Poco alcol e grassi con moderazione, la ricetta per prevenire la pancreatite

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Un dolore fortissimo e improvviso, simile a una staffilata, alla parte alta dell'addome che si irradia lateralmente e dalla schiena. È questo il primo sintomo della pancreatite acuta, a cui si possono associare anche nausea, vomito, febbre o sudorazione. Quest'infiammazione del pancreas, che colpisce circa 15.000 persone all'anno, nella maggior parte dei casi è causata da una dieta troppo ricca di grassi e dall'abuso di alcolici. La cura? Dipende dalla gravità. Di certo una componente importante della terapia è rappresentata da un corretto stile di vita.

 


I nemici del pancreas
Le principali cause di pancreatite acuta sono rappresentate dai calcoli biliari (in particolare i calcoli inferiori ai 5 mm. di diametro) e dall'abuso di alcol prolungato, che insieme sono responsabili di circa il 60-80% dei casi. Altre cause sono: ipertrigliceridemia 10% (50% delle pancreatiti acute in gravidanza), ipercalcemia, farmaci (ad esempio azatioprina, tiazidi, estrogeni); ostruzione dei dotti pancreatici, canali che fanno sì che gli enzimi digestivi arrivino nel duodeno dovuta a tumori o anomalie anatomiche (pancreas divisum), traumi pancreatici. In un 10-25% dei casi non è possibile identificarne la causa. Nella maggior parte dei casi, quindi, si tratta di una patologia prevenibile con un corretto stile di vita. Per questo è importante abituarsi a un regime alimentare equilibrato, che non sia troppo ricco di grassi (favoriscono sovrappeso e obesità, l'ipertrigliceridemia e la formazione di calcoli biliari), limitare il consumo di alcol e non abusare dei farmaci, che vanno assunti soltanto se è strettamente necessario.

Una malattia da non sottovalutare
La pancreatite acuta è una malattia potenzialmente letale con un ampio spettro di gravità. 
•Pancreatite acuta lieve: i sintomi si risolvono nel giro di pochi giorni e generalmente il paziente viene dimesso nel giro di una settimana. Alla TC addome (esame fondamentale per la diagnosi insieme alle analisi del sangue) si evidenzia edema o gonfiore del pancreas che a volte può essere accompagnato da infiammazione del tessuto adiposo extrapancreatico.
•Pancreatite acuta moderata: si sviluppa un'insufficienza d'organo (insufficienza renale, respiratoria etc.) transitoria (che dura meno di 48 ore) e complicanze locali come necrosi pancreatica o peripancreatica, raccolte fluide pancreatiche o peripancreatiche, trombosi della vena splenica (vena che riceve il sangue dall'intestino, dal pancreas e dalla milza).
•Pancreatite acuta severa: si instaura un'insufficienza d'organo persistente (che dura più di 48 ore) e si associano complicanze locali. L'insufficienza d'organo che persiste per più di 48 ore si associa a un elevato rischio di morte.
Circa l'80% dei pazienti, per fortuna però, presenta una pancreatite acuta lieve e ha un decorso generalmente privo di complicanze.

Cure diverse a seconda della causa
La terapia di un episodio di pancreatite acuta comprende una terapia generica e una terapia che va ad agire sulla causa (eziologica). In caso di pancreatite acuta lieve la terapia generica si basa sull'assunzione di liquidi e antidolorifici. In caso di pancreatite moderata-severa può essere indicato, inoltre, ricorrere alla nutrizione enterale (somministrazione di alimenti attraverso un sondino). Nei casi più gravi, infine, può essere necessario il ricovero del paziente in terapia intensiva, una terapia antibiotica e il drenaggio percutaneo o chirurgico delle raccolte pancreatiche e peripancreatiche dovute all'infezione. Per quanto riguarda invece la cura eziologica, ovviamente, dipende dalla causa che ne è all'origine. Se, ad esempio, sono dei calcoli biliari associati a un'infiammazione e/o un'ostruzione del dotto biliare (con una bilirubina totale sul plasma maggiore di 5mg) è necessario effettuare innanzitutto una ERCP (Endoscopic Retrograde Colangio Pancreatography), esame che permette di studiare e trattare i dotti, e successivamente una colecistectomia (asportazione della colecisti)per prevenire la recidiva di pancreatite acuta. Se invece è indotta dall'abuso etilico o da farmaci, l'assunzione di alcol o del farmaco responsabile deve essere interrotta immediatamente.

SE DIVENTA CRONICA
Quando l'infiammazione perdura a lungo o se si ripetono più episodi, diventa cronica, provocando un danno progressivo ed irreversibile e una fibrosi (ispessimento) progressiva dei tessuti che impediscono al pancreas di funzionare normalmente. I sintomi principali sono: dolore ricorrente alla parte alta dell'addome; dolore costante e invalidante; insufficienza pancreatica che si manifesta con dispepsia (difficoltà digestiva), steatorrea (eccessiva presenza di grasso nelle feci), diarrea, malassorbimento, perdita di peso e diabete mellito. Inoltre possono essere presenti delle calcificazioni nel tessuto pancreatico, dilatazione dei dotti pancreatici, calcoli e pseudocisti. La causa più comune della pancreatite cronica è l'abuso etilico (80%). Anche il fumo associato all'abuso di alcol è un fattore di rischio. Altre cause sono rappresentate da un'ostruzione cronica dello scarico dei succhi pancreatici (dovuto a calcoli o a tumori), dalla pancreatite autoimmune (5-11%) e dalla pancreatite idiopatica. Il trattamento della pancreatite cronica prevede: l'astensione dal fumo, dall'alcol e da diete iperlipidiche e iperproteiche, l'assunzione di enzimi pancreatici (lipasi) per il trattamento dell'insufficienza esocrina del pancreas; insulina per il trattamento del diabete; antidolorifici. In caso di ostruzione del dotto pancreatico da calcoli il paziente dovrà essere sottoposto a ERCP. Se il dolore persiste nonostante la terapia medica ed endoscopica, è possibile eseguire un intervento chirurgico (derivazione pancreatica digiunale o asportazione della testa del pancreas).

PANCREAS, CONOSCIAMOLO MEGLIO
È un organo complesso, una grande ghiandola, che ha due funzioni importanti: è responsabile della produzione dell'insulina e del glucagone, due ormoni che servono per regolare il tasso di glucosio nel sangue; secerne (attraverso cellule chiamate acinari) enzimi digestivi che servono per la digestione dei carboidrati, delle proteine e dei lipidi.

 

a cura del DOTT. VITTORIO CORN
Dirigente medico Chirurgia - Trapianti addominali 3 
- presso A.O. PAPA GIOVANNI XXIII BERGAMO - 

 



 

 

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