Aggressività nel cane e bambini: le regole della prevenzione

cane e bambino

Una recente ricerca nel campo della neuropschiatria infantile dell’Università di Cambridge, pubblicata sulla rivista Journal of Applied Developmental Psychology, dimostra che i bambini instaurano relazioni meno conflittuali e più soddisfacenti con i loro cani che non con i fratelli e le sorelle. I ricercatori sono giunti a queste conclusioni selezionando 77 bambini di 12 anni, che vivono con animali e che hanno uno o più fratelli e sorelle.

“È la dimostrazione di quanto importante sia per lo sviluppo dei bambini il rapporto con il proprio animale da compagnia che rappresenta un polo affettivo che dà sicurezza e migliora la stabilità emotiva” sostiene Matthew Cassels, coordinatore della ricerca. Lo studio, se da un lato ci dimostra quanti possano essere i benefici di un animale domestico per i nostri bambini, dall’altra non si interroga se gli stessi vantaggi siano percepiti anche dai nostri animali. Il pericolo che vengano trattati come “giocattoli viventi” per i nostri bimbi è sempre da tenere presente; pena lo squilibrio di una relazione che può dimostrarsi vantaggiosa solo se vengono rispettate anche le esigenze di benessere dei nostri animali da compagnia. Come fare allora? Quali sono le regole per una pacifica e soddisfacente convivenza? Come prevenire episodi di aggressività da parte del nostro pet? Lo abbiamo chiesto a Jacopo Riva, medico veterinario comportamentalista.

Dottor Riva, cosa significa esattamente il termine aggressività?
Chiaramente, la definizione di aggressività può avere numerose sfaccettature. In linea generale, può essere definita come un comportamento palese o intenzionale manifestato per danneggiare o altrimenti “provocare uno stimolo nocivo” nei confronti di un altro individuo o, più semplicemente, come “attacco o minaccia di attacco”, che può essere aggravato da frustrazione o da stimoli ostili. La caccia, il gioco e la difesa territoriale possono essere tutti etichettati come forme di aggressività, ma dal punto di vista funzionale sono comportamenti ben differenti. Il problema, in genere, nasce quando la comunicazione tra umano e animale non è corretta e l’animale non viene gestito nel modo giusto fin dalle prime fasi della convivenza: il cane di famiglia, da prezioso compagno per lo sviluppo del bambino, può diventare un pericolo. Purtroppo in letteratura sono riportati vari casi di morsi verso bimbi e diverse indagini hanno riscontrato che quelli inferiori ai quattro anni di età sono le vittime più frequenti di aggressività, con conseguenze anche gravi. Queste ricerche indicano la necessità assoluta di sorvegliare sempre il cane quando è presente un bambino piccolo. Purtroppo non tutti i cani sono in grado di convivere tranquillamente con i bambini poiché, soprattutto se molto piccoli, emettono vocalizzi e utilizzano movimenti inconsueti, improvvisi, imprevedibili che possono essere interpretati in modo non corretto da un cane mal socializzato. Un bambino che corre, ad esempio, potrebbe essere identificato con una preda da inseguire e catturare.

Cosa fare se il cane si mostra aggressivo?
Quando un cane ha mostrato atteggiamenti di aggressività verso persone o bambini, ma anche se è un soggetto troppo insicuro o pauroso, è sempre bene rivolgersi a un medico veterinario esperto in problemi comportamentali, che potrà dare alla famiglia ogni indicazione e tutti i consigli mirati.

Uno dei momenti più delicati e che maggiormente preoccupano i genitori è l’arrivo in casa di un nuovo membro, ovvero un neonato. Come fare per aiutare l’animale ad accettare la nuova situazione in modo sereno?
Il problema comportamentale più frequente nei confronti di un bambino appena nato è la competizione: c’è chi reagisce interponendosi continuamente tra proprietari e bambino, chi mugola e abbaia per attirare l’attenzione, oppure salta per separare il bambino dai genitori. Alcuni accorgimenti, fin da prima che il bambino arrivi a casa, possono aiutare a favorire un rapporto sereno, senza che il cane si senta trascurato, o peggio sostituito nelle attenzioni dei padroni 

COMPAGNI DI GIOCHI E DI CRESCITA
Secondo la maggior parte degli esperti, la presenza di un cane in famiglia è molto utile per lo sviluppo dei bambini, per diversi motivi: il bambino impara a essere responsabile di un altro essere vivente nell’occuparsi di lui e comprende l’esistenza di regole; ha un compagno di giochi e di confidenze; il cane è una valvola di sfogo anche per gli eccessi sentimentali del bimbo e del suo bisogno di affetto.

