Il gruppo sanguigno perché è importante conoscerlo

sangue

Capita spesso, soprattutto durante l’estate, che venga rilanciato l’allarme per la carenza di scorte di sangue per interventi e trasfusioni. “Manca sangue RH +” oppure “scarseggiano le scorte di sangue Gruppo 0”, si legge sui giornali. E così ecco che, in chi non lo sa, scatta la curiosità di conoscere il proprio gruppo sanguigno.

Ma in quali casi può essere utile conoscere il proprio gruppo sanguigno? Quanti tipi ne esistono? «La determinazione del gruppo sanguigno trova diverse applicazioni in medicina, anche se il suo ruolo fondamentale è sicuramente nelle trasfusioni, ad esempio in caso di interventi chirurgici» osserva la dottoressa Alessandra Contardi, biologa.

Dottoressa Contardi, come viene determinato?
La Società Internazionale delle Trasfusioni di Sangue riconosce 30 sistemi diversi di classificazione dei gruppi sanguigni, in aggiunta agli antigeni ABO e agli antigeni Rhesus (i due sistemi più noti). Il sistema ABO è il sistema di gruppo più importante non solo sul piano storico (è il primo sistema scoperto agli inizi del Novecento) o teorico ma soprattutto sul piano pratico, dal momento che la sua conoscenza condiziona in modo immediato e obbligante la sicurezza e l’efficacia della trasfusione di sangue. Ma vediamo nel dettaglio come funziona questo sistema. I gruppi sanguigni vengono classificati in base alla presenza (o assenza) sul globulo rosso di sostanze denominate antigeni e di specifiche agglutinine plasmatiche, ovvero anticorpi in grado di distruggere i globuli rossi che contengono antigeni di gruppo diverso. Il sistema immunitario di ogni individuo è naturalmente capace di reagire contro il sangue riconosciuto come estraneo, producendo anticorpi che possono specificatamente legarsi a dei particolari antigeni. Questi anticorpi si possono legare ad antigeni sulla superficie dei globuli rossi trasfusi (o di altre cellule tessutali), portando spesso a una distruzione di queste attraverso l'intervento di altri componenti del sistema immunitario. Quando gli anticorpi di una particolare classe si legano alle cellule trasfuse, queste ultime possono essere agglutinate e distrutte. È pertanto fondamentale che sia selezionato sangue compatibile per le trasfusioni: reazioni post-trasfusione che coinvolgano antigeni minori e antigeni deboli possono portare a problemi minimi, incompatibilità più serie possono portare a una risposta più vigorosa da parte del sistema immunitario con una massiccia distruzione di globuli rossi e, nei casi più estremi, alla morte.

Quali sono, in base a questo sistema, i diversi gruppi sanguigni?
In base alla classificazione del sistema ABO, il globulo rosso può contenere l’antigene A (gruppo A), l’antigene B (gruppo B), sia l’antigene A che B (gruppo AB) oppure non contenere antigeni (gruppo O). Secondo questa descrizione il gruppo O presenta entrambe le agglutinine dirette contro gli antigene A e B e quindi può distruggere i globuli rossi sia del gruppo A, B e AB; il gruppo A contiene agglutinine beta (anti B) capaci di distruggere i globuli rossi sia del gruppo B che AB; il gruppo B contiene agglutinine alfa (anti A) capaci di distruggere i globuli rossi dei gruppi A e AB; il gruppo AB non presenta agglutinine e quindi non reagisce nei confronti dei globuli rossi di altri gruppi. Questo complesso sistema di combinazioni e reazioni fa comprendere l’importanza della determinazione del gruppo sanguigno prima di una trasfusione: il paziente che riceve la trasfusione non deve avere anticorpi rivolti contro i globuli rossi del donatore al fine di non essere in pericolo di vita in conseguenza alla trasfusione stessa. A complicare il discorso interviene il fattore RH (RHESUS): i termini di RH – e RH+ sono rimasti immodificati nel tempo ma non si riferiscono alla presenza o assenza di un solo antigene del sangue ma di almeno 36 antigeni diversi. L’antigene Rh è presente nell’85% degli uomini (Rh+) mentre è assente in circa il 15% (Rh-). Il fattore Rh ha un ruolo determinante nell’insorgenza delle anemie emolitiche neonatali.

