Lo zucchero? Crea dipendenza e fa invecchiare

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Lo zucchero come le sigarette. Non solo crea una dipendenza da cui è difficile liberarsi paragonabile a quella delle "bionde" ma proprio come il fumo, accelererebbe anche il processo di invecchiamento. Con l'"aggravante" che costa meno e si può trovare dovunque: merendine, gelati, bibite etc. A suggerirlo sono diversi studi scientifici realizzati negli ultimi anni: gli zuccheri, oltre a far male alla linea e ai denti, accelerano gli effetti del trascorrere del tempo, non solo sulla pelle, favorendo la comparsa di rughe e "zampe di gallina", ma nell'intero organismo.

«Tutto dipende da un fenomeno chiamato glicazione» spiega il dottor Filippo Ongaro, vicepresidente dell'Associazione Medici Italiani Anti-aging, che da anni si occupa del legame tra cibi e invecchiamento (autore di best seller come "Mangia che ti passa" e "Mangia che dimagrisci"). «Si tratta di una reazione chimica per cui gli zuccheri che si trovano liberi nel sangue (e non sono quindi stati metabolizzati perché in quantità troppo elevate) si legano in modo tossico alle proteine presenti negli organi e tessuti del nostro corpo, provocandone un deterioramento e un invecchiamento che, ad esempio sulla pelle, cioè la parte più visibile, si manifesta prima con una perdita di tono ed elasticità poi con le rughe». Da tempo si sa che la glicazione è implicata in malattie come aterosclerosi, diabete, insufficienza renale e reazioni infiammatorie e disfunzioni nell'endotelio (il tessuto che riveste i vasi sanguigni).

Un dolce "pericolo"
Ma come fa lo zucchero a diventare da amico e "consolazione" un così temibile nemico della salute? «Quando ingeriamo zucchero o cibi che ne contengono, come ad esempio dolci, snack, biscotti, si verifica un rapido sbalzo di glicemia (cioè la concentrazione di zucchero nel sangue) che costringe il pancreas a produrre molta insulina, cioè l'ormone che ha il compito di riportarla nella norma. Se questo accade troppo spesso l'insulina diventa inefficace e si entra in un circolo vizioso con tassi di zucchero nel sangue troppo alti e livelli di insulina sempre più alti per cercare di tenerli a bada. Tutto questo finisce per causare sovrappeso (l'insulina trasforma le eccedenze in materiale energetico di riserva), diabete di tipo 2 (detto anche mellito) e aumento del rischio di molte malattie, da quelle cardiovascolari fino ai tumori». Anche tumori? «Sì, l'insulina è un ormone cosiddetto anabolico (cioè "stimolante") che potenzialmente può stimolare la crescita di un tumore, inoltre la presenza di troppo zucchero nel sangue fa da nutrimento perfetto per la cellula tumorale» continua il dottor Ongaro.

Difficile farne a meno
«In più c'è il problema che lo zucchero crea una vera e propria dipendenza fisica, per cui agli sbalzi glicemici seguono i cosiddetti cali di zucchero che spingono a mangiarne altro, e soprattutto psicologica. I dolci favoriscono infatti il rilascio nel cervello di dopamina, neurotrasmettitore legato alla sensazione di benessere e piacevolezza che, non accumulandosi, porta a mangiare dosi sempre maggiori e più spesso» avverte l'esperto. Ma quindi dobbiamo rassegnarci a una vita senza zucchero? E non ci sono zuccheri meno dannosi di altri? «No, andrebbero ridotti tutti, che si tratti di zucchero bianco, di canna o anche dolcificanti. Questo non vuol dire eliminarli totalmente, cosa pressoché impossibile, ma consumarli con moderazione e soprattutto limitarne l'uso quotidiano (anche quello nel caffè), concedendoseli solo una volta ogni tanto come premio. Attenzione poi anche agli zuccheri nascosti, ad esempio in bevande e succhi di frutta, e alla forma con cui vengono assunti. La velocità con cui uno zucchero viene assorbito dall'intestino e innalza la glicemia dipende, infatti, anche dalla presenza di fibra o meno. Per fare un esempio, tra la frutta fresca e un succo di frutta, molto meglio la frutta fresca. Essendo ricca di fibra, e non addizionata, come spesso succede nei succhi, di altri zuccheri, innalza la glicemia più lentamente» conclude il dottor Ongaro.

 

a cura di ELENA BUONANNOa
con la collaborazione del DOTT. FILIPPO ONGARO
Vicepresidente dell'Associazione Medici Italiani Anti-aging

 

 

 

 



 

 

 

 

 



 

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