Dieta del gruppo sanguigno. Funziona davvero?

Adriano Merigo

Pesce, carni magre, frutta e verdura per chi ha sangue del gruppo 0. Dieta principalmente vegetariana, con pochi alimenti a base di frumento per chi appartiene al gruppo A. Latte e derivati, uova e verdure per le persone con gruppo sanguigno B. Un mix di tutto per il gruppo AB. Possibile che avere il sangue del gruppo A o B faccia differenza su ciò che dovremmo mangiare? Secondo i fautori della “dieta del gruppo sanguigno”, ideata dal naturopata americano Peter Adamo negli anni Novanta, la risposta è sì. Una teoria le cui radici affondano, sempre a detta del suo inventore, nei diversi periodi dell’evoluzione umana e si basa sulla convinzione che una classificazione basata su alcuni antigeni presenti sui globuli rossi possa offrire la mappa degli alimenti più o meno indicati. Ma in che modo l’evoluzione umana avvenuta millenni fa può incidere sulle nostre scelte alimentari di oggi? E quanto è attendibile questa teoria?

Ne parliamo con la dottoressa Alessandra Contardi, biologa.

Dottoressa Contardi, ci spiega meglio i principi su cui si basa questo tipo di dieta?
Negli ultimi anni sono state avanzate diverse teorie relativamente all’influenza del gruppo sanguigno sulla dieta, ovvero per ciascun gruppo sanguigno sono state elaborate delle diete specifiche che eliminano i prodotti possibilmente nocivi per gli appartenenti ad uno specifico gruppo sanguigno. L’idea di nutrirsi in base al gruppo sanguigno nasce dall’esigenza di capire perché più persone reagiscano in modo diverso alla stessa alimentazione.

Cosa fa sì, ad esempio, che un alimento benefico per alcuni risulti addirittura nocivo per altri?
La risposta si trova nel sistema immunitario, che è strettamente connesso al gruppo sanguigno. Circa 40.000 anni fa i nostri antenati, tutti appartenenti al gruppo 0, divennero cacciatori che si alimentavano principalmente di carne e si posizionarono in cima alla catena alimentare. Ancora oggi il gruppo 0 è quello maggiormente diffuso nel mondo. Nelle epoche successive l’uomo da nomade divenne sedentario. In Asia e Medio Oriente nacquero le prime comunità agricole, basate sulla coltivazione di cereali e l’allevamento. Le popolazioni vicine ai fiumi e al mare praticavano anche la pesca. Fu in questo nuovo ambiente che iniziò a svilupparsi il gruppo A, che tuttora è principalmente concentrato nel bacino del Mediterraneo. Il gene del gruppo B comparve nelle popolazioni di nomadi che 10.000 anni fa si spostarono nelle zone montuose dell’Asia. Nacque per fronteggiare il passaggio dal clima torrido dell’Africa al freddo glaciale dell’Himalaya. Questi popoli erano dediti soprattutto alla pastorizia, di conseguenza si nutrivano principalmente di carne e prodotti caseari. Infine, il gruppo AB è il più recente di tutti, oltre che il più raro: è presente infatti in meno del 5% della popolazione. La sua comparsa è stata collocata circa 1000-1200 anni fa, quando l’Impero Romano fu invaso dai barbari e il sangue di tipo A si mescolò con quello di tipo B. Questo gruppo sanguigno ha caratteristiche complesse e contraddittorie: eredita infatti le tolleranze di entrambi i gruppi di origine, ma non ha gli anticorpi di nessuno dei due, cosa che lo rende al tempo stesso resistente e vulnerabile. Secondo queste teorie gli appartenenti ai vari gruppi sanguigni dovrebbero seguire un'alimentazione il più vicino possibile a quella delle origini per ciascun gruppo.

Questo tipo di dieta è stata da più parti criticata e messa in dubbio, accusata di non avere reali basi scientifiche. Quanto è attendibile?
Non esistono ad oggi vere e proprie evidenze scientifiche che possano confermare la teoria della “dieta basata sul gruppo sanguigno”. Certamente è necessario valutare sempre con attenzione qualsiasi tipo di dieta seguita al fine di evitare carenze alimentari, legate alla restrizione nell’assunzione di certe tipologie di alimenti, con possibili ripercussioni sull’organismo e quindi sulla salute. Una dieta equilibrata, senza eccessi ma che prevede l’introduzione di tutti i principi nutritivi necessari all’organismo (carboidrati, proteine, grassi, vitamine, oligoelementi etc.) è sicuramente la dieta più idonea. Nel corso dei millenni l’alimentazione dell’uomo è profondamente cambiata e ancor oggi è in evoluzione e inoltre differisce notevolmente in base all’area geografica (la cucina asiatica è estremamente diversa da quella occidentale) ma è anche cambiata la struttura dello stomaco umano in adattamento all’ambiente circostante e al cambio di alimentazione (secondo diversi studi migliaia di anni fa la forma e le dimensioni dello stomaco umano erano diversi rispetto ad oggi).

Gruppo sanguigno a parte, esiste un modo per scoprire quale sia l’alimentazione più adatta alla singola persona?
Rivolgendosi ad esperti dietologi e nutrizionisti è possibile avere indicazioni sulla tipologia di dieta più adatta per età, attività fisica svolta, stile di vita e soprattutto per la presenza di patologie o disturbi. Molte patologie richiedono una dieta specifica e l’importanza degli alimenti non va sottovalutata. Per le persone affette da disturbi di varia natura (per lo più disturbi gastro intestinali ma anche cefalee ricorrenti) sarebbe utile eseguire una visita con un nutrizionista per valutare la tipologia di dieta e soprattutto il consumo di certi alimenti che assunti in dosi eccessive per l’organismo creano una situazione di sovraccarico. Numerosi sintomi di natura generica che spesso vengono attribuiti ad altre cause, dai problemi intestinali e digestivi fino a insonnia, irritazioni cutanee e capogiri, gonfiore, pesantezza, ritenzione idrica, problematiche respiratorie sono spesso riconducibili a un’intolleranza alimentare. Basti pensare che in Italia, il 60% della popolazione ad esempio è intollerante al lattosio, ma la maggior parte ignora tale intolleranza.

a cura di ELENA BUONANNO
con la collaboraziuone della DOTT.SSA ALESSANDRA CONTARDI
Biologa
- DIRETTORE LABORATORIO ANALISI HABILITA BONATE SOTTO -

Bergamo Salute n. 45

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