I dispiaceri dell'estate

insetti

 

Le punture d'insetti e di altri minuscoli aggressori. Tra i piccoli fastidi dell'estate si può annoverare la presenza degli insetti e di altri simili inopportuni compagni. Chi non è stato disturbato, almeno una volta, dal volo insistente di una mosca che cerca di depositarsi sul panino che si sta per addentare durante la sosta di una gita estiva? Il problema si acuisce se accanto al fastidio si aggiunge la possibilità di essere punti. 


Non tutti gli insetti annunciano la loro presenza con ronzii e fruscii vari, alcuni pungono senza manifestarsi. Inoltre, in alcuni casi, la puntura non è subito percepita ma dà segno di sé solo dopo qualche tempo. Vediamo, dunque, con ordine quali sono le principali insidie, come prevenirle e come porvi rimedio.

"Vampiri" che succhiano il sangue
Alcuni insetti pungono per succhiare il sangue del malcapitato. Tali insetti vengono, per questo, qualificati come "ematofagi" (dal greco "mangiatori di sangue"). Sono le femmine a pungere; esse hanno bisogno delle proteine del sangue della vittima per portare a termine la maturazione delle uova.

Zanzare - Si tratta di insetti a due ali (ditteri), dotati di recettori molto efficienti per il calore e per l'odore, cosicché possono centrare la propria vittima con estrema precisione anche al buio. I fumi delle cotture dei cibi e la luce delle lampadine, sono ulteriori elementi in grado di attrarre le zanzare. In Italia, scomparsa la malaria, le punture di zanzara non sono ritenute pericolose ma solo fastidiose per l'uomo. La specie Aedes aegypti, la zanzara che trasmette il virus di Zika, fortemente sospettato di essere la causa di microcefalia dei neonati in Africa e in America del Sud, non è presente in Italia e in tutta l'Europa occidentale. In compenso, la zanzara tigre o Aedes albopictus, originaria del sud-est asiatico, è una specie arrivata in Italia, all'inizio del 2000. Si riconosce perché è più piccola e scura rispetto alle zanzare nostrane e possiede caratteristiche strie bianche sulle zampe e sul dorso. A differenza della zanzara comune, può attaccare anche di giorno, in pieno sole, e spesso lo fa in sciami di numerosi esemplari. È molto resistente e sopravvive alle temperature rigide dell'inverno, potendo pungere anche attraverso gli indumenti. Alla puntura di zanzara segue il pomfo, un gonfiore intensamente pruriginoso che persiste per minuti od ore. Alcuni soggetti, soprattutto bambini, sviluppano reazioni abnormi con gonfiore intenso che dura qualche giorno o anche lesioni bollose. Poiché le zanzare depositano le uova sulla superficie di acque stagnanti, per un'adeguata prevenzione ambientale, bisogna evitare i ristagni d'acqua e utilizzare zanzariere alle finestre. Si possono anche impiegare fornelletti o spirali a base di piretro e derivati. Insetticidi e repellenti sono poco tossici per l'uomo, ma è buona norma aerare l'ambiente dopo il loro impiego.

Pappataci o Flebotomi - Al contrario delle zanzare che si annunciano ronzando, i pappataci (Phlebotomus papatasi della famiglia degli Psicodidi) si spostano e pungono in completo silenzio (da qui il nome, pappataci). Sono insetti più piccoli delle zanzare, lunghi non più di 2-3 mm., e con il corpo ricoperto da una fitta peluria. Le femmine gravide pungono al crepuscolo e di notte. Le loro punture sono irritanti e producono ponfi intensamente pruriginosi. Nei Paesi del bacino del Mediterraneo, con la puntura del pappatacio si può trasmettere un virus della famiglia dei Bunyaviridae, che può essere responsabile della "febbre da pappataci" malattia febbrile simil-influenzale che si risolve in pochi giorni. Più grave la trasmissione della leishmaniosi, causata da un protozoo, negli animali domestici e in particolar modo nei cani, che si manifesta con un generale deperimento fisico dell'animale. Anche per i pappataci come per le zanzare, è importante la profilassi ambientale eliminando tutti i probabili focolai d'infestazione, costituiti soprattutto da detriti organici come le foglie del giardino e residui di erba tagliata. È bene, inoltre, evitare ristagni e accumuli di acqua. La luce è un elemento di forte disturbo per gli adulti e pertanto l'areazione e la penetrazione della luce solare nei locali può costituire un deterrente. Piante come il geranio o il basilico possono funzionare da repellenti. Se la prevenzione non è stata risolutiva si possono impiegare gli insetticidi. Nel cane si possono utilizzare repellenti specifici sotto forma di spray e collari, che sono anche attivi nel prevenire le infestazioni da pulci, zecche e pidocchi.

