Otite esterna. Attenzione a bagni in mare e in piscina

otite esterna

Compare in genere nell’arco di 48 ore e si manifesta con un violento dolore all’orecchio, spesso associato a prurito, sensazione di ovattamento e calo dell’udito. È l’otite esterna, un problema molto diffuso soprattutto in questa stagione, complici caldo, sudore, irritanti chimici come il cloro dell'acqua di piscina, frequente penetrazione di shampoo, balsamo e altri prodotti chimici nelle orecchie (in estate a causa del caldo si fa più frequentemente la doccia), microrganismi acquatici (plancton, presente soprattutto nei mari tropicali), tutti fattori che possono alterare il microambiente batterico e il pH del condotto uditivo, favorendo la proliferazione di ceppi batterici e quindi l’infiammazione.

Nella maggior parte dei casi è colpa dei batteri
L’otite esterna è una patologia flogistica (infiammatoria) per lo più su base batterica, talvolta micotica (funghi) o virale, di tutta o di buona parte del rivestimento dermo-epidermico del condotto uditivo esterno (con o senza interessamento del versante laterale della membrana timpanica). I microrganismi più comunemente causa di otite esterna sono lo Pseudomonas aeruginosa (60%), lo Staphylococcus aureus (20%), il Proteus vulgaris (20%), lo Streptococcus species (20%), Candida albicans, Aspergillus niger, anche se spesso si tratta di infezioni miste. Insorge in modo piuttosto rapido, generalmente nell’arco di 48 ore con una sintomatologia caratterizzata da violento dolore all’orecchio (otodinia), talvolta irradiato alla mandibola, che peggiora alla masticazione o alla pressione; spesso si associa prurito, sensazione di ovattamento auricolare e/o ipoacusia. Può essere presente otorrea (ovvero secrezioni), inizialmente sierosa poi di solito purulenta, associata o meno a febbre e infiammazione dei linfonodi vicino alle orecchie o alla cervicale con estensione dell’infezione al padiglione e ai tessuti molli circostanti.

Microtraumi da cotton fioc, allergie, shampoo nelle orecchie, tra i fattori di rischio
Sono considerati fattori di rischio tutte quelle condizioni che alterano l’integrità della cute del condotto uditivo esterno o il microambiente batterico fisiologico e il pH di quest’ultimo. Uno dei più importanti è rappresentato dai microtraumi del condotto causati dall’auto detersione mediante l’utilizzo di bastoncini cotonati, cotton fioc, o dal grattamento con corpi estranei o unghie. Anche l’utilizzo cronico di protesi acustiche predispone a un indebolimento della barriera cutanea. Un altro fattore comune che favorisce l’otite esterna è l’ingresso nel condotto di shampoo o altri detergenti che determinano un’alterazione della secrezione sebacea e ceruminosa e variazioni del pH provocando di conseguenza un’alterazione della flora batterica. Una condizione particolare è poi rappresentata dall’eczema del condotto, ovvero una dermatite (infiammazione del derma e dell’epidermide) dei condotti uditivi che colpisce prevalentemente i soggetti allergici. Lo stato allergico può essere generale (inalanti o alimenti) o locale (detergenti, cosmetici, tinture per capelli, prodotti per l'igiene personale). Le manifestazioni eczematose sono generalmente bilaterali e i sintomi sono costituiti da senso di tensione, bruciore e prurito intenso: il continuo grattamento dei condotti può portare a una sovrainfezione batterica e quindi a otite esterna. Da un punto di vista anatomico, anche restringimenti fisiologici o patologici del condotto possono favorire l’insorgenza di infezioni. Ad esempio ed osteomi e esostosi del condotto, neoformazioni ossee di natura benigna, particolarmente frequenti nei nuotatori e in chi pratica attività subacquea, che si sviluppano nel condotto uditivo esterno e ne causano talvolta l’occlusione. Infine anche condizioni cliniche generiche come immunodepressione, diabete o trattamenti radioterapici a livello della testa e del collo possono favorirne la comparsa.

