrequente assistere alle crisi classiche tonico-cloniche con spasmi violenti della muscolatura corporea, perdita di coscienza, irrigidimento degli arti, atassia, caduta sul fianco. La fase tonica prevale nella fase di irrigidimento degli arti spesso con contemporaneo irrigidimento dei muscoli del collo e digrignamento dei denti, alterazioni delle funzioni autonome (ipersalivazione, perdita involontaria di urine e feci). Corrisponde alla fase sostenuta dalla crisi vera e propria e può variare da 30 secondi a 2 minuti. Può seguire una fase clonica, tipico l'atteggiamento di pedalamento degli arti. La fase ictale potrebbe risultare piuttosto violenta e intensa, potrebbero associarsi rotolamenti, tremori, sobbalzi del corpo, guaiti, pianti, urla etc..

3. Fase post-ictale. Di durata ed intensità variabile può durare da pochi secondi fino a qualche giorno, con uno stato di alterazione del sensorio, disorientamento, debolezza, stordimento, depressione, sonnolenza, stato stuporoso etc..

a cura di ELENA BUONANNO
con la collaborazione del DOTT. MAURO DODESINI
Medico Veterinario esperto in Omeopatia a Bergamo

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