Tafàni - I tafàni sono una famiglia di insetti che comprende oltre 4.000 specie. Le femmine di alcune specie succhiano il sangue per completare la maturazione delle uova, che poi vengono depositate in masse compatte sulle piante erbacee. Vengono punti prevalentemente i grandi mammiferi erbivori. L'uomo è attaccato occasionalmente in pieno giorno, specie in giornate calde e afose. Il tafàno rompe la pelle con le mandibole taglienti e succhia il sangue che esce dalla ferita. La puntura è molto dolorosa. Sono caratteristiche le punture ripetute, concentrate in un'unica parte del corpo. I tafàni possono trasmettere molto raramente alcune malattie da virus o batteri, come la tularemia. La lotta contro i tafàni è complicata dalla loro presenza in ambienti aperti che rende del tutto inefficace l'uso d'insetticidi e l'utilizzo di barriere meccaniche. I soli sistemi di difesa consistono nella protezione preventiva del corpo e nell'impiego di prodotti repellenti. 

Insetti che pungono per difesa e offesa
Api, vespe e calabroni sono insetti della classe degli imenotteri, dotati di un pungiglione o aculeo o dardo, che viene impiegato come arma di difesa e offesa. Connesso a ghiandole velenifere, è presente solo nelle femmine, è contenuto nell’addome, nella cosiddetta “camera del pungiglione”, e da qui viene estroflesso al momento di pungere.

Api - Sono tra gli insetti più miti. La loro aggressività si accentua però se ci si avvicina al loro nido, l'alveare, o ci si viene a trovare lungo i "corridoi di raccolta", ovvero i tragitti aerei che collegano l'alveare con le "aree di raccolta". Difficilmente le api attaccano l'uomo nelle "aree di raccolta" quando sono intente a raccogliere il nettare o il polline dai fiori. L'ape dimostra di essere un insetto molto sociale anche in occasione della puntura. Pungendo, infatti, libera nell'aria l'isopentil acetato, un feromone d'allarme che provoca nelle api compagne uno "stato di all'erta", richiamandole sull'obbiettivo punto. Gli eventuali bruschi movimenti della vittima che ha subito la puntura possono scatenare un ulteriore attacco da parte di altre operaie. È bene dunque allontanarsi con calma dal punto dell'attacco. Altri fattori influenzanti l'aggressività delle api sono i colori scuri, gli odori forti, compreso quello del sudore, e le vibrazioni. Il pungiglione seghettato, che s'incastra sotto la pelle causando la morte dell’insetto, è associato a ghiandole che producono un secreto ("veleno") da iniettare nella vittima che contiene sostanze come fosfolipasi, jaluronidasi, melittina, istamina. Poiché il pungiglione con la sua sacca velenifera continua a iniettare veleno nei tessuti per diversi minuti dopo la puntura, è opportuno toglierlo rapidamente, ad esempio con l'unghia.

Vespe - Le vespe, a differenza delle api, sono più aggressive e possono colpire anche senza venire minacciate. Hanno un pungiglione liscio, che può essere estratto facilmente dopo la puntura, permettendo loro di pungere ripetutamente.

Calabroni - Il calabrone è l'imenottero pungitore di maggiori dimensioni e quello che inietta più veleno. Lo si può incontrare anche di notte.

Le punture da imenotteri possono causare nell'uomo effetti tossici e allergici di varia gravità, in relazione sia al numero complessivo di punture inferte, sia alla sensibilità individuale di chi le subisce. Nei soggetti predisposti possono svilupparsi reazioni allergiche mediate dagli anticorpi della classe IgE. In questo caso, la prima puntura non scatena la reazione ma serve a produrre sensibilizzazione. Solo dopo una seconda puntura a distanza di tempo si può scatenare la reazione allergica con gravità variabile da un gonfiore persistente nella sede di puntura fino allo shock anafilattico con ipotensione, collasso, perdita di coscienza. La ricerca nel siero degli anticorpi IgE specifici per il veleno degli imenotteri permette di confermare l'avvenuta sensibilizzazione. In casi selezionati può essere consigliata un'immunoterapia desensibilizzante specifica, essa stessa non priva di rischi. Chi ha un'allergia accertata alla puntura da imenotteri deve sempre portare con sé un preparato monouso a base di adrenalina da autosomministrare in caso di necessità.

Non solo insetti: le zecche
Le zecche sono acari appartenenti alla classe degli Arachnidi, quindi non insetti, della dimensione di qualche millimetro. In Italia sono presenti due famiglie di zecche: quella delle Ixodidae (zecche dure) e quella delle Argasidae (zecche molli). Le zecche necessitano di pasti di sangue per completare il loro sviluppo e ciclo riproduttivo, ma possono resistere per lunghi periodi di tempo a digiuno assoluto. L’habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva, freschi e umidi. Non saltano e non volano, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio della propria "vittima" che individuano grazie a recettori sensibili all’anidride carbonica emessa dall'ospite e al calore dell’organismo. Possono pungere specie diverse, dai cani ai cervi, fino all’uomo. Una volta calate sull'ospite, conficcano il proprio rostro buccale nella cute e cominciano a succhiare il sangue. Emettendo sostanze anestetiche al momento dell'aggancio, il loro morso è generalmente indolore e, senza che ci si accorga, possono succhiare il sangue della vittima per un periodo che varia tra 2 e 7 giorni aumentando di molto il proprio volume e rendendosi evidenti come un nodulino nerastro sulla pelle. Al termine del pasto si lasciano cadere spontaneamente sul terreno. Questi animali sono in grado di trasmettere all’uomo differenti malattie, tra cui, in Italia, la malattia di Lyme, e la febbre bottonosa. Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse afferrandole con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, tirando dolcemente e imprimendo un leggero movimento di rotazione. Il rostro può rimanere infisso all’interno della cute: in questo caso può essere estratto con un ago sterile. Alla rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni. Se dovesse comparire un alone rossastro che tende ad allargarsi nel punto di aggancio della zecca, oppure febbre e sintomi generali è importante rivolgersi al medico. La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è sconsigliata, perché può mascherare eventuali segni di malattia. Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con questi animali: vestirsi con abiti chiari che rendono più facile l’individuazione delle zecche, coprire le estremità con maniche lunghe e pantaloni lunghi, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta. È utile inoltre trattare gli animali domestici con sostanze acaro repellenti prima di un'escursione.

IL “BON TON” CHE TIENE LONTANE API&VESPE

• Indossare preferibilmente abbigliamento bianco o nelle sfumature del verde. Evitare il nero e i colori troppo brillanti, così come gli abiti troppo larghi.

• Evitare di usare, all'aria aperta, lacche e profumi perché attirano gli insetti.

• Evitare di camminare a piedi nudi nei prati e nei campi.

• Ricordare che il sudore e l'anidride carbonica prodotta dal corpo attirano gli imenotteri.

• Evitare di spostare ceppi o tronchi abbattuti di albero: le vespe vi nidificano spesso. Fare anche attenzione alla presenza di nidi che si possono trovare nelle cavità dei tronchi e dei muri, in fori nel terreno, tra le canne.

• Qualora si scopra un nido in casa, affidarsi esclusivamente a personale specializzato per la bonifica.

• Ricordare che il cibo attrae vespe e calabroni. Evitare di cucinare all'aperto e fare attenzione quando si beve una bibita da un bicchiere o da una lattina: potrebbe esservi penetrato qualche insetto attirato dal liquido zuccherino. Non addentare frutti, in particolare quelli succosi e molto maturi, senza averli preventivamente ispezionati.

• Stare alla larga da discariche.

• Ricordare che alcuni farmaci come i beta bloccanti possono amplificare e aggravare le reazioni.

• Non fare movimenti bruschi nel tentativo di liberarsi dagli insetti ma allontanarsi in fretta senza agitarsi.

Sei regole da seguire in caso di puntura

1. Quando si viene punti è di fondamentale importanza valutare con prontezza la risposta dell’organismo. Una reazione locale come un ponfo, eritema o un indurimento accompagnato da prurito è un fenomeno normale.

2. Nei casi in cui compaia un notevole gonfiore nella sede della puntura o addirittura una reazione generalizzata occorre rivolgersi prontamente al medico.

3. Per alleviare il prurito, nel caso di punture da insetti ematofagi a poco valgono antistaminici e cortisonici. In genere, l’applicazione di una compressa fredda sulla cute riduce il prurito. Utile rimedio per ridurre infiammazione e prurito è anche l'applicazione di gel al cloruro d'alluminio al 5%, un potente astringente e antisettico.

4. Se si è punti da un imenottero, è opportuno rimuovere prontamente il pungiglione. È anche utile togliere eventuali bracciali o anelli nell'area di puntura perché con l'edema la loro successiva rimozione potrebbe rendersi difficile. Per il dolore, può essere efficace un analgesico come il paracetamolo. Il ghiaccio aiuta.

5. L'adrenalina è un farmaco salvavita in caso di shock anafilattico da veleno di imenotteri. L'iniezione va fatta quanto prima possibile nel soggetto che viene punto e che ha una storia di gravi reazioni alla puntura