Prurito intimo: se fosse colpa del lichen sclerosus?

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Perché parlare di lichen sclerosus (LS), disturbo che riguarda la pelle, in ginecologia? Perché è un’alterazione che colpisce nel 95% dei casi l’area anogenitale e interessa una donna su 60 che si rivolgono al ginecologo. Sintomo principale: è un prurito intimo fastidioso. Anche se, essendo un disturbo cosiddetto multifattoriale, ancora una sua risoluzione completa non è all’orizzonte, possiamo però migliorare in modo significativo l’approccio al problema, grazie all’associazione di diverse terapie.

Un’infiammazione benigna ma molto fastidiosa
ll lichen sclerosus è una malattia cutanea, ad andamento cronico e progressivo, caratterizzata da un importante stato infiammatorio della pelle (mucosa) che ricopre la parete esterna della vagina (detta vulva) e la zona perianale. Le alterazioni istologiche vanno da un assottigliamento e/o ispessimento della tappezzeria (epitelio) della vulva ad alterazioni dello strato appena sottostante (derma). L’importanza di questa patologia sta soprattutto nei sintomi che produce: il principale e più fastidioso dei quali, come già accennato, è il prurito, che è quasi sempre presente condizionando lesioni ulteriori secondarie al grattamento. Man mano che la lesione progredisce si può giungere ad alterazioni anatomiche dell’area come la netta atrofia (cioè alterazione degenerativa di organi o tessuti da cause varie con diminuzione di volume e di peso) delle piccole labbra, l’incappucciamento del clitoride, il ristringimento dell’introito vaginale con fissurazioni (taglietti) e ragadi che portano a gravi difficoltà e dolore nei rapporti sessuali oltre che a problemi di defecazione (interessamento anale), stipsi e difficoltà nello svuotamento della vescica. è evidente quindi che, pur parlando di una lesione benigna, i problemi che può causare sono molteplici e molto fastidiosi, investendo sfere molto delicate della vita. Inoltre, come tutte le lesioni (cioè modificazioni di un tessuto o di un organo del nostro corpo), vanno comunque monitorate e controllate adeguatamente perché ci può essere la probabilità (anche se rara) che si sovrappongano lesioni maligne tumorali.

La luce che cura
Il lichen sclerosus, se progredisce, può portare all’atrofia vulvo-vaginale, problema che influisce sulla qualità della vita e sulla funzione sessuale che riguarda il 50% delle donne in menopausa. Le manifestazioni comuni di questo problema comprendono una ridotta lubrificazione e sintomi quali prurito, bruciore, secchezza, irritazione, disuria e dispareunia (dolore nei rapporti). La vagina riceve meno nutrimento ed è sempre più predisposta a traumi, lacerazioni, emorragie e dolore, in quanto la mucosa si assottiglia e diventa più fragile. In questi casi il laser CO2 può rappresentare un aiuto. Come? Riattivando la produzione di nuovo collagene e altre molecole necessarie per preservare la struttura della matrice cellulare e ristabilendo così le condizioni della mucosa vaginale.

L’origine? Multifattoriale
Il lichen sclerosus è una malattia multifattoriale, ovvero che non riconosce un’unica causa ma può derivare da un insieme di fattori diversi, spesso concomitanti. In particolare, finora gli studi hanno individuato come cause:
> fattori genetici (le persone che sono geneticamente predisposte possono sviluppare sintomi dopo aver subito traumi, lesioni o abusi sessuali);
> alterazioni proprie della pelle di quella sede specifica;
> disturbi del sistema immunitario (il lichen sclerosus nelle donne può avere una componente autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca e ferisce erroneamente la pelle; le persone con lichen hanno un rischio maggiore di sviluppare altri disordini autoimmuni, come alcuni tipi di malattie della tiroide, anemia, diabete, alopecia areata e vitiligine);
> modificazioni ormonali (le donne colpite sono soprattutto quelle in menopausa e a seguire bambine prima della pubertà);
> infezioni.


Sapone neutro, biancheria intima di cotone e creme al cortisone per prevenire e alleviare i sintomi 
Innanzitutto sono utili alcune regole che riguardano l’igiene intima quotidiana e gli indumenti da indossare. Per quanto riguarda il primo punto, è bene usare saponi neutri, poco aggressivi, senza coloranti nè profumi. In riferimento invece all’abbigliamento sarebbe meglio privilegiare, nei limiti del possibile, le gonne ai pantaloni in modo da evitare ulteriore sfregamento; abolire i collant e usare invece reggicalze; utilizzare biancheria intima rigorosamente di cotone. Passando alla terapia vera e propria, gli obiettivi, trattandosi di una malattia ad andamento cronico e progressivo, sono alleviare i sintomi fastidiosi ed evitare il peggioramento della condizione. In questo senso, la terapia da sempre usata è l’applicazione di creme o unguenti al cortisone che riducono il fastidio del prurito e dell’infiammazione. La cura consiste, in media, in due applicazioni al giorno per 6-12 settimane a cicli, perché insorgono facilmente recidive. Sono state sperimentati anche altri approcci terapeutici con farmaci di vario tipo, ma con incerti risultati. In questi ultimi tempi si sta utilizzando anche una terapia fisica mediante laser a CO2 (vedi box) che sembra promettente sia sui sintomi sia sul miglioramento delle alterazioni anatomiche indotte dalla malattia.

a cura del dottor ROLANDO BREMBILLA
Primario Emerito Ostetricia
e Ginecologia Policlinico San Pietro e ginecologo Smart Clinic
Le due Torri e Oriocenter Presezzo

 

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