Distorsione della caviglia. Cosa fare e come prevenire uno dei traumi più comuni

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La distorsione di caviglia rappresenta uno dei traumi più frequenti nelle attività quotidiane e sportive. Non risparmia nessuno, nemmeno i più allenati. Prova ne è l'infortunio subito dal portiere della nazionale Gigi Buffon il giorno prima della partita d'esordio della nazionale italiana ai recenti mondiali di calcio in Brasile. Curarla nel modo appropriato, a seconda dello stadio di gravità, ma soprattutto fare una corretta rieducazione è molto importante. Il rischio, altrimenti, è che la caviglia rimanga instabile e più esposta a "ricadute".

I tre gradi di gravità
La caviglia è formata dall'unione tra la tibia e il perone (due ossa lunghe che appartengono allo scheletro della gamba) e dall'astragalo, osso del piede, che insieme formano l'articolazione tibio-tarsica. La distorsione è un evento traumatico che determina la modifica momentanea tra i rapporti di questa articolazione. A seconda della gravità e dell'interessamento delle strutture legamentose, possiamo parlare di 3 gradi di distorsione:
•I grado: si verifica una distrazione (stiramento) dell'apparato capsulo-legamentoso. Il dolore e la limitazione del movimento sono modesti senza instabilità articolare.
•II grado: è caratterizzata da una lesione parziale dei legamenti, più frequentemente il legamento peroneo-astragalico anteriore. In queste situazioni il dolore è maggiore, spesso compare un ematoma e l'instabilità dell'articolazione è lieve.
•III grado: si verifica lesione completa di uno o più legamenti dell'articolazione. Il dolore e la limitazione del movimento sono importanti e sono associati a tumefazione, gonfiore e alla formazione di un ematoma. Questo tipo di distorsione causa un'instabilità importante dell'articolazione che predispone a un alto rischio di recidive.
La diagnosi dell'entità dell'infortunio e del danno alle strutture legamentose, ossee e tendinee e grado di gravità, si basa sull'esame clinico e successivi esami strumentali (radiografia e risonanza). I segni più importanti in una prima valutazione sono rappresentati, oltre che dal gonfiore, dall'intensità e dalla sede del dolore, dal grado di limitazione del movimento, dall'eventuale presenza di ematomi o alterazioni del profilo osseo che, viceversa, deve orientare verso una frattura, evento traumatico sicuramente più importante.

Ghiaccio e riposo per il pronto intervento
In caso di distorsione bisogna innanzitutto seguire il protocollo "RICE", acronimo inglese di: Riposo, Ghiaccio, Compressione ed Elevazione dell'arto interessato. È fondamentale risolvere il dolore, limitare il processo infiammatorio con l'applicazione immediata e ripetuta di ghiaccio, evitare di caricare il peso sulla caviglia interessata dal trauma, immobilizzarla per evitare un danno maggiore alle strutture interessate e tenerla in posizione elevata per favorire il deflusso del versamento prodotto a seguito del trauma.

Dal controllo del dolore alla rieducazione: gli step della terapia
Una volta stabilita l'entità della lesione, la terapia prevede diversi step. Innanzitutto bisogna gestire il dolore e l'infiammazione. Verrà quindi prescritto il riposo più o meno assoluto, una terapia farmacologica con FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) e la crioterapia cioè applicazioni di ghiaccio. Superata la fase infiammatoria, si passerà al recupero dell'articolarità della caviglia che è sempre limitata in misura direttamente proporzionale al grado di distorsione. Questo lavoro viene eseguito dal fisioterapista che mobilizza prima passivamente l'articolazione della caviglia e del piede, poi successivamente con l'intervento attivo del paziente. Raggiunta la corretta escursione articolare, si rinforzano i muscoli che hanno subito una perdita del tono legata al trauma e all'immobilizzazione. Infine si passa all'allenamento dell'equilibrio e della propriocezione (insieme delle funzioni deputate al controllo della posizione e del movimento del corpo, sulla base delle informazioni rilevate da recettori periferici denominati propriocettori) attraverso esercizi con difficoltà crescente, svolti su superfici instabili (tavolette o pedane proriocettive). Il tutto per ripristinare il normale controllo del cervello sulle strutture articolari periferiche.

Gesso? No, meglio un tutore
Il gesso veniva utilizzato molto fino a qualche anno fa. Oggi si preferisce ricorrervi solo quando, dopo una distorsione di caviglia, si verifica un interessamento osseo delle ossa della gamba o del piede (infrazioni o fratture). Se invece, attraverso la radiografia, si può escludere il danno osseo, si preferisce immobilizzare la caviglia con tutori bivalva, meglio tollerati dal paziente e che garantiscono un maggior grado di libertà pur garantendo l'effetto di immobilizzazione articolare che è sempre fondamentale nella fase acuta.

Così limiti i rischi
La prevenzione, ad esempio per chi voglia iniziare un'attività sportiva "a rischio", parte da una raccolta dettagliata dell'anamnesi ortopedica, per evidenziare precedenti traumi articolari che possono determinare un'aumentata incidenza di infortuni. Fondamentale è poi valutare il grado di movimento delle articolazioni degli arti inferiori e la mobilità della colonna vertebrale, il tono muscolare e il rapporto tra i muscoli agonisti e gli antagonisti e, infine, la coordinazione nell'esecuzione dei gesti dai più semplici fino a quelli richiesti nella pratica sportiva. Successivamente si può passare a un programma individuale di allenamento per correggere eventuali alterazioni posturali, discrepanze muscolari e limitazioni del range di movimento attraverso esercizi di mobilizzazione, rinforzo muscolare e stretching ed esercizi propriocettivi svolti su superfici instabili.

a cura del DOTT. MICHELE ALBANO
Medico Fisiatra
- RESPONSABILE UNITA'DI RIABILITAZIONE ORTOPEDICA E SPORTIVA HUMANITAS GAVAZZENI BERGAMO -

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