Elettroencefalogramma non solo per l'epilessia!

ELETTROENCEFALOGRAMMA

Rappresenta un’indagine fondamentale nel percorso di diagnosi dell’epilessia, ma può essere molto utile anche in molte altre condizioni cliniche, frequentemente in età pediatrica oltre che negli sportivi. È Elettro-Encefalo-Gramma (EEG), uno degli esami svolti nell’ambito della specialità di neurofisiologica clinica. «La neurofisiologia clinica è una branca della neurologia che si occupa della valutazione funzionale del Sistema Nervoso Centrale e Periferico, in molti casi in aiuto alla diagnosi clinica e spesso come completamento diagnostico delle indagini neuroradiologiche come la TAC o la Risonanza Magnetica» spiega il dottor Marco Rascaroli, neurologo. «Grazie all’uso di strumenti in grado di analizzare l’attività elettrica generata dal Sistema Nervoso, come l’elettroencefalografo e l’elettromiografo, possiamo documentarne l’integrità o svelare l’eventuale sofferenza delle strutture encefaliche, ma anche di muscoli, nervi sensitivo-motori e vegetativi, delle radici che originano dalla colonna vertebrale, delle vie di trasporto del segnale lungo il midollo spinale».

Dottor rascaroli, come si svolge questo esame?
L’esame EEG dura circa 30 minuti e si svolge mediante l’applicazione sullo scalpo di un certo numero di elettrodi in grado di registrare l’attività elettrica generata dal tessuto cerebrale che, attraverso l’ausilio di un’appropriata strumentazione, viene visualizzata sotto forma di traccia.
In quali casi si rende necessario o può essere comunque utile?
Oltre al ruolo centrale nella patologia epilettica, costituisce un valido strumento nella valutazione di tutte le patologie in grado di modificare o alterare l’attività elettrica cerebrale quali:
• lesioni encefaliche sia tumorali sia su base circolatoria
• malattie degenerative
• alterazioni metaboliche
• malattie infettive
• stati di coma
• riposta terapeutica dei vari farmaci attivi sul sistema nervoso centrale
• alcune forme di cefalee
• esiti di traumi cranici
• disturbi del sonno.
Esistono tecniche particolari di esecuzione
Già durante l’EEG standard vengono eseguite alcune prove cosiddette di “attivazione” come l’Iperpnea e la Stimolazione Luminosa Intermittente, grazie alle quali possono essere svelate anomalie dell’attività elettrica cerebrale. In determinate situazioni cliniche, spesso nell’epilessia e specie in età pediatrica e adolescenziale, viene eseguito l’EEG da privazione di sonno: la tecnica di esecuzione è simile all’esame EEG “standard”, ma ha una durata maggiore e prevede che il paziente si astenga dal dormire la notte che precede l’esame in modo che dorma durante la registrazione del tracciato. Questo ci consente di cogliere specifiche anomalie che osserviamo solo nel sonno oppure monitorare il comportamento di anomalie già osservate durante la veglia.
Ma è doloroso o rischioso?
L'elettroencefalogramma è un esame indolore, privo di effetti collaterali e può essere effettuato a qualunque età. Di fatto siamo noi che registriamo, in forma di onde di diversa frequenza, l’attività elettrica che il nostro cervello genera. Per questo l'EEG non va confuso con l’elettroshock (terapia elettroconvulsivante).
Serve una preparazione particolare?
Non è richiesta nessuna preparazione, ma si raccomanda che i capelli siano puliti evitando di applicare gel, lacche fissanti, spume e brillantina in modo da evitare interferenze con gli elettrodi. È importante che il paziente mantenga i suoi ritmi alimentari per evitare possibili fenomeni di ipoglicemia che possono alterare l’attività elettrica cerebrale.

UNA MALATTIA PIU' DIFFUSA DI QUANTO SI PENSI
Il 5% della popolazione almeno una volta nella vita ha avuto un attacco epilettico, ovvero una scarica elettrica anomala, sincronizzata e prolungata di cellule nervose della corteccia cerebrale. Nell'1% della popolazione questa condizione si ripete nel tempo e allora si parla di malattia epilettica. Le crisi possono essere favorite da fattori che aumentano l'eccitabilità elettrica delle cellule: l'uso o la sospensione improvvisa di certi farmaci, ma anche di droghe o alcool; la mancanza di sonno; l’alterazione degli elettroliti; fattori genetici e metabolici. È possibile in modo generale suddividere le epilessie in due grandi categorie: la primaria o idiopatica, che si manifesta in età infantile o adolescenziale senza un fattore scatenante; la secondaria o sintomatica, che insorge dopo i 40 anni e può essere scatenata da tumori e traumi cerebrali, ischemie o emorragie cerebrali, trombosi dei seni cerebrali venosi, malformazioni vascolari, e malattie infiammatorie del cervello come vasculiti, meningiti, encefaliti. All’interno di questa suddivisione esistono varie forme di epilessia in rapporto alle aree cerebrali coinvolte, con modalità di espressione clinica molto diverse tra loro e con indicazioni terapeutiche altrettanto diverse. La grande variabilità delle crisi epilettiche e la conseguente specificità delle terapie porta frequentemente il paziente, dopo una prima visita neurologica generale, a una valutazione presso i Centri Regionali per le Epilessie, strutture dotate di apparecchiature sofisticate che consentono, ad esempio, registrazioni elettroencefalografiche con videoregistrazioni, che possono protrarsi per la durata di una notte intera, raggiungendo la precisione diagnostica necessaria per stabilire la personale terapia del paziente affetto da epilessia. In una percentuale variabile tra il 10 e i 20% dei pazienti non abbiamo risposta alla terapia farmacologica e quindi può essere indicato il ricorso alla chirurgia che asporta il cosiddetto “focolaio epilettogeno” in cui originano le crisi epilettiche, con elevata percentuale di successi terapeutici.

a cura di MARIA CASTELLANO
ha collaborato con DOTT. MARCO RASCAROLI
Responsabile servizio Neurofisiologia Clinica
- ISTITUTI OSPEDALIERI BERGAMASCHI -

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