Inibitori di pompa protonica. Attenzione a non abusarne!

inibitori di pompa protonica

Sono tra i farmaci più prescritti in assoluto. Forse troppo. Sempre più ricerche infatti mettono in guardia sui rischi di terapie troppo lunghe e a dosaggi alti. Gli inibitori di pompa protonica (PPI) hanno rivoluzionato il trattamento dell’ulcera e della malattia da reflusso, ma il troppo non sempre fa bene.

Il Rapporto OsMed 2015 (l’ultimo al momento disponibile) presentato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), a proposito dei farmaci per i disturbi correlati all’acidità, in particolare degli Inibitori di Pompa Protonica, sottolinea come il loro sovra-utilizzo costituisca “fenomeno ormai conclamato sia in Italia sia nel resto del mondo. I fattori alla base sono diversi e comprendono: l’aumento delle patologie acido correlate; il buon profilo di efficacia soprattutto per cicli brevi di terapia, l’ampia disponibilità di prodotti a costi contenuti nonché la convinzione diffusa che i loro effetti collaterali siano trascurabili. Tuttavia, diversi studi hanno evidenziato effetti avversi anche gravi, in particolare quando questi farmaci sono impiegati per periodi prolungati o quando, soprattutto nella popolazione anziana con comorbidità, interagiscono con altre terapie farmacologiche assunte dal paziente. La prevalenza di patologie acido correlate è in costante aumento in Italia; i dati di Health Search IMS LPD mostrano che la Malattia da Reflusso Gastroesofageo (MRGE) è aumentata dal 4,5% del 2004 al 15,5% del 2014. Inoltre, sono sempre più diagnosticate le manifestazioni extraesofagee della MRGE quali tosse cronica e dolore toracico. Tutto ciò, però non è sufficiente a giustificare il massiccio aumento delle prescrizioni dei farmaci antisecretori/gastroprotettori”.

Gli effetti collaterali: dalle possibili interazioni con altri farmaci…
L’assunzione prolungata di questi farmaci può essere gravata da effetti collaterali che si distinguono in tre categorie: interazioni farmacologiche, complicanze infettive e complicanze non infettive. Le interazioni farmacologiche sono ancora oggetto di studio e ampio dibattito, dati i risultati discordanti che finora si sono ottenuti. Le complicanze infettive sono in particolare infezioni che si possono verificare per la proliferazione di “batteri cattivi” nell’intestino, come il Clostridium difficile, batterio che normalmente vive nell’intestino umano senza dare segno di sé, ma che in caso di alterazione dell’equilibrio della flora intestinale può riprodursi in modo incontrollato. La problematica infettiva, però, può essere molto ridotta con un’applicazione più rigida delle normali norme igieniche, prima fra tutti lavarsi le mani spesso, con acqua e sapone.

… alla riduzione dell’assorbimento di ferro, magnesio e calcio
Tra le complicanze non infettive è importante ricordare la difficoltà a digerire e che alcuni nutrienti vengono assorbiti con maggiore difficoltà, se l’acidità dello stomaco diminuisce. L’alterazione dei livelli di pH gastrici, riduce l’assorbimento della vitamina B12 e del ferro, a rischio anche l’assorbimento di magnesio. La diminuzione del magnesio nel sangue può causare una serie di problemi come i crampi più o meno gravi e le aritmie. Per questo è raccomandato a tutti i cardiopatici ad alto rischio, che richiedano un trattamento prolungato con PPI, di controllare periodicamente la magnesemia (concentrazione di magnesio nel sangue). Diversi studi hanno dimostrato un’associazione tra impiego di alcune classi di farmaci per l’acidità gastrica (gli inibitori di pompa protonica) e il rischio di fratture, sia negli uomini sia nelle donne. Alla base di questo effetto potrebbe esserci la ridotta biodisponibilità orale di calcio indotta dai PPI; la diminuzione dell’acidità gastrica (obiettivo della terapia) e lieve ipomagnesemia inoltre stimolano la produzione di un ormone che induce un maggior riassorbimento dell’osso.  Insomma ce n’è abbastanza di che riflettere, anche se alcune indicazioni emergono ben chiare e cioè:
• gli effetti indesiderati dipendono in gran parte dalla dose e dalla durata della terapia;
• fate attenzione al “fai da te”. Il medico è la persona più competente cui rivolgersi (Internet invece non è laureato); accanto a lui il farmacista che può dare consigli e utili spiegazioni.

LA TERAPIA SPECIFICA
è costituita da farmaci che tamponano l’acidità gastrica (a base di bicarbonato di sodio, carbonato di calcio e idrossidi di magnesio e alluminio) o che riducono la produzione di acido da parte dello stomaco (come gli inibitori di pompa protonica).

REFLUSSO. NON SOLO BRUCIORE DI STOMACO
Bruciore alla bocca dello stomaco e rigurgito. Ma anche asma, tosse cronica, abbassamento di voce, mal di gola e otiti. Sono molti e a volte “insospettabili” i modi in cui si può manifestare la malattia da reflusso gastroesofageo, disturbo cronico che consiste nel reflusso dell’acido gastrico all’interno dell’esofago e affligge circa il 25% degli italiani con un impatto anche molto negativo sulla qualità di vita. 
LE CAUSE.
Possono essere diverse. Tra queste l’incontinenza dello sfintere esofageo inferiore (valvola situata tra esofago e stomaco, che permette il passaggio del bolo alimentare durante la deglutizione e dovrebbe impedire il ritorno di cibi o liquidi in senso inverso), la presenza di un’ernia jatale, la lassità delle strutture muscolari e legamentose che mantengono la corretta anatomia esofago-gastrica, oppure l’associazione di due o più cause.
I SINTOMI. 
I più comuni sono il bruciore di stomaco che a volte arriva fino alla gola, il dolore toracico, la difficoltà a deglutire (disfagia), la tosse secca, il mal di gola, il rigurgito, una sensazione di corpo estraneo in gola. Quando si presentano almeno due volte alla settimana o se interferiscono con la vita quotidiana, si parla di MRGE.
LA CURA. 
In molti casi si può controllare il bruciore, evitando grassi, fritti, piccante, cioccolato, the, menta, vino bianco, agrumi, passata di pomodoro e in generale tutti i cibi che aumentano l’acidità gastrica e attraverso una terapia medica al bisogno. Una volta diagnosticata la MRGE è in genere necessaria una terapia specifica. 

a cura del DOTT. ERNESTO DE AMICI
Farmacista
- VICE PRESIDENTE DELL'ORDINE DEI FARMACISTI DELLA PROVINCIA DI BERGAMO -

 

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