L’esame delle urine cambia e diventa screening per malattie renali

L’esame delle urine cambia e diventa uno screening per le malattie renali

Nell’esame completo delle urine vengono eliminate analisi considerate poco utili a fini diagnostici e introdotti di routine il dosaggio delle proteine e dell’albumina in rapporto alla creatinina, valori predittivi importanti per la salute di reni e cuore.

Bergamo, 13 agosto 2015 - È in fase di sperimentazione al Laboratorio di analisi chimico cliniche dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, diretto da Alberto Crippa, una nuova modalità per l’esame completo delle urine, che prevede su tutti i campioni il dosaggio delle proteine e dell’albumina (in rapporto alla creatinina), anche quando non espressamente richiesti. Questi esami prendono il posto di altri considerati ormai inutili, come il dosaggio della bilirubina per le malattie epatiche e la presenza di glucosio nelle urine per il diabete, aprendo la strada a un diffuso e precoce screening delle malattie renali, in virtù dell’ormai assodato rapporto tra la presenza di proteine nelle urine e la salute dei reni.

“Se eseguita bene, ogni analisi delle urine può dare un contributo prezioso alla diagnosi di molte malattie, soprattutto renali, che possono essere intercettate precocemente e quindi trattate in tempo e in modo molto efficace – ha spiegato Giuseppe Remuzzi, direttore della Nefrologia e del Dipartimento di medicina dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. I reni infatti sono instancabili lavoratori, che non danno segni evidenti della propria sofferenza, a meno che le patologie non siano già in fase avanzata. Eseguire un dosaggio sulle urine, in tutti i campioni, di proteine e albumina in rapporto alla creatinina e in maniera precisa come stiamo facendo a Bergamo, significa contribuire alla diagnosi precoce delle malattie renali e anche cardiovascolari”.

E’ del 2012 uno studio del Dipartimento di medicina renale dell’Istituto Mario Negri e degli allora Ospedali Riuniti di Bergamo, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of the American Society of Nephrology, che dimostra come vi sia un legame diretto e proporzionale fra la presenza di albumina nelle urine nei pazienti diabetici e l’incremento del rischio cardiovascolare.

Le analisi attualmente vengono svolte da due nuove apparecchiature, che affiancheranno le strisce reattive, una tecnica basata sulle differenze di colore, ormai consolidata ma poco precisa. L’unica alternativa per avere risultati affidabili fino ad oggi era quella di eseguire il dosaggio delle proteine sulle urine delle 24 ore, ma la procedura di raccolta è complicata e come tale esposta a errori che possono alterare il referto finale.

“Sappiamo che il dosaggio delle proteine e dell’albumina in rapporto alla creatinina consente di evidenziare le malattie renali, anche in fase iniziale, e può essere importante nella prognosi di diverse patologie[1][1] – ha spiegato Maria Grazia Alessio, Responsabile dell’Area Specialistica del Laboratorio analisi chimico cliniche -. Considerando che il nostro laboratorio processa circa 400 campioni di urina al giorno, abbiamo opportunità importanti per restituire al clinico un quadro veramente esaustivo della salute del paziente, soprattutto rispetto alla funzionalità dei reni.”

Il Gruppo di studio intersocietario GIAU (Gruppo Italiano Analisi Urine), di cui fanno parte Maria Grazia Alessio e Rudi Ravasio del Papa Giovanni, consapevole dei limiti diagnostici delle strisce reattive, ha preparato nuove linee guida sulle modalità più corrette per eseguire l’esame completo delle urine. Le novità verranno presentate ad ottobre durante Urinology 2015, un convegno interamente dedicato alla moderna visione dell’esame delle urine, con i dati raccolti durante questi mesi di sperimentazione al Papa Giovanni XXIII, l’unico in Italia a poter contare su un settore dedicato alla diagnostica urinaria.

“Le due nuove apparecchiature sono state integrate in un complesso processo diagnostico, che prevede anche un approfondimento specialistico al microscopio su campioni selezionati, possibile solo grazie all’alto livello di competenza professionale dei nostri operatori – ha precisato Rudi Ravasio, Responsabile del Settore di Diagnostica Urinaria del Laboratorio analisi chimico cliniche dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII - Il carico di lavoro aggiuntivo viene ricompensato dalla convinzione che contribuiamo davvero alla diagnosi precoce delle malattie renali. Non è tuttavia indispensabile avere delle apparecchiature dedicate: il dosaggio delle proteine e dell’albumina può essere eseguito anche da altri strumenti normalmente già in dotazione ad un laboratorio. Quello che cambia è l’assetto organizzativo”.

Questo consentirà, una volta terminata la fase di sperimentazione e presentate le linee guida, di estendere questa pratica anche ad altri ospedali italiani. In 3 mesi sono già più di 20 mila le analisi eseguite, di cui una quota significativa con riscontri patologici che il sistema tradizionale non avrebbe individuato.

“A fronte di un leggero aumento dei costi, riusciamo ad ottenere tantissimi vantaggi clinici con un’accuratezza e prontezza diagnostiche uniche in Italia, utilissime per evitare in futuro tantissimi casi di insufficienza renale – ha commentato Carlo Nicora, direttore generale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Questa novità richiede anche cambiamenti organizzativi importanti e più lavoro per gli operatori, a cui però il nostro Laboratorio analisi ha risposto con passione ed entusiasmo, consapevoli di essere protagonisti di una svolta nei modi e nei tempi della diagnosi delle malattie renali”.


Nella foto allegata una delle nuove macchine destinate all'esame completo delle urine secondo i nuovi parametri.
Grazie e buon lavoro

Federica Belli
Ufficio Stampa
Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII
035.2674065
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