Inverno: il momento giusto per prendersi cura delle gambe

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Sedentarietà, diete sbilanciate, fumo, posture scorrette. Sono tanti e diversi i fattori che possono compromettere la salute delle nostre gambe, soprattutto per quel 25% della popolazione dei Paesi industrializzati (in netta prevalenza donne) che soffre di malattie vascolari. Uno dei problemi più comuni e conosciuti sono senza dubbio i capillari visibili o teleangectasie: secondo gli esperti affliggono quasi il 70% della popolazione femminile adulta, in alcuni casi già a partire dai 30 anni. Ma non è l’unico....

Conosciamo meglio quali patologie vascolari possono colpire le gambe e quali terapie possono essere utili per prevenire e curare questi problemi. In molti casi, la stagione fredda rappresenta il momento migliore per preoccuparsi della salute delle gambe e arrivare pronti alla primavera-estate.

Non solo vene. Anche arterie, vasi linfatici e capillari a rischio
Ci sono tre ordini di patologie che colpiscono gli arti inferiori. La più “pericolosa” è quella arteriosa, dovuta a stenosi (restringimenti) od ostruzioni delle arterie, ovvero i vasi che portano il sangue alle gambe; si manifesta nei primi stadi con ipotermia dei piedi e crampi dolorosi o affaticabilità dopo un intervallo di cammino circa fisso, poi, al peggiorare delle ostruzioni arteriose, con comparsa di dolore a riposo e piedi cianotici e infine con ulcere e/o gangrena. In generale, nel sospetto di una patologia delle arterie, è bene che il paziente sia valutato per stabilire la gravità del quadro e del coinvolgimento degli altri distretti arteriosi e valutare l’eventuale necessità di trattamento chirurgico. Per chi è affetto dal diabete, questa patologia può avere una evoluzione molto più rapida e pericolosa, per cui è raccomandabile una valutazione chirurgica vascolare almeno annuale. La patologia venosa, invece, è dovuta a ristagno di sangue all'interno delle vene degli arti inferiori per malfunzionamento, su base congenita o acquisita (varici, trombosi venose profonde o superficiali) delle valvole che consentono al sangue di risalire sino al cuore. Si manifesta con una sintomatologia molto comune: pesantezza, tensione delle gambe, edema (gonfiore), specie dopo prolungata stazione eretta. Possono associarsi vene varicose visibili e, con il passare degli anni, possono formarsi aree scure di discromie nella regione malleolare (vicino alla caviglia, specie dal lato interno della gamba) dovute alla deposizione di emosiderine, pigmenti di ferro che assumono proprio il colore della ruggine. Queste aree sono più facili a ulcerarsi per un piccolo trauma o anche spontaneamente, dando origine alle ulcere flebostatiche che necessitano di lunghe cure con medicazioni e bendaggi elastocompressivi, a volte anche interventi chirurgici, per arrivare a guarigione. Nelle gambe però, oltre ad arterie e vene, ci sono vasi sottilissimi, deputati a trasportare la linfa, ovvero acqua e proteine, ciò che rimane nell'interstizio fra le cellule dopo che il sangue è stato utilizzato: i vasi linfatici. Il flusso di linfa nei linfatici è molto più lento di quello del sangue nelle vene, o addirittura nelle arterie, ed è agevolato anche qui dalla presenza di valvole e dalla spinta verso l'alto data dall'esercizio muscolare. Il ristagno linfatico agli arti inferiori si manifesta con un edema (gonfiore) leggermente diverso da quello venoso, perché spesso coinvolge anche il piede, interessa la cute che diventa “a buccia d'arancia”, non dà solitamente discromie (macchie), tende a diventare più facilmente un edema “duro”, facendo assomigliare la gamba a un tronco d'albero e poi, nel tempo, dando origine ad una condizione definita elefantiasi, in cui si formano pieghe della pelle e del sottocute nella regione della caviglia, con elevato rischio di infezioni e ulcerazioni. Un quarto cenno meritano le patologie che colpiscono i vasi capillari, che per fattori per lo più di predisposizione genetica, fragilità favorita da fattori ormonali, sovrappeso, traumi etc. possono dare origine alla comparsa di quei reticoli definiti teleangectasie, che non danno significativi sintomi, ma sono antiestetici e tendono a peggiorare nel tempo. 

