Oreste Castagna: così do la carica a nipotini e nonni

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Il suo motto è "comunicare emozioni". E da trent'anni Oreste Castagna lo mette in pratica in televisione, a teatro, nei tanti seminari e spettacoli che fa in tutt'Italia. Per i bambini è Gipo Scribantino, il direttore gnomo che al sabato mattina su Rai YoYo riassume tutto quello che accade nel fantabosco durante la settimana. Ma è anche il protagonista tv delle "Storie di Gipo". Un successo strepitoso. Oreste, che incontriamo nella sua casa a Bergamo, però non si è mai montato la testa. «Per me la televisione, il teatro è una terapia per piccoli, anziani e soprattutto per le famiglie. Io cerco di fare arrivare dei messaggi positivi a tutti quelli che mi seguono» spiega. «Il sabato e la domenica mattina alle 9:10 in "Buongiorno con YoYo", cerco di spiegare, in collaborazione con il Ministero alle Politiche Agricole, come ci si può alimentare in modo corretto, naturale, utilizzando soprattutto ortaggi e frutta. Parlo di carote, zucchine, mele e via dicendo. Ne esalto le qualità e come mangiarle. Poi con le "Storie di Gipo" tocco un argomento importante: come stare insieme agli altri, come stare bene con gli altri, in special modo con la famiglia. E i risultati li tocco con mano. Sa quante volte i bambini, anche extracomunitari, mi fermano per strada per dirmi che mi hanno visto in tv e che mettono in pratica i miei consigli alimentari e "mentali" coinvolgendo anche i genitori. Anzi, sono proprio loro che mi ringraziano. Eh sì, la gente sente il bisogno di una vita più naturale».

Ma Gipo Scribantino va oltre. Nei suoi spettacoli dà spazio ai portatori di handicap, ma non li tratta mai con commiserazione. Per lui sono come gli altri. «La prima volta che ho portato in tv un ragazzo su una carrozzina mi hanno guardato male, pensavano che non fosse il luogo adatto. Invece lui si è divertito, ha giocato con gli altri bambini che l'hanno accolto senza mai fargli pesare la sua disabilità. Ed è lo stesso quando porto ragazzi che soffrono della sindrome di down».

Per i bambini Oreste-Gipo stravede, forse perché non ne ha avuto uno suo. «Ricordo tutte le facce dei ragazzi e delle ragazze della scuola elementare di Longuelo, quelli della maestra Maura. Sono stati loro le mie cavie» dice quasi commuovendosi. «Era il 1984, esattamente trent'anni. Per me è stato l'esordio assoluto. Insieme abbiamo messo in scena "La nascita dell'uomo". Ancora oggi quei ragazzi, che nel frattempo sono diventati papà e mamme, ricordano quella bellissima avventura. Ogni tanto ne incontro qualcuno con il suo bambino e il pensiero ritorna a quell'esperienza, anzi a quell'esperimento. Da lì è iniziata la mia carriera».

Una carriera di successo: teatro, tv, film, doppiaggi fino all'incontro con Papa Francesco che ha voluto conoscere, in occasione della Festa della famiglia nell'ottobre scorso, proprio i protagonisti di Rai YoYo: Oreste Castagna, travestito da Gipo e Greta Pierotti, la fata Ariele. «è stata un'esperienza fantastica, commovente. Non sapevamo che il Papa vede anche il nostro programma. Per lui abbiamo fatto uno spettacolo, poi ci ha ricevuto e abbiamo parlato per una ventina di minuti. Ha voluto sapere come prepariamo la nostra trasmissione, il linguaggio che usiamo per i bambini. E ha voluto vedere anche i miei disegni. Di noi sapeva tutto, anche che io ero separato. E mi ha detto: "So che ha avuto qualche problema". Un incontro eccezionale, davvero commovente».

Come commoventi, pieni di energia, speranza e spirito terapeutico sono gli incontri de "L'età dell'oro", progetto che Oreste fa in tutta Italia portando i bambini nelle case di riposo a scoprire i "nonni", le loro storie, le loro realtà. «Entriamo in queste case di cura o di riposo e i bambini adottano subito uno dei "nonni"» spiega. «Cominciano a fare domande e si fanno raccontare le loro storie, bellissime. Così c'è la signora, che spiega come allevava i bachi da seta, un altro che ricorda i suoi anni trascorsi in guerra e racconta, racconta. I bambini ascoltano con entusiasmo. Si creano gruppi: è bello vedere nonni e piccoli lavorare insieme. Poi i bambini disegnano i racconti del "nonno" che hanno adottato e glielo portano tra abbracci e lacrime. Anche questa è terapia. Per una giornata l'anziano ricorda il suo passato, si risveglia. Ma è positivo anche per i ragazzi che esorcizzano così la vecchiaia, il tema della morte e si rafforzano scoprendo un altro mondo. Spesso i bambini sono troppo viziati e addirittura alcuni non sanno neppure allacciarsi le scarpe. Con questi nostri laboratori e di fronte a temi come questi forse cominciano a riflettere, a pensare e a mettere le basi per una crescita più consapevole e aperta al mondo».

Le sue idee Oreste le ha trasformate in realtà anche nelle favelas del Brasile, in Palestina, come testimonial di Emergency per tre anni e ora dell'Avis. «Ma con i bambini bisogna stare molto attenti anche nel linguaggio» dice. «Per noi è una grande responsabilità. Loro credono a quello che diciamo e a come lo diciamo. E allora pesiamo molto le parole».

Ora Castagna si sta preparando a un nuovo spettacolo tv, un nuovo "Albero Azzurro", (programma tradotto in 18 lingue che ha avuto tanto successo dal 1989 per una decina di anni su Rai 1 in cui dava la voce a Dodò, l'uccellino-bambino protagonista), che questa volta avrà un respiro internazionale. Ci saranno bambini di altri Paesi che esprimeranno i loro desideri. E intanto, tv a parte, con la regista e coautrice Silvia Barbieri continua il suo teatro di denuncia e di sensibilizzazione nei confronti dell'infanzia anche attraverso temi difficili e complessi come i diritti dei bambini, la piaga dei bambini soldati e del lavoro minorile.

a cura di LUCIO BUONANNO

 

 

 

 



 

 

 

 

 



 

Bergamo Salute n. 45

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