Che cosa li rende compatibili o non compatibili? È vero, come spesso si sente dire, che il gruppo 0 Rh- può donare a tutti?
Le agglutinine e gli antigeni del sangue pongono dei limiti alla possibilità di trasfondere sangue tra persone appartenenti a gruppi diversi. 
Gruppo 0 Rh-: data l'assenza di antigeni sui globuli rossi e l'assenza del fattore Rhesus, questo tipo di sangue può essere donato a quasi tutti i pazienti, ma appena viene superata l'emergenza si trasfonde sangue omogruppo. La presenza di ambedue le agglutinine nel plasma fa sì che gli individui con questo gruppo sanguigno possano ricevere solo globuli rossi di gruppo 0 Rh-. È convinzione diffusa che il gruppo 0 Rh- "possa essere donato a tutti", ma non è sempre così poiché - in caso di pazienti politrasfusi - bisogna tener conto di molti altri sistemi di antigeni (Lewis, MNSs, P, I, Duffy e altri) che sono potenzialmente presenti nel sangue del donatore e verso i quali il ricevente potrebbe aver sviluppato anticorpi, a causa di trasfusioni precedenti.
Gruppo 0 Rh+: il fattore Rhesus positivo limita la donazione di questo tipo di sangue a persone con fattore Rhesus +, indipendentemente dal gruppo sanguigno. Le persone con questo gruppo sanguigno possono ricevere sangue solo di gruppo 0 (Rh+ o Rh-).
Gruppo A Rh-: la presenza dell'antigene A rende possibile la donazione di questo sangue a persone di gruppo A o AB. Chi ha questo gruppo sanguigno, data la presenza dell'agglutinina beta nel plasma, può ricevere sangue solo da persone di gruppo A- o 0-
Gruppo A Rh+: può donare sangue a persone A+ od AB+ e riceverne da 0 e A, indipendentemente dal fattore Rhesus.
Gruppo B Rh-: la presenza dell'antigene B porta questo sangue ad essere donabile solo a persone di gruppo B ed AB. La presenza dell'agglutinina alfa nel plasma fa sì che individui con questo tipo di sangue possano riceverne solo da persone di gruppo 0- o B-.
Gruppo B Rh+: può donare sangue a B+ ed AB+, e riceverne da 0 e B indipendentemente dal fattore Rhesus.
Gruppo AB Rh-: può donare sangue solamente a persone di gruppo AB, data la presenza di ambo gli antigeni sui globuli rossi. L'assenza di agglutinine permette a chi possiede sangue di questo gruppo di riceverne da tutti i gruppi con fattore Rhesus negativo.
Gruppo AB Rh+: può donare sangue solamente a individui con sangue AB+ ma può riceverne da tutti i gruppi, indipendentemente dal fattore Rhesus.

PROVA GENETICA, PRIMA DEL DNA
Il gruppo sanguigno è geneticamente determinato ed ereditato alla nascita e presenta contributi da entrambi i genitori. Per questo motivo in passato, in assenza dei test genetici, solo in alcuni casi specifici l’esame del gruppo sanguigno poteva confermare o escludere una presunta paternità.

IN GRAVIDANZA E AL MOMENTO DEL PARTO
In molti casi il feto ha un gruppo sanguigno diverso da quello della madre, per questo nella donna in gravidanza possono essere presenti anticorpi contro i globuli rossi fetali. A volte questi anticorpi materni possono attraversare la placenta e causare l'emolisi (cioè la rottura) dei globuli rossi fetali, che può portare a malattie emolitiche del neonato. La malattia emolitica del neonato spesso è legata all’immunizzazione della madre Rh - nei confronti dell’antigene Rh presente sulle emazie (globuli rossi che svolgono la funzione di fornire ossigeno e rimuovere i rifiuti) del feto per eredità paterna (Rh+). Attualmente l’introduzione di una profilassi specifica a livello materno riduce drasticamente questa condizione. Per questo alla donna, durante i primi mesi della gravidanza, viene richiesta l’analisi del gruppo sanguigno per escludere le situazioni citate o individuare situazioni a rischio che possono essere prevenute attraverso la profilassi.

a cura diELENA BUONANNO
ha collaborato DOTT. SSA ALESSANDRA CONTARDI 
Biologa
- DIRETTORE LABORATORIO ANALISI HABILITA BONATE SOTTO -

 

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