PER UNA BUONA CONVIVENZA FIN DALL’INIZIO

Prima dell’arrivo a casa del bambino
Valutate la modifica della gestione degli spazi, iniziando molto prima dell’arrivo del bebè (zone interdette, cancelletti di separazione, uso dei trasportino etc). Sarebbe utile portare a casa dall’ospedale gli indumenti del bimbo per farli annusare al cane e abituarlo al suo nuovo odore. Può essere utile utilizzare anche una traccia audio che riproduca il pianto di un bambino: in questo modo si potrà verificare le reazioni del cane e abituarlo gradualmente a questi nuovi suoni con semplici condizionamenti.

All’arrivo del bambino in casa
Lasciate che il cane si avvicini al bimbo per annusarlo e conoscerlo, promuovendo la socializzazione; tutto sempre con un occhio di riguardo! Il cane non deve mai essere scacciato, né punito quando si avvicina al bambino, a meno che non vi siano reali necessità. All’inizio bisognerebbe premiare i comportamenti corretti (se il cane si avvicina al bimbo ed è tranquillo lo premieremo con un bocconcino in cibo). Se invece si comporta in modo troppo impulsivo, meglio distrarlo con un gioco, ma non punirlo. La cosa più importante è che il bambino rappresenti per il cane qualche cosa di positivo. Quindi, quando il bambino è presente, cercate di dare il maggior numero di attenzioni al cane, lasciare cadere dei pezzettini di cibo, accarezzarlo e giocare con lui. Quando invece il bambino non c’è, date meno attenzioni al cane. In questo modo la presenza del bimbo viene associata al premio, all’esperienza positiva, all’interazione.

Quando il bambino sarà più grande
Insegnate ai bambini a rispettare le esigenze del cane, ad esempio non disturbarlo quando dorme. Un momento in cui va posta massima attenzione è il passaggio dal gattonare al camminare: il cane potrebbe improvvisamente trovarsi con un piccolo umano in continuo movimento che si avvicina a lui in modo imprevedibile e poco coordinato. Per evitare incidenti la cuccia del cane deve essere posizionata in modo che, quando il cane riposa, il bambino non possa raggiungerlo. Spesso i bambini che vivono con cani in casa, tendono ad avere una fiducia assoluta anche nei confronti di quelli che non conoscono e ciò può essere potenzialmente pericoloso. Bisogna insegnare ai bambini (tutti) il modo corretto di avvicinarsi ai cani: chiedere sempre il permesso, rimanere calmi, accarezzarli sotto il muso e non sulla testa, non fare movimenti bruschi e improvvisi. Si deve insegnare ai bambini come evitare le reazioni improvvise dei cani: devono sapere che i movimenti troppo bruschi, l’avvicinarsi a un cane che ha in bocca un gioco, un osso o del cibo possono provocare involontariamente l’animale.

UNA QUESTIONE DI COMUNICAZIONE
Gli effetti del comportamento umano su quello di un animale e sui suoi elementi psicobiologici (come umore, emozioni, capacità cognitiva, percezione, atti motori e reazioni autonome) sono numerosi. La comunicazione diventa, così come l’organizzazione sociale e territoriale, fondamentale per un corretto approccio tra proprietario o bambino e il cane di casa. La comunicazione è fatta di messaggi trasmessi e diffusi, composti da due importanti elementi: il contenuto e la forma di presentazione. Tra le persone, parole e linguaggio del corpo creano il sistema di comunicazione; un cane può assumere un postura di invito al gioco (messaggio), scodinzolando a più non posso (emozione). Ogni incongruenza tra contenuto e forma può comportare equivoci nella comunicazione, ambiguità, ansia ed eventuali disturbi comportamentali, fino ad atteggiamenti aggressivi. I bambini, senza volerlo, spesso ne sono la causa principale.

a cura di VIOLA COMPOSTELLA
con la collaborazione del dottor JACOPO RIVA
PhD Veterinario comportamentalista
- SPECIALISTA IN ETOLOGIA APPLICATA AMBULATORIO VETERINARIO SANTA MARIA CALCINATE -

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