Specchio, servo delle mie brame chi è la più bella del reame?

narcisismo

Il disturbo narcisistico di personalità nella società di oggi.
“Chi è la più bella del reame?”, questa frase la conoscono tutti, fa parte dei ricordi d’infanzia, quando si ascoltava la favola di “Biancaneve” e veniva pronunciata dalla matrigna, bisognosa di sapere, attraverso il suo specchio magico, che lei era la più bella del regno. Oggigiorno, il bisogno di sentirsi sempre all’altezza delle situazioni, adeguati, prestanti, seducenti, perfetti è ritenuto una priorità assoluta. Ma quando sconfina nel narcisismo?

 «Innanzitutto bisogna intendersi sul significato della parola “narcisismo”» precisa la dottoressa Emanuela Zini psicologa e picoterapeuta. «Se si cerca il significato sul dizionario, si trova: “culto innaturale o patologico della propria persona; atteggiamento che tende a esaurire la personalità nell’esclusiva considerazione e esaltazione di se stesso”. Non tutte le persone, però, che hanno un investimento su di sé sono patologiche».

Quindi, dottoressa Zini, vuol dire che esiste anche un “narcisismo sano”?
Sì: è quello che spinge una persona a essere ambiziosa, a credere nelle proprie potenzialità, senza, però, portarla a elaborare un “Sé grandioso”. C’è poi quello dei bambini (narcisismo infantile), soprattutto dei neonati, quando hanno la necessità di soddisfare i loro bisogni in modo insaziabile ed esigente, utilizzando gli altri solo per la soddisfazione degli stessi: anche questo è sano e necessario per i primi anni di vita. Anche tra gli adolescenti, infine, possono essere presenti alcuni tratti narcisistici, senza necessariamente portare, in età adulta, a una personalità narcisistica.

Quando invece diventa patologico? Quali sono i “campanelli d’allarme?
Proprio come il Narciso del mito greco, il narcisista è brillante, affascinante, egoista, pieno d’iniziative, superbo e innamorato di se stesso. Ci si deve preoccupare, però, quando sono presenti tre elementi distintivi:

1. idea grandiosa di sé (ostentare comportamenti arroganti e presuntuosi);

2. costante bisogno di essere ammirato (considerare fondamentale ricevere l’attenzione e l’ammirazione di altre persone);

3. mancanza di empatia (sentire un senso di distanza nelle relazioni affettive, considerare il partner come una figura accessoria nella propria vita).

Attenzione comunque: solo quando questi tratti di personalità narcisistica risultano rigidi, persistenti e maladattivi, causando una compromissione del funzionamento della persona, si può parlare di Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP). Le problematiche conseguenti al disturbo narcisistico di personalità possono toccare diverse aree della vita: le relazioni, il lavoro, le questioni finanziarie, la scuola. Il narcisista ha bisogno di considerarsi migliore, deve esagerare i suoi successi e far sì che questi siano esaltati dagli altri. Se questo non succede, allora, svaluta e rifiuta la persona che non lo gratifica. Un’altra caratteristica basilare del disturbo riguarda l’incapacità di mettersi nei panni degli altri e di riconoscere che anche le altre persone possono avere sentimenti, bisogni e desideri. Per il narcisista esistono solo i suoi bisogni, desideri e interessi. Il narcisista però, in realtà, dietro la maschera di esaltazione di se stesso, nasconde un forte senso di debolezza e inadeguatezza e una bassa autostima.

Ma da cosa possono dipendere questi atteggiamenti? Da esperienze infantili?
Lo sviluppo del DNP, secondo alcuni studi, potrebbe dipendere dalla relazione che si è instaurata tra genitore e bambino: da un lato, da parte del bambino, la rappresentazione di sé come bisognoso di cure, dall’altro, la rappresentazione del genitore non disponibile a fornirle. Questa condizione porta il bambino a sviluppare sentimenti di chiusura verso il prossimo e a crescere con il pensiero di non aver bisogno di nessuno, contando solo su se stesso, non riconoscendo e non esprimendo i propri bisogni, manifestando comportamenti di distacco e superiorità. La figura di attaccamento è percepita come distanziante e inaccessibile, perciò il bambino impara, poco alla volta, a farne a meno. Per paura di essere rifiutato, il bambino evita anche di mostrare aspetti di sé considerati negativi, quali desideri e fragilità, ma assume comportamenti che soddisfano la figura di attaccamento, snaturando la propria persona. Secondo altri autori, l’adulto narcisista può aver avuto dei genitori che credevano nella sua superiorità, creando un’immagine idealizzata e grandiosa di sé, attribuendo grande importanza al successo. Il bambino, quindi, è considerato come “un mezzo” per sviluppare e potenziare la stima del genitore, senza essere apprezzato e amato per le proprie capacità, meriti e insuccessi.

Che conseguenze può avere il disturbo narcisistico sulla vita affettiva?
Il soggetto narcisista ha seri problemi a livello affettivo-relazionale: necessita di continua ammirazione da parte del partner, nello stesso tempo tende a essere distaccato e noncurante, compromettendo la relazione stessa. Ha, quindi, relazioni discontinue, in cui alterna momenti di passione a momenti di freddezza, in cui fugge e tradisce, è come se dovesse avere, sempre, il controllo della relazione e decidere se esserci o meno. Il narcisista appare come un grande amatore, in realtà, strumentalizza l’altro, non vive autentici sentimenti e la conquista di un partner è un semplice trofeo per dimostrare a se stesso di valere.

Ma è possibile “guarire”?
Sì, attraverso un percorso psicoterapico, anche se è molto complicato per un soggetto narcisista chiedere aiuto: nel momento in cui entra in contatto con le proprie difficoltà e fragilità teme di non essere aiutato e sostenuto. Ciò che potrebbe spingerlo a intraprendere un percorso psicoterapeutico è lo sviluppo di complicazioni non più gestibili: stati depressivi, stati ansiosi o attacchi di panico, dipendenze da alcool o da sostanze psicoattive, comportamenti autolesivi, disturbi alimentari, relazioni complicate. Per il trattamento del disturbo narcisistico di personalità ci sono a disposizione una molteplicità di orientamenti, ognuno focalizzato su aspetti specifici e su modalità peculiari di intervento, ma il primo passo fondamentale è che la persona con questa problematica possa diventare consapevole dei suoi nuclei problematici.

Nella mitologia greca
Narciso era un cacciatore famoso per la sua bellezza che disdegnava ogni persona che lo amasse. In seguito a una punizione divina, per aver ferito i sentimenti della Ninfa Eco, s’innamorò della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua e morì cadendoci dentro

Il narcisismo maligno
Secondo Otto Kernberg, psichiatra e psicoanalista austriaco, lo sviluppo più pericoloso del disturbo narcisistico è quando la grandiosità del soggetto narcisista si relaziona a una forte quota di aggressività. In questo caso si parla di “narcisismo maligno” (il più patologico tra le diverse espressioni del narcisismo): questo tipo di narcisista è bugiardo, ipocrita ed è un manipolatore emotivo. In più assume un comportamento maligno: la sua grandiosità è rafforzata dal senso di trionfo provato infliggendo dolore e paura agli altri. Le sue azioni sono manipolatorie con l’intento di far compiere all’altra persona qualsiasi cosa che possa essere, per lui, vantaggiosa, senza provare sensi di colpa.

a cura di VIOLA COMPOSTELLA
ha collaborato DOTT.SSA EMANUELA ZINI
Psicologo e Psicoterapeuta
- Studio Maieutiké di Brembate Sopra Studio Mazzini di Bergamo -

 

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