Come resistere senza rompersi...

Come resistere senza rompersi...

…e scoprirsi più forti di prima, nonostante stress, difficoltà, shock, traumi e fallimenti

“Assorbire” una situazione di stress, come problemi familiari, malattie o pesanti situazioni finanziarie e lavorative, senza spezzarsi, ma anzi migliorando. Imparare a far fronte a eventi o cambiamenti traumatici e “riadattare” in modo positivo la propria vita davanti alle difficoltà.

È la resilienza, un termine che nasce dalla fisica e che oggi sta vivendo una “seconda giovinezza” in ambito psicologico per indicare la capacità di resistere alle prove difficili che la vita ci mette davanti senza “frantumarsi”. «Il termine resilienza, in fisica, indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, cioè a sollecitazioni e urti, ri-tornando alla sua forma o posizione originale» spiega il dottor Massimo Masserini, psicologo e pedagogista. «Da qui, recentemente, è stato preso in prestito in altri contesti, tra cui quello psicologico. Molteplici sono le definizioni che sono state elaborate da parte di diversi psicologi: Rutter (1985) ritiene che la resilienza sia la capacità di “rimbalzare” o far fronte con successo alle difficoltà; Gordon (1995) pone l’enfasi “sull’abilità di crescere bene”, maturare e aumentare le proprie competenze di fronte alle circostanze avverse; Walsh (2003) definisce “l’abilità di resistere” e far fronte alle sfide distruttive che a volte la vita impone, un processo dinamico che sostiene, incoraggia e promuove la capacità di lottare, superare ostacoli e costruire nuovi progetti del soggetto, al fine di poter vivere pienamente in modo positivo». Si tratta di concetti chiave, ad esempio, nella psicologia dello sport. Vedere lo sport come una metafora della vita, quindi, può aiutare ad “allenare” la propria resilienza anche nella quotidianità.

Dottor Masserini, ma quindi la resilienza è davvero la chiave per imparare a vivere bene?
Assolutamente sì. In psicologia, e in particolare in psicologia dello sport, la resilienza è utile per fornire strumenti per accrescere l’autostima, credere in se stessi, utilizzare le proprie possibilità, porsi obbiettivi e progetti. Nelle persone che subiscono traumi o lutti, ad esempio, l’essere resilienti può essere d’aiuto per superare il momento doloroso, senza cadere nella depressione, nel disturbo post traumatico da stress e nell’esperienza dolorosa permette di uscirne più forti e rinfrancati. Molte persone, a seguito di un evento negativo restano “intrappolate” nel dolore, perdono il controllo della propria vita e non la riorganizzano; alcune esplodono a livello emotivo, scaricano su chiunque la loro rabbia e tensione, diventando anche violenti; altre invece si chiudono in se stesse, entrano in uno stato di confusione e depressione, si sentono impotenti verso gli eventi e non tentano di modificare la situazione, anzi molte volte scappano da essa; infine ci sono persone che si sentono “vittime” e danno sempre la colpa agli altri e all’ingiustizia della vita o alla sfortuna. Ogni soggetto è unico e irripetibile, di conseguenza reagirà a eventi della vita in modo razionale e/o inconscio in modo diverso; ognuno troverà o non troverà il suo proprio e unico modo di “resistere”. Ma solo le persone “resilienti”, imparano a utilizzare le proprie qualità, le proprie possibilità per riorganizzare la loro sfera emotiva, cognitiva, comportamentale e affettiva.

Qual è l’identikit di una persona resiliente?
Sintetizzando le persone resilienti sono “attori” dei propri cambiamenti con i quali cercano di riportarsi in una situazione di benessere. Tendono a “vedere” eventi negativi come momentanei e con serenità, ritengono di avere un ottimo controllo sulla propria vita e sul proprio contesto; sono attive nel voler cambiare e portate, come lo sportivo agonista, a prendere le sfide come opportunità, e non come minacce. La loro caratteristica principale è soprattutto il coraggio, il coraggio di affrontare la vita senza fuggire, senza nascondersi, a viso aperto. Coraggio non vuole dire incoscienza, ma anzi consapevolezza dei propri limiti e soprattutto delle proprie grandi risorse e possibilità e consapevolezza di come utilizzarle. Altra caratteristica delle persone resilienti è la flessibilità, opposto della rigidità, di pensiero ma anche fisica. La flessibilità porta ad adattarsi alla nuova situazione, al nuovo contesto e progettare il possibile processo di cambiamento e nuove soluzioni.

Ma in che modo lo sport ci può insegnare a diventare più forti?
La frase “mi piego ma non mi spezzo” è emblematica in ambito sportivo e dovrebbe essere utilizzata in ambito clinico e nella vita di tutti i giorni, per affrontare le difficoltà con la consapevolezza, con la giusta volontà e motivazione. Il campione affronta la sconfitta con grinta e determinazione, analizza la sconfitta, e la sua motivazione è orientata alla voglia di rifarsi, di migliorare sempre, di trovare i giusti percorsi per ri-provare a vincere. Supera le difficoltà, o comunque ci tenta sempre, si focalizza sul nuovo contesto e affronta a viso aperto le nuove sfide, apprendendo sempre dai propri errori: si rialza più forte e determinato di prima. Abituato alla competizione, inoltre, sa adattarsi meglio a prendere decisioni immediate, consapevoli e orientate a provare la nuova direzione, per raggiungere il suo nuovo obbiettivo. Nel carattere di ognuno possiamo già vedere da giovani quanto si può essere “resilienti”. Campioni si nasce, difficilmente si diventa. Ciononostante, ogni soggetto può nel tempo, e soprattutto se seguito in modo adeguato, migliorare la propria capacità a essere resiliente. Fare sport, attività fisica e movimento, può essere un primo passo: crearsi nuove sfide e obbiettivi (goal setting in psicologia dello sport) aiuta ad avere una mente e un fisico più pronto a superare ogni difficoltà. Altra cosa importante è non dimenticare che non siamo soli: ognuno è circondato da persone e attività che se “viste” con la giusta ottica, e non solo come una “spalla su cui piangere”, sono delle risorse, delle possibilità per una ripartenza forte e determinata.

Lo stress è in grado di annientare le persone se queste sono fin dall’inizio troppo deboli per tollerare l’ansia e le difficoltà; altrimenti, se sono già sufficientemente forti da affrontare le avversità a viso aperto, esse le supereranno e si ritroveranno rafforzate, temprate e ancora più forti
A. Maslow (Psicologo statunitense 1908-1970).

Così “alleni” la tua resilienza
• Crea e coltiva buone relazioni con i familiari e gli amici e accetta il loro aiuto e sostegno.
• Evita di vedere le crisi come problemi insormontabili, non puoi evitarle ma puoi affrontarle.
• Accetta il fatto che il cambiamento è parte della vita.

Sviluppa obbiettivi realistici.
• Nelle situazioni difficili, per quanto puoi, agisci.
• Mantieni le cose in prospettiva e considerale in un più ampio contesto.
• Impara dal passato e ricorda le tue fonti di forza personale.

Ciò che non mi uccide mi rende più forte”.
F. Nietzsche

a cura di VIOLA COMPOSTELLA

HA COLLABORATO:
DOTT. MASSIMO MASSERINI
Psicologo e Pedagogista
- a BERGAMO -

 

 

Questo sito utilizza cookie

propri e di terze parti, per il funzionamento e la raccolta di dati anonimi sulle visite. Proseguendo si accetta l'uso dei cookie. Per dettagli e rifiuto dei cookie clicca qui

Approvo
Non mostrare più