Il rapporto tra la città e il manicomio in mostra allo Spazio Viterbi

Urlo di Munch

Bergamo, 13 settembre 2011 – E’ stata inaugurata oggi allo Spazio Viterbi di Via Tasso la mostra “Transiti inceppati. Vicende di concittadini poco visti”, un percorso guidato lungo le intersezioni tra il manicomio e la città, a partire dai materiali dell’archivio storico dell’Ospedale Psichiatrico di Bergamo, che restituiscono un interessante spaccato di come in quel luogo si viveva tra la fine dell’800 e i primi anni ’70 del ‘900, poco prima della chiusura dei manicomi determinata nel 1978 dell’approvazione della legge 180.

 

Al centro dell’esposizione, scandita in 6 sezioni più una introduttiva, ci saranno i documenti contenuti nelle cartelle cliniche di donne e di uomini, che raccontano legami e relazioni tra l’ospedale psichiatrico e tutto ciò che vi stava attorno. Storie di miserabili, senza tetto e senza lavoro, orfani, celibi senza affetti e vedove precoci, soggetti disperati per i quali non c’era nulla al di fuori di un ricovero, a volte coatto, a volte richiesto dalle famiglie, altre volte voluto e procurato in prima persona da chi era senza risorse materiali e affettive per vivere dignitosamente. Storie, anche, di benestanti, non risparmiati dalla malattia mentale, che finiva col generare intersezioni ancora più complesse, coinvolgendo rapporti patrimoniali a volte rilevanti. Storie, prevalentemente, di persone che per i più svariati motivi o a causa della malattia perdevano il lavoro, entrando così in una spirale di degrado sociale, da cui uscire risultava impossibile, nonostante gli sforzi che a volte proprio il manicomio compiva in tal senso.

 

“Si tratta di corrispondenze più o meno visibili e normate, ma tanto frequenti da far cadere lo stereotipo del manicomio come luogo estraneo alla normalità del mondo – ha spiegato Massimo Rabboni, responsabile del Dipartimento di Salute Mentale dei Riuniti e curatore della mostra -. L’Ospedale psichiatrico in realtà molto recepiva e accoglieva di quanto accadeva nella società, con rapporti continui, spesso conflittuali e non di rado finalizzati a consentire il ritorno dei pazienti a una vita fuori dal manicomio. Un andirivieni tra istituzioni che si rinviavano reciprocamente i pazienti, spesso ricoverati in manicomio a causa dell’alcolismo, della diffusa malnutrizione e di nevrosi causate dalla pellagra. Oggi come ieri questa credenza ancora diffusa e radicata che vuole i pazienti psichiatrici alieni al vivere corrente, rende difficile un ritorno, invece quasi sempre possibile, alla cosiddetta normalità”.

Un andirivieni fra il dentro e il fuori, intervallato dai non pochi tentativi da parte del manicomio di riportare i pazienti nei loro luoghi di provenienza, da cui però spesso arrivavano risposte negative, generatrici di un filo rosso di tensioni tra l’ospedale, le famiglie e le istituzioni che avrebbero dovuto riaccoglierli. Emblema di questo rimbalzo di responsabilità, è la storia di un tal Giovanni Battista, detto Giobatta, che, dopo alcuni mesi di permanenza in manicomio, fu considerato dimissibile, ma costretto a restare in ospedale perchè nessuno era disposto ad andarlo a prendere. A poco sono valse le richieste di dimissioni di Giobatta da parte del Prefetto dell’epoca, le risposte del direttore dell’ospedale psichiatrico e i commenti di uno sconsolato ispettore del manicomio, che arrivò a sentenziare che sulla porta dei manicomi si dovrebbe scrivere “uscite di speranza voi che entrate”: Giobatta venne dimesso solo 12 mesi dopo il ricovero.

La mostra è organizzata dagli Ospedali Riuniti e ASL di Bergamo nell’ambito del progetto “Lavoro e Psiche”, finanziato dalla Fondazione Cariplo con l’obiettivo di facilitare l’inserimento lavorativo dei malati psichici anche attraverso iniziative rivolte ai cittadini, intesi nella duplice veste di possibili datori di lavoro e di potenziali fruitori di servizi erogati da pazienti psichiatrici.

“La mostra mette in luce vicende che possono essere considerate un’anticipazione di ciò che oggi chiamiamo psichiatria di comunità, cioè la costruzione di reti e protocolli d’intesa tra i diversi attori della società per dare ai malati la possibilità di tenere in vita le proprie capacità e potenzialità, attraverso, per esempio, i rapporti affettivi, sociali e il lavoro – ha commentato Carlo Nicora, Direttore Generale degli Ospedali Riuniti -. Se opportunamente difese e valorizzate, queste possono influenzare positivamente l’evolversi della malattia. È questo il valore del progetto Lavoro e Psiche, a cui va anche il merito di aver capito l’importanza di sensibilizzare i cittadini ad accettare i malati psichiatrici come lavoratori affidabili, superando i pregiudizi e lo stigma che oggi come ieri sembra essere l’ostacolo maggiore alla cura e al reinserimento sociale dei pazienti psichiatrici”.

