È, insieme al pap test, l’esame di prevenzione più importante per le donne. Parliamo della mammografia, il metodo più affidabile per la diagnosi precoce del tumore al seno, in grado di evidenziare modificazioni del tessuto mammario anche di dimensioni millimetriche. Si tratta di un’indagine molto importante perché permette di individuare il tumore quando è all’inizio ed è ancora piccolo: se diagnosticato precocemente la possibilità di guarigione oggi è alta. Come ci spiega la dottoressa Svetlana Telyatnikova, medico radiologo.

Dottoressa Telyatnikova, a cosa serve la mammografia e quale ruolo ha nella diagnosi dei tumori?
È un esame radiologico che, utilizzando raggi X, consente uno studio molto accurato della mammella. La mammella viene posizionata su un apposito sostegno e compressa mediante un piatto in materiale plastico detto compressore. Vengono eseguite di base due proiezioni per ogni mammella. La dose di radiazioni è davvero minima soprattutto con la tecnica digitale che oggi si utilizza. Le mammografie più avanzate sono effettuate con la tomosintesi. Questa particolare tecnica mammografica, associata all’ecografia ed eseguita da operatori esperti, aumenta molto la sensibilità dell’esame rendendola sovrapponibile a quella di una Risonanza Magnetica con contrasto. Consente di documentare lesioni talvolta non visibili mediante la mammografia standard, permettendo una corretta diagnosi della malattia con successiva pianificazione di un adeguato trattamento.

Ma è dolorosa?
Con i macchinari di ultima generazione la sensazione di dolore è notevolmente ridotta. In genere si avverte solo una pressione che dura solamente pochi secondi.

Quali sono le fasce d’età coinvolte nello screening?
Da gennaio 2019 lo screening proposto dalla Regione Lombardia prevede l’esecuzione della prima mammografia a 45 anni proseguendo poi fino a 75 anni, con una cadenza annuale dai 45 ai 50 anni e biennale dai 50 ai 75. A seconda della storia personale di ogni donna, però, lo specialista può suggerire alcune variazioni, programmando controlli più ravvicinati o anticipando rispetto allo screening la prima mammografia. ad esempio nelle pazienti ad alto rischio per famigliarità di primo grado (che abbiano cioè avuto un parente stretto con tumore al seno: madre, sorella, figlia o padre). Solamente in questi casi il primo controllo è consigliabile già a partire dai 35 anni.

Ci sono precauzioni da osservare prima di sottoporvisi?
No, a parte il fatto che è preferibile eseguire l’esame nella prima metà del ciclo mestruale perché è il periodo in cui il seno è meno teso ed è quindi più agevole effettuare la necessaria compressione. Nelle donne in menopausa invece è generalmente possibile eseguire l’indagine in qualunque momento. Ovviamente lo stato di gravidanza è una delle controindicazioni per eseguire l’esame, mentre è assolutamente falsa la convinzione di pericolosità della mammografia in allattamento.

Un esame ormai centenario 
Le prime immagini radiologiche della mammella risalgono al 1913 ad opera del dottor Albert Salomon, chirurgo tedesco, che le ricavò da 3000 campioni provenienti da operazioni e autopsie. Il padre di questo esame è però considerato il dottor Stafford Warren del Memorial Hospital di Rochester (UK), che partì dalla casuale osservazione, fatta durante le sue ricerche sulla radiologia della regione cardiaca, che in posizione obliqua a braccio sollevato la mammella veniva esaminata bene ai raggi X. Le sue ricerche furono accolte dai colleghi solo quando riuscì a fare diagnosi anche su tumori di piccole dimensioni.

A cura di Maria Castellano
con la collaborazione della dott.ssa Svetlana Telyatnikova
Presso Policlinico San Marco di Zingonia e Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro

 

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