Mamma, come nascono i bambini?

Laura Pagnoncelli

Tra i 3 e i 5 anni il bambino inizia a porre delle domande su ciò che lo circonda e a chiedere molti “perché”: “Perché il cielo è azzurro?”, “Perché gli uccelli volano?”, “Perché i fiori profumano?”. Quelle che per un adulto sono questioni banali, per lui sono di grande importanza e indice del suo interesse verso il mondo. La curiosità del bambino, però, non si limita al mondo esterno, è rivolta anche a se stesso, alle differenze che osserva tra sé e gli altri, alla sua vita e alle sue origini.

Da qui nascono anche le domande sulle differenze tra maschi e femmine, sul concepimento e sulla nascita, che spesso mettono in difficoltà i genitori. «Un tempo questi erano argomenti tabù, che i genitori evitavano o sviavano trasformandoli in magia o in fiaba: i bambini venivano comprati, portati dalla cicogna, trovati sotto i cavoli. Al giorno d’oggi si cerca di parlare con più sincerità ai bambini senza negare la verità, sia a livello fisico sia emotivo. Non dare risposta agli interrogativi del bambino potrebbe soffocare la sua curiosità o trasmettere il messaggio che ciò di cui sta parlando è qualcosa di brutto e che non va menzionato» spiega la dottoressa Sofia Raffa, psicologa e psicoterapeuta. «Se il bambino pone domande sulle sue origini, significa che è pronto per sentirsi dare una risposta e significa anche che prima ci ha pensato da solo, sollecitato da qualcosa che ha visto o di cui ha sentito parlare. Ogni bambino ha le sue teorie ingenue rispetto alle differenze di genere, al concepimento e alla nascita, che si è creato osservando la mamma che aspetta un fratellino, la gatta di casa che ha avuto i cuccioli o captando qualche nozione dagli adulti o dalla TV».

Dottoressa Raffa, avere risposte e spiegazioni realistiche è un diritto dei piccoli, anche quando la domanda è “come nascono i bambini”. Però non sempre è facile per i genitori trovare il modo giusto per affrontare argomenti come questo…
Trovare le parole giuste per spiegare al proprio piccolo di 3 anni da dove è arrivato, non è facile. La tentazione sarebbe quella di prendere un bel DVD di un corso per l’educazione all’affettività per bambini in età prescolare e dargli tutte le risposte che cerca, ma non dovrebbe essere lasciato da solo. Se il bambino ha interrogato i suoi genitori, forse ha bisogno di sentire informazioni, ma anche di dare significato alle sue credenze oltre che alle sue emozioni (cosa che la TV non può di certo fare!). 

Quali parole usare, allora?
Prima di tutto i genitori devono tenere in mente che il bambino non può venire completamente educato sulla sessualità perché la sua capacità di comprensione (vista la sua fisicità e le sue esperienze) è limitata. È poco utile, perciò, che ci si metta a dargli spiegazioni complesse che poi non potrebbe capire. È importante limitarsi a rispondere a quelle che sono le domande del bambino, senza aggiungere altro che in quel momento forse non è in grado di capire. Se vorrà dei chiarimenti o avrà bisogno di altre informazioni, sarà lui a chiederlo. Una delle prime domande che il bambino pone riguarda la differenza tra maschi e femmine. I maschi scoprono di avere il pene e che le femmine ne sono prive, allora cerca di capire come mai, a volte immaginando che le bambine l’abbiano perso. Un genitore dovrebbe capire cosa il bambino sa a riguardo, poi potrebbe aiutarlo a capire l’anatomia dei sessi, ad esempio dicendo che le bambine hanno internamente ciò che i maschi hanno all’esterno e che le femmine non hanno un pene perché hanno un utero, il posto in cui crescono i bambini. Un’altra domanda che il bambino pone è: “Da dove sono venuto?”. Anche in questo caso si potrebbe cercare di capire prima cosa lui sa di questo argomento: “secondo te, da dove sei venuto?”. È raro che un bambino sappia rispondere a questa domanda in modo corretto. Ogni bambino si è creato la sua teoria a riguardo. Alcuni si costruiscono la fantasia di essere entrato nella bocca della mamma per poi essere sceso nella pancia, altri ancora pensano di essere scesi dal cielo per poi aver trovato posto nel pancione. Partendo da ciò che il bambino porta, si può correggerlo, senza dare spiegazioni troppo difficili e senza anticipare le sue domande. Si potrebbe dire, ad esempio: “Avevi un tuo spazio nella pancia della mamma, diverso dallo spazio del cibo. Questo spazio si chiama utero, non si vede, ma sei cresciuto lì!”. Se al bambino interessa sapere anche come è uscito dalla pancia della mamma si potrebbe spiegare che quando è diventato abbastanza grande è uscito dalla pancia attraverso una fessura che non è la stessa delle feci, ma che hanno solo le femmine e serve per fare nascere i bambini. Non è consigliabile entrare nei dettagli del parto, perché potrebbe far sentire in colpa il bambino per il dolore provocato alla mamma o spaventarlo. Vi è poi il momento in cui il bambino vuole capire il ruolo del papà nella sua nascita. Si può spiegare che quando un uomo e una donna si amano e decidono di avere un bambino, l’uomo mette un seme nella pancia della donna, attraverso la stessa fessura dalla quale uscirà il bambino e che lì incontra l’ovulo. Da questo incontro nasce il bambino, che poi crescerà nella pancia della mamma. Se il bambino lo chiede, gli si può spiegare anche il ruolo dell’apparato genitale maschile. È importante legittimare le domande del bambino ed è altrettanto importante cercare di rispondergli con serenità.

Ci possono essere però mamme e papà che, per l’educazione ricevuta, si imbarazzano a parlare di sessualità…
Certo, non per tutti i genitori risulta “naturale” e spontaneo affrontare con il proprio piccolo l’argomento della sessualità. Alcuni si sentono a disagio, altri sono preoccupati, altri ancora restano senza parole. Ogni tanto i bambini lasciano a bocca aperta e non si sa bene come rispondere. In questi casi non bisogna preoccuparsi, né farne una tragedia perché se un genitore non sa cosa rispondere potrebbe informarsi e quando il bambino riapre l’argomento si troverà più preparato.

È attraverso l’accoglimento offerto dai genitori e la percezione della loro disponibilità a parlare di ciò che lo preoccupa o lo confonde che il bambino costruisce un rapporto di fiducia. Questo è importante anche per il suo sviluppo intellettuale, per gli apprendimenti e per aiutarlo a mantenere viva la sua curiosità verso il mondo e verso se stesso

a cura di MARIA CASTELLANO
con la collaborazione della DOTT.SSA SOFIA RAFFA
Psicologa Psicoterapeuta Terapista EMDR
- TRESCORE BALNEARIO -
Illustrazione Laura Pagnoncelli

Questo sito utilizza cookie

propri e di terze parti, per il funzionamento e la raccolta di dati anonimi sulle visite. Proseguendo si accetta l'uso dei cookie. Per dettagli e rifiuto dei cookie clicca qui

Approvo
Non mostrare più