Andrea Locatelli. Il mio sogno? Sfidare in Moto GP Lorenzo e Valentino Rossi

mal di testaandrea locatelli


L’appuntamento è in un bar vicino alla caserma dei Carabinieri di Bergamo. Arrivo qualche minuto prima e lo aspetto fuori. Mi aspetto di vederlo arrivare su una moto di grossa cilindrata come quella che guida sulle piste dei Gran Premi modiali di Moto2. Lui, Andrea Locatelli, 22 anni, di Selvino, è stato campione italiano di minimoto nel 2005 a soli nove anni, e tricolore di Moto3 nel 2013 a 17 anni. E invece arriva in auto. «Non ho la moto» dice cogliendomi di sorpresa. «Solo l’auto. La moto la uso esclusivamente in pista. Da sempre, da quando avevo cinque anni e mio padre Emilio, che ha una ditta di porte blindate, mi fece scoprire la bellezza delle gare. E la pista, la velocità. Da allora io vivo soltanto per il motociclismo. Il mio sogno? Gareggiare in MotoGP e sfidare i grandi campioni come Lorenzo, Marquez, Rossi. Quelli che qualche anno fa vedevo solo in televisione a cui cercavo di rubare i loro segreti di guida. Spero proprio di riuscire presto a coronare il mio sogno».

Andrea, viso pulito, parlantina sciolta, indossa una maglietta con l’effigie di The Joker, il personaggio del film Batman «È il mio personaggio preferito» dice. «A Carnevale o ad Halloween, se con gli amici decidiamo di travestirci mi tramuto in Joker, tingendomi i capelli di verde e mettendomi anche il rossetto sulle labbra». Andrea sembra davvero un bravo ragazzo, con grandi valori che gli hanno trasmesso il papà e mamma Nicoletta. Al collo ha una catenina. «È un rosario che porto sempre con me, sul braccio sinistro mi sono fatto tatuare una croce, su quello destro le coordinate del primo podio del motomondiale in Germania. Sono molto credente anche se con il mio lavoro la domenica non riesco ad andare in chiesa per la Messa, ma credo che ci sia Qualcuno lassù che ci guarda e ci protegge». Come quella vota, nel 2015, sulla pista del circuito di Misano Adriatico quando cadde a oltre duecento chilometri all’ora e si ruppe il coccige. «Sono i rischi che corriamo noi piloti. Ma abbiamo tute con airbag che comunque ci proteggono». E di incidenti in quasi 17 anni a tutta velocità Andrea ne ha avuti parecchi. Ma si è sempre ripreso. Grazie anche al suo fisico allenato. «La mia giornata è scandita dagli allenamenti: piscina, palestra, pesi, giri in pista. Curo molto il mio fisico, devo essere sempre in forma. Nella mia professione ci vuole molta tecnica, ma anche una testa e un fisico perfetto. Io sono alto 1,73 metri e ho un peso forma di 65/66 chili. Quindi devo fare molta attenzione anche alla dieta. Anche se qualche sera, uscendo con gli amici e la mia fidanzata, non sempre riesco a osservare». La fidanzata studia psicologia all’Università di Bergamo. «Mi ha aiutato molto anche prima di fidanzarci » racconta Andrea. «Con lei parlo di tutto, dei miei problemi, dei timori, mi confronto e lei ha sempre una parola positiva. L’ho conosciuta una sera in compagnia di amici comuni e un po’ alla volta ci siamo trovati bene insieme».

Andrea è appena tornato dall’Olanda dove si è classificato decimo. E ora è tredicesimo nella classifica generale. La sua squadra è l’Italtrans di Calcinate a una ventina di minuti da Antegnate dove ha cominciato la sua avventura con le moto. «Allora studiavo all’Istituto professionale per diplomarmi in elettromeccatronica o meglio per riparare le auto. Io sono infatti un patito delle auto che è l’altra mia grande passione. Finite le lezioni andavo a casa, studiavo, poi prendevo la funivia fino ad Albino dove c’era mio padre ad aspettarmi con il furgone e andavo ad allenarmi in notturna sulla pista di Antegnate, una delle poche nella Bergamasca. Sono stato tentato anche dal nuoto, dal karatè, ma non sono mai riuscito ad abbandonare la moto. Anche se ho un sogno nel cassetto: partecipare alle gare di triathlon, uno sport olimpico che prevede nuoto, corsa e bici. E prima o poi ci proverò».

Intanto si allena per le ultime gare di Moto2 prima della pausa estiva. «Sono arrivato in Moto2 dopo essermi aggiudicato il titolo italiano sempre nella classe Moto3 nel 2013. La Moto3 era diventata troppo piccola per me per via del peso sui 70 chilogrammi e quindi volevo poter passare il prima possibile sulla moto più grande (140 chilogrammi circa) e grazie ai buoni risultati ottenuti nel 2016, mi si è aperta la porta di Italtrans, squadra bergamasca e una delle top della categoria .Ed è stata una nuova esperienza. Con questa moto posso davvero guidare come voglio senza dover sacrificare lo stile come dovevo fare in Moto3 per via della statura. Mi permette di andare forte e spingere sull’acceleratore. Il mio compagno di scuderia è Mattia Pasini che ha più esperienza di me e dal quale cerco di carpire qualche segreto sulla guida». Ma solo in pista. Andrea non va in moto sulle strade normali. «Ci sono troppi pericoli. Non tutti rispettano cartelli, semafori, divieti e vanno a capofitto sulle strade. Io invito gli amanti delle due ruote innanzitutto a rispettare il codice della strada e se poi ne hanno voglia farsi qualche giro in pista. Si va anche a 300 all’ora ma non corri il rischio di trovarti qualcuno di fronte che arriva in senso contrario».

a cura DI LUCIO BUONANNO
Ph:Gbracingpix Foto

 

Bergamo Salute n. 45

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