L'ipertrofia prostatica va "in fumo" con il laser a luce verde

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L'ipertrofia prostatica benigna è una condizione caratterizzata dall'aumento di volume della ghiandola prostatica, fenomeno connaturato all'avanzare dell'età e, come tale, d'interesse per tutti gli uomini. È una patologia che provoca disturbi in grado di influire talvolta in modo pesante sulla qualità di vita e sulle relazioni personali e sociali dei pazienti. Per conoscerne i sintomi, l'iter diagnostico e di prevenzione, le novità di cura, abbiamo intervistato il dottor Alessandro Piccinelli, responsabile dell'unità operativa di Urologia della Clinica Castelli, reparto che per il trattamento di questa patologia si avvale di tecniche innovative e mininvasive, come il laser a luce verde.

Dottor Piccinelli, quali sono i sintomi caratteristici dell'ipertrofia prostatica?
L'ingrossamento benigno della ghiandola prostatica costringe e blocca l'uretra, il piccolo canale che origina dalla vescica, prosegue nella prostata e consente di espellere l'urina. I sintomi sono di due tipi: urinari di tipo ostruttivo e urinari di tipo irritativo. Fra gli ostruttivi ci sono la difficoltà a cominciare la minzione, l'intermittenza di emissione del flusso, l'incompleto svuotamento della vescica, il flusso urinario debole e lo sforzo nella minzione. Fra i sintomi irritativi invece la frequenza nell'urinare, un aumentato bisogno durante la notte, l'urgenza minzionale (la necessità impellente di svuotare la vescica) e il bruciore a urinare.

Qual è l'iter che consente di diagnosticarla?
Il primo passo è l'esplorazione rettale (palpazione della prostata attraverso il retto). Al fine della valutazione del volume prostatico, maggiore precisione è data dall'ecografia, sia sovrapubica sia transrettale, a cui si può aggiungere l'ecografia di testicoli, vescica e reni spesso effettuata per un quadro completo delle condizioni dell'apparato urogenitale. Di solito, si esegue anche un esame del sangue per escludere la coesistenza di un carcinoma della prostata: livelli elevati di antigene prostatico specifico (PSA) devono farne sospettare la presenza. In tal caso può rendersi necessaria l'esecuzione di una biopsia ecoguidata per confermare o escludere il sospetto diagnostico, in quanto numerosi fattori, anche un semplice esame rettale, possono far aumentare il livello di PSA pur in assenza di patologie tumorali.

Com'è possibile prevenire questa patologia?
Dopo i 50 anni è sicuramente raccomandata una visita urologica annuale. Ma, attenzione, in alcuni pazienti un'evoluzione del tessuto prostatico in senso ipertrofico (accrescimento) può avere inizio già dopo i 40 anni. Circa il 50% degli uomini di età superiore a 60 anni evidenzia segni di ipertrofia prostatica; la percentuale raggiunge il 90% nei pazienti con età superiore agli 85 anni. La visita urologica è indicata anche in caso di disturbi persistenti della minzione.

Quali sono le possibilità terapeutiche?
Quando i sintomi influiscono negativamente sulla qualità di vita si può ricorrere all'uso di farmaci specifici che sono molto efficaci. Tuttavia, in alcuni casi la terapia farmacologica è insufficiente ed è necessario ricorrere all'intervento chirurgico per asportare la porzione interna della prostata, quella che ostruisce il passaggio dell'urina attraverso l'uretra. È bene sottolineare che si asporta soltanto la porzione di prostata cresciuta in eccesso conservandone la parte periferica, ciò consente di risolvere l'ostruzione urinaria senza ripercussioni sulla continenza e sulla funzione erettile. Tale procedura chirurgica può essere eseguita con metodi tradizionali, a cielo aperto, o per via endoscopica, in quest'ultimo caso senza ricorrere a incisioni cutanee. La via di accesso endoscopica è rappresentata dall'uretra. Attraverso l'uretra viene inserito uno strumento munito di telecamera con il quale si esegue l'asportazione o la vaporizzazione del tessuto prostatico cresciuto in eccesso e ostruente. In quest'ultimo caso si utilizza una tecnica chiamata Fotovaporizzazione Prostatica con GreenlightTM Laser.

In che cosa consiste questa metodica?
La cosiddetta Fotovaporizzazione Prostatica con GreenlightTM (in inglese "luce verde") Laser è una metodica endoscopica innovativa, a invasività minima che offre risultati ottimi. La fibra laser viene introdotta dal pene con un sottile endoscopio fino all'area ipertrofica. Qui la luce verde emessa dal laser viene completamente assorbita dal sangue del tessuto prostatico che, in conseguenza di ciò, raggiunge istantaneamente alte temperature e si vaporizza. Si verifica così la vaporizzazione, più esattamente sublimazione, cioè il passaggio del tessuto trattato dallo stato solido allo stato gassoso. Il tessuto prostatico in eccesso non viene quindi né tagliato né asportato ma vaporizzato, trasformato in gas. La metodica garantisce inoltre un'istantanea coagulazione del sangue sul tessuto residuo consentendo di eseguire la procedura in campo "pulito". Infine il raggio verde, fuoriuscendo da una fibra come la luce da una torcia elettrica, può essere facilmente direzionato sul tessuto da trattare.

Quali sono i vantaggi dell'utilizzo di questa tecnica?
Innanzitutto il sanguinamento pressoché nullo, il tempo di permanenza del catetere post-operatorio di sole 12-24 ore, la rapida ripresa delle minzioni spontanee. L'intervento viene eseguito in anestesia loco-regionale e la durata media dell'intera procedura è di circa un'ora. È molto importante sottolineare che, rispetto all'intervento chirurgico più impiegato negli ultimi cinquant'anni (l'elettroresezione endoscopica - TURP), grazie al sanguinamento minimo, GreenlightTM consente di operare in tutta sicurezza pazienti in trattamento con antiaggreganti, quindi ad alto rischio emorragico, senza interromperne la terapia, e pazienti portatori di pacemaker, non essendoci alcun rischio d'interferenza elettrica con lo stimolatore cardiaco. Inoltre, nessun paziente ha sviluppato impotenza e incontinenza.

a cura di GIULIA SAMMARCO

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