Dermatite atopica: al mare è meglio

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Sole e sale hanno effetti benefici nei confronti di questo problema sempre più diffuso. "Il piccolo Andrea da qualche settimana è irrequieto. Si sveglia di notte in preda al pianto. Al compimento del quarto mese si pensava che il motivo fosse la comparsa del primo dentino. Ma, la pelle si è fatta particolarmente secca e al viso e nell'area del pannolino anche molto arrossata. Il papà di Andrea ha una lunga storia di asma allergica e il pediatra che visita il bambino diagnostica una dermatite atopica".

La storia di Andrea è simile a quella di tanti altri bambini. «Oggi, in provincia di Bergamo, si calcola che tre su dieci ricevano una diagnosi di dermatite atopica entro i primi dodici mesi di vita» conferma il dottor Luigi Naldi, specialista in dermatologia e allergologia clinica, al quale ci siamo rivolti per conoscere meglio il problema. «Si tratta di un'epidemia che ha registrato un aumento progressivo negli ultimi 50 anni e che non risparmia nemmeno gli adulti».

Dottor Naldi, ma perché si chiama "atopica"?
Il termine "atopia", introdotto dagli allergologi Arthur Coca e Robert Cooke attorno al 1920, significa letteralmente "strano". In origine si riferiva a un'anormale ed esagerata forma di sensibilità a sostanze presenti nell'ambiente come polvere o pollini. Oggi sappiamo che tale ipersensibilità dipende dalla formazione di una particolare classe di immunoglobuline, le IgE. Esiste una progressione abbastanza caratteristica delle condizioni cliniche dell'atopia. La prima a comparire nel corso della vita è la dermatite atopica, cui possono far seguito allergia alimentare con orticaria o disturbi intestinali e allergie respiratorie. Questa progressione prende il nome di "marcia atopica". A dispetto del suo nome, però, la dermatite "atopica" non si associa sempre ad "atopia": circa il 50% dei soggetti con dermatite atopica ha normali livelli di IgE e non presenta evoluzione verso le altre condizioni dell'atopia.

A che età compare in genere?
più comune nel bambino piccolo, in cui prende anche il nome di eczema costituzionale, la dermatite atopica può esordire a ogni età. Le sue manifestazioni possono scomparire per lunghi periodi di tempo per poi riapparire inaspettatamente.

E quali sono i sintomi?
Innanzitutto il prurito, persistente, diffuso, invalidante, una particolare secchezza della pelle che si presenta arida e rugosa, infine la presenza di chiazze arrossate che possono essere inizialmente umide e poi farsi più secche. Le lesioni arrossate possono avere una distribuzione variabile a seconda dell'età. Circa il 20% dei piccoli pazienti con dermatite atopica può sviluppare anche un'allergia alimentare. I cibi più comunemente responsabili sono le proteine del latte, dell'uovo, le arachidi, il grano e la soia.

Ma quali sono le cause?
La dermatite atopica può essere considerata come un difetto della funzione di barriera della pelle che comporta, da un lato, un'aumentata perdita di acqua attraverso la stessa, dall'altro, una risposta infiammatoria alterata. In circa il 50% dei pazienti con dermatite atopica è presente una mutazione del gene che sintetizza la filaggrina, una proteina strutturale della pelle. Inoltre, la superficie cutanea è particolarmente suscettibile a infezioni come quelle da virus erpetici e facilmente colonizzabile dallo stafilococco aureo, germe che può contribuire al mantenimento dell'infiammazione. Infine, è stato dimostrato che i bambini atopici presentano un ridotto sviluppo della microflora batterica intestinale. Questa gioca un importante ruolo di regolazione nell'innesco delle risposte allergiche. Ci sono poi fattori aggravanti: impiego di alcuni indumenti con fibra grossolana come la lana, contatto prolungato con l'acqua, specie se "dura", infezioni, uso di detergenti troppo "energici".

E come si può curare?
Gli obbiettivi del trattamento si possono riassumere in due punti: prevenzione delle riacutizzazioni; riduzione della durata e dell'intensità di ogni singolo episodio acuto. È importante educare i genitori dei piccoli atopici a evitare i fattori scatenanti che abbiamo citato sopra, in particolare idratando regolarmente la pelle con emollienti (nei centri più avanzati si tengono corsi per genitori, detti "Scuola dell'atopia"). Nel trattamento degli episodi acuti di fondamentale importanza sono i farmaci, da usare con giudizio ma senza apprensioni ingiustificate: steroidi per uso locale o, in alternativa, inibitori della calcineurina, come tacrolimus e pimecrolimus. La fototerapia, cioè l'impiego di cabine con emissione di luce ultravioletta, può essere di grande aiuto, nei bambini grandicelli e nell'adulto, in presenza di lesioni estese. Nei casi più gravi si possono impiegare, secondo precisi piani di trattamento, gli immunosoppressori sistemici. Alcuni trattamenti complementari possono contribuire al miglioramento dei sintomi. In particolare l'utilizzo di probiotici per ripristinare un'adeguata microflora batterica intestinale e le cosiddette camere del sale, ambienti confinati in cui viene fatto circolare sale micronizzato, che possono ridurre la colonizzazione della pelle da parte dello stafilococco aureo. Effetti benefici hanno, infine, l'esposizione al sole e il mare.

Diete specifiche possono aiutare?
Andrebbero considerate quando un bambino con una grave dermatite atopica non risponde adeguatamente al trattamento o quando vi sia una storia di orticaria acuta o dolori addominali che esordiscono entro pochi minuti dall'ingestione di un alimento specifico. Ma attenzione a regimi troppo restrittivi in un bimbo che ha bisogno di crescere!

E tu sei a rischio?
Secondo i criteri dell'UK Working Party, la dermatite atopica è la probabile diagnosi quando, in presenza di una storia di prurito persistente nell'ultimo anno, almeno tre delle seguenti condizioni siano soddisfatte:
1. storia passata di lesioni delle pieghe cutanee (gomiti, ginocchia, caviglie, collo);
2. storia personale di asma o rino-congiuntivite allergica (o storia di malattia atopica in un parente di primo grado se il soggetto è di età inferiore a 4 anni);
3. storia di secchezza della pelle nell'ultimo anno;
4. esordio delle manifestazioni cliniche prima dei 2 anni;
5. presenza attuale di lesioni alle pieghe (o alle guance, fronte e arti se il soggetto ha età inferiore a 4 anni).

a cura di Elena Buonanno
Con la collaborazione del DOTT. LUIGI NALDI
Specialista in Dermatologia e Allergologia Clinica
- PRESSO L'AZIENDA OSPEDALIERA PAPA GIOVANNI XXIII, DIRETTORE CENTRO STUDI GISED, BG - 

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