La prevenzione? “Risciacquare” le orecchie dopo il bagno in mare e in piscina 
Sarebbe buona norma risciacquare sempre con acqua dolce e asciugare il condotto uditivo dopo bagni in mare o piscina. La detersione con blandi disinfettanti come l’acqua borica può essere preventiva soprattutto per chi si immerge in mari ricchi di plancton. Chi ha sperimentato episodi ricorrenti di otite esterna dovrebbe essere sottoposto a valutazione specialistica otorinolaringoiatrica per scoprire se esistono fattori predisponenti. Lo specialista dovrebbe essere inoltre consultato prima dell’estate per fare rimuovere cerume e altre sostanze che potrebbero favorire un’infezione specialmente in previsione di bagni e frequenti docce: il cerume, che solitamente ha un ruolo protettivo, d’estate rischia di favorire episodi infettivi causando il ristagno di acqua nel condotto uditivo a causa del suo rigonfiamento una volta a contatto con questa.

Terapia antibiotica locale e antiinfiammatorio contro dolore
La terapia dell’otite esterna deve essere sempre gestita dallo specialista ed è quasi sempre antibiotica per via locale con gocce auricolari. In commercio sono presenti numerose formulazioni, di cui la più corretta è rappresentata dai chinolonici associati allo steroide. La terapia deve essere protratta per almeno 7-10 giorni, periodo durante il quale è consigliato evitare il contatto con l’acqua, fattore che favorirebbe la recidiva. All’utilizzo di prodotti locali si può aggiungere l’antidolorifico per bocca, come il classico paracetamolo, oppure antiinfiammatori non steroidei nei casi più dolorosi. Il trattamento antibiotico per bocca è indicato solo nei casi più gravi o in pazienti diabetici o immunodepressi, nei quali potrebbe degenerare in una forma più grave detta "otite esterna maligna". Nei più rari casi di otite esterna micotica la terapia è sempre locale e si basa su formulazioni anti-micotiche: in questi casi tuttavia il trattamento è di più lunga durata e le medicazioni del condotto da parte dello specialista devono essere ripetute frequentemente e più a lungo.

 

Meglio con i tappi
Il più comune mezzo di disinfezione dell'acqua delle piscine è il cloro, un potente agente chimico che ha un'azione battericida e corrosiva. L'acqua clorata entrando nei condotti uditivi esterni causa un'azione irritante a carico della cute che è tanto più intensa quanto più protratto è il contatto. Nel caso della patologia auricolare l'azione chimica del cloro è aggravata dal maceramento della cute del condotto provocata dall'acqua che ristagna dopo i bagni. In merito invece al bagno in mare bisogna ricordare che soprattutto i mari tropicali (meno il mare Mediterraneo) abbondano di plancton. Quando si pratica snorkeling, immersioni con bombole o semplicemente si fa il bagno, grandi quantità di questi minuscoli esseri si depositano nel condotto uditivo per poi morire e andare in putrefazione quando usciamo dall’acqua. Sono proprio le tossine rilasciate dai microrganismi putrefatti che favoriscono le infezioni locali. Per questo motivo è consigliato l’utilizzo di tappi auricolari, meglio se fatti su misura, soprattutto per quelle persone predisposte a infezioni del condotto uditivo.

I bambini, i più a rischio
L’otite esterna è molto diffusa nei bambini che passano molto tempo a nuotare (ma anche negli adulti che praticano immersioni e nuotano a lungo). Spesso infatti l’eccessiva umidità dell’orecchio può dar luogo a irritazioni che portano alla lacerazione della cute che riveste il condotto facilitando l’attacco batterico; inoltre i bambini hanno un condotto uditivo esterno più piccolo e questo favorisce il ristagno di acqua o altre sostanze.

a cura del DOTT. DIEGO BARBIERI
Specialista in Otorinolaringoiatria
- PRESSO HABILITA BERGAMO E CLUSONE -

 

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