Le terapie: dall’attività fisica alla scleroterapia
Nei mesi invernali tendenzialmente le patologie arteriose tendono a peggiorare per effetto della vasocostrizione da freddo, che riduce l'entità dei circoli collaterali compensanti le occlusioni, così è più facile che i tessuti più periferici soffrano, proprio come succede a chi ha i “geloni”. Le arteriopatie nei primi stadi necessitano di un costante esercizio fisico, ovvero di passeggiate quotidiane per sviluppare e migliorare i circoli collaterali, per cui in questi mesi freddi, considerando anche l'età media dei pazienti che ne sono affetti, e il fatto che tendono a uscire meno di casa, l'ideale sarebbe l'uso di un tapis roulant e/o di una cyclette. Le malattie venose invece, e anche il linfedema, possono migliorare nei mesi invernali: anche vene e linfatici con il freddo assumono dimensioni più ridotte e quindi generano un ristagno minore. Anche qui l'attività fisica può aiutare, ma non vanno dimenticati tutti i rimedi fondamentali che raccomandiamo un po' tutto l'anno: controllo del peso, adeguata alimentazione, calze elastiche della giusta gradazione e farmaci flebotonici e drenanti. L'inverno è spesso considerata anche la stagione per occuparsi di queste patologie dal punto di vista chirurgico: anche se in realtà non vi sono controindicazioni agli interventi sulle varici in estate, molti pazienti preferiscono questo periodo per ridurre il discomfort dovuto all'elastocompressione da mantenere nel mese successivo all'intervento e alla impossibilità di lavare l'arto per i 7-10 gg che necessitano per la guarigione delle ferite. La scleroterapia a fini estetici o terapeutici, infine, ha in questo periodo la sua massima efficacia, perché si riducono i rischi di macchie antiestetiche legate all'esposizione al sole e si riescono a trattare i vasi con miglior efficacia.

I trattamenti termali 
Tra i trattamenti per la prevenzione e terapia della salute delle gambe ci sono quelli termali: i percorsi vascolari, corridoi acquatici contenenti acqua a temperatura differenziata (calda-fredda) e dotati di bocche idromassaggio posizionate a diverse altezze, possono risultare ottimi coadiuvanti per il mantenimento del tono venoso e delle microanastomatosi, facilitare il drenaggio flebo-linfatico (grazie alla pressione idrostatica svolta dall’acqua), ridurre l’incidenza delle alterazioni trofiche della pelle nonché incrementare lo stato di benessere e, dunque, la qualità della vita dei pazienti affetti da insufficienza venosa cronica. Alcuni studi pubblicati su importanti riviste (per esempio il Journal of Vascular Surgery) oltre a confermare quanto sopra affermato, comprovano inoltre come effetti benefici rimangano significativi anche a distanza di circa un anno dal ciclo terapeutico.
Il trattamento “termale” sembrerebbe efficace anche nelle ulcere vascolari. Sebbene, infatti, la letteratura scientifica non riporti una significativa conferma dell’incidenza delle ulcere vascolari tra pazienti con insufficienza venosa sottoposti a trattamenti termali e non, l’abbinamento tra l’utilizzo di acqua termale (in particolare sulfurea) e le consuete procedure mediche (courrettage, medicazioni, bendaggio elasto-compressivo) sembra possa offrire una più favorevole prognosi delle lesioni ulcerative.

LE REGOLE D’ORO DELLA PREVENZIONE… TUTTO L’ANNO
Niente fumo, un'attività fisica regolare, con particolare riguardo al movimento (sarebbe sufficiente muoversi di più a piedi, parcheggiando l'auto più lontano o facendo le scale anziché usare l'ascensore nel quotidiano), un breve periodo di relax per le gambe tenendo i piedi sollevati la sera per 15 minuti, docciature fredde dal basso verso l'alto: queste le regole per prevenire problemi vascolari alle gambe. Il cardine della terapia rimane poi l'elastocompressione con calze riposanti (16-18 mmHg) per chi non ha grandi problemi o più efficace (prima o seconda classe terapeutica) per chi invece ha una patologia venosa o linfatica già diagnosticata.

a cura del dott. Pietro Cefalì
Specialista in Chirurgia Vascolare
- ASST Papa Giovanni XXIII Bergamo e Responsabile Centro per la Cura delle Gambe Terme di Trescore -

 

 

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