Fibromialgia: una patologia invalidante e ancora poco conosciuta

fibromialgia

La fibromialgia è una sindrome dolorosa cronica, caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso in tutto il corpo a cui si associano stanchezza, disturbi del sonno, disturbi intestinali, cefalea, disturbi del tono-umore (che spesso sfocia in sindromi depressive vere e proprie) e molteplici altri sintomi correlati. In letteratura vengono elencati addirittura un centinaio di disturbi che possono accompagnarsi alla fibromialgia. Solo in Italia si può stimare che ne siano affette circa 2 milioni di persone, di cui la maggior parte donne (rapporto nove a uno).

Il dolore, il sintomo principale
È un dolore che tendenzialmente interessa l’intero corpo, di grado elevato e può essere anche descritto come sensazione di bruciore, morsa, rigidità, contrattura, tensione etc.. Spesso varia nell’arco della giornata in base alle attività, alle condizioni atmosferiche, allo stress, ma senza mai scomparire. Può essere favorito da qualsiasi cosa che stringa, schiacci, avvolga, come calze, maglie, vestiti etc.. In alcuni pazienti può assumere le caratteristiche della iperalgesia (percezione di un dolore elevato rispetto all’entità dello stimolo) e della allodinia (percezione di dolore per stimoli che normalmente non sono di tipo doloroso). Difficilmente il paziente ha periodi senza alcun dolore.

Forse all’origine un’anomalia genetica nella percezione delle sensazioni dolorose
L’origine della malattia è un argomento molto discusso: non esistono ancora dati definitivi, ma i ricercatori ritengono possa esistere qualche anomalia a livello genetico che porti a un’alterazione del sistema che governa il dolore. Tale anomalia amplifica le sensazioni dolorose (o ne riduce l'inibizione), influenza il modo in cui il cervello elabora i segnali di dolore e altera i livelli dei neurotrasmettitori, ossia le sostanze che portano e trasmettono le informazioni del dolore. I sintomi a volte iniziano dopo un evento scatenante, un trauma fisico, interventi chirurgici, infezioni o un significativo stress psicologico. In altri casi, i segni della fibromialgia si accumulano gradualmente nel tempo, senza alcun singolo evento di attivazione evidente.

La diagnosi? Non basta considerare solo i sintomi fisici
Inquadrare una patologia di questo tipo è estremamente complesso: molti sintomi sono aspecifici e possono simulare altre patologie. Inoltre non esistono test di laboratorio che confermino la diagnosi. La diagnosi quindi si basa sulla storia descritta dal paziente e sull’esame clinico. Due sono i criteri storicamente considerati nella diagnosi:
• la presenza di dolore diffuso da almeno tre mesi
• la presenza di dolorabilità alla pressione in 11 dei 18 punti dolorosi (tender points) definiti.
Questi criteri, pur essendo riconosciuti a livello internazionale, considerano però esclusivamente l’aspetto fisico e possono portare a errori diagnostici. Si deve infatti considerare che i sintomi dolorosi possono variare nel tempo, anche da un giorno all'altro e che non sempre il dolore è diffuso in tutto il corpo. Oggi la diagnosi, quindi, dovrebbe basarsi su un bilancio più complessivo del paziente.
Per questo, i criteri impiegati nella pratica attuale sono:
• dolore diffuso della durata di almeno tre mesi;
• sintomi correlati, come stanchezza, disturbi del sonno e dell'umore;
• condizioni di stress;
• nessun’altra problematica di fondo che potrebbe far risalire ad altre cause e provocare dolore;
Infine, la diagnosi può essere formulata anche solo in presenza di alcuni tender points, purché associati a caratteristici sintomi di accompagnamento.

La terapia: farmaci ma non solo
L’approccio terapeutico deve prevedere l’azione combinata di reumatologo, fisiatra, psicologoo coach, fisioterapista, medico di medicina generale e, soprattutto, famiglia del paziente. Non essendoci un farmaco specifico per la fibromialgia, la terapia farmacologica va cucita su misura per ognipaziente e deve porsi l’obiettivo di aiutarlo nel ridurre il dolore, il livello di ansia e di depressione,oltre a curare in modo specifico possibili disfunzioni organiche e metaboliche. L’uso di antidepressivi, al di là dei casi specifici in cui esiste anche uno stato depressivo vero, ha la funzione di aiutare a regolare i livelli di serotonina: un neurotrasmettitore che nei pazienti fibromialgici si trova spesso a livelli ridotti rispetto al normale e la cui funzione si esplica sulla regolazione del dolore, sul sonno e sull’umore. Generalmente questi farmaci vengono associati a farmaci miorilassanti, antiepilettici, antidolorifici e ad antiinfiammatori. Oltre a questi è importante associare una ripresa graduale del movimento e dell’esercizio, un corretto bilancio alimentare e un lavoro sull’atteggiamento della persona.

In tutto il mondo sono in corso diversi studi per riuscire a far chiarezza sulle cause e su quali terapie possano essere prese in considerazione per trattare questa patologia

IL PAZIENTE CONSAPEVOLE: PARTE ATTIVA DELLA CURA
Il coinvolgimento attivo del paziente nel processo di cura è un principio cardine: spiegare in modo chiaro cosa stia accadendo nel corpo e nel circuito che governa il dolore costituisce la base di partenza. Se il paziente non riceve spiegazioni circa la propria condizione, ne conseguiranno risvolti negativi anche sui meccanismi che sottendono il dolore (paura, incertezza, ansia, catastrofizzazione etc.). Gli aspetti emotivi e comportamentali devono essere considerati non solo in termini di sostegno nell’affrontare le difficoltà di tutti i giorni, ma impongono, soprattutto, di vedere sotto un’altra luce la condizione del paziente, stimolandolo a obiettivi motivanti che non siano la semplice lotta al dolore. Elementi chiave del percorso di recupero sono sicuramente il miglioramento del livello di funzionalità fisica,attraverso un’esposizione graduale e ben misurata al movimento, la riduzione dello stress, il miglioramento della qualità del sonno. A tutto questo vanno aggiunti due elementi spesso messi in secondo piano: l’alimentazione e l’atteggiamento. Molti studi dimostrano come una corretta alimentazione possa influire positivamente sulla salute del corpo, interagire a livello metabolico e ormonale e, nel caso della fibromialgia, ridurre il carico di infiammazione generale della risposta autoimmune e della sensibilizzazione del sistema nervoso. Un atteggiamento positivo e proattivo costituisce la base su cui “poggiare” l’impegno e il coinvolgimento di ogni paziente, agendo anche sui livelli dei neurotrasmettitori e sul grado di dolore percepito.

a cura di PAOLO VALLI
Fisioterapista e Osteopata
-COACH DEL DOLORE, AUTORE DEL LIBRO LA TUA SVOLTA AL DOLORE MANUALE SULLA CURA DELLA FIBROMIALGIA E DOLORE CRONICO-

 

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