“L’ASL – ha evidenziato Mara Azzi, Direttore Generale dell’ASL -, quale ente capofila, si è impegnata, assieme agli altri enti presenti nel Tavolo Tecnico, a perseguire obiettivi mirati non unicamente all’applicazione concreta delle normative presenti ma intenzionata a favorire effettivamente ed in modo crescente l’integrazione lavorativa dei pazienti psichiatrici. Grazie al progetto Lavoro e Psiche sono stati avanzati interventi che hanno riguardato attività finalizzate, in ultima analisi, a garantire nel territorio orobico lo sviluppo continuo dell’integrazione lavorativa di pazienti psichiatrici. Se si vuole migliorare qualitativamente la vita dei pazienti e dei loro familiari è necessario abbattere il muro dello stigma e dei pregiudizi che circonda questi pazienti. Diviene sempre più essenziale fornire in modo reticolare e paritario informazioni, sensibilizzazione e assistenza sia alle aziende e agli enti territoriali che agli attori operativi nel sistema della salute mentale e del lavoro, siano essi i pazienti psichiatrici, i loro familiari o i principali stakeholder, favorendo implicitamente ritorni virtuosi e lo sviluppo del sistema socio sanitario medesimo al quale tutti quanti appartengono“.

“Lavoro e psiche è un progetto molto ambizioso e innovativo – ha commentato Filippo Petrolati della Fondazione Cariplo -. L'ambizione si colloca nella solidarietà verso tante persone e tante famiglie che affrontano, spesso in silenzio, il problema delle malattie mentali. La missione di Fondazione Cariplo è di sperimentare nuove vie per risolvere problemi irrisolti o di cui nessuno si occupa. Il tema dei malati di mente che non riescono a realizzare un completo inserimento nella vita sociale è uno di questi; un'occupazione in un'azienda è un traguardo importantissimo; ma il successo di questa iniziativa non dipende solo dal trovare imprenditori e aziende disposte a mettersi in gioco su un fronte così complesso, ma dipende anche molto dal contesto di reti solidali a supporto che si riuscirà a realizzare. Il progetto ha una forte valenza scientifica con un metodo che consentirà di valutare la reale efficacia; un modello che potrebbe essere esteso in larga scala a tutta la Lombardia e in Italia”.

“Il Consiglio dei Sindaci – ha sottolineato Leonio Callioni, Assessore alle politiche sociali del Comune di Bergamo e Presidente dell’Assemblea dei Sindaci –, da sempre dinamicamente impegnato allo scopo di perseguire un vero welfare sociale, guarda con approvazione il progetto “Lavoro e Psiche”. Crediamo fermamente nella validità di una proposta per il reinserimento socio-lavorativo di pazienti che abbiano concluso positivamente il loro percorso di riabilitazione: siamo però consapevoli che spesso questo reinserimento è ostacolato dall’emarginazione causata da remore rispetto ad un possibile reale recupero e da pregiudizi di ogni sorta. Lavoro e Psiche ha attivato degli strumenti indubbiamente efficaci a supportare effettivamente gli ex pazienti e le loro famiglie attraverso dei percorsi di accompagnamento e attraverso l’individuazione di ambienti di lavoro disposti a facilitare e supportare il reinserimento del paziente mettendone a frutto capacità e potenzialità. Per noi ciò che più importa è garantire che questa progettualità sperimentale avvenga in sinergia con chi già nella quotidianità si occupa del reinserimento di persone svantaggiate, quali i nuclei attivi per l’inserimento lavorativo nei nostri 14 Ambiti territoriali.”

L’Assessore alle Politiche Sociali e Salute della Provincia di Bergamo, Domenico Belloli, pur non potendo essere presente all’inaugurazione, ha espresso vicinanza all’iniziativa e si è complimentato per la realizzazione di questa importante mostra relativa al delicato tema della malattia mentale: “La disabilità, sia essa di natura psichica, sensoriale o fisica, è una delle priorità del Settore Politiche Sociali e Salute, che da anni mostra particolare sensibilità rispetto a questa problematica, realizzando corsi di formazione, convegni e seminari rivolti agli operatori e soprattutto ai familiari che quotidianamente si confrontano con questa realtà.

La mostra è aperta fino al 29 settembre, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 21 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 18. Ingresso gratuito.

 

 

 

www.ospedaliriuniti.bergamo.it

Fonte: Ufficio Stampa Ospedali Riuniti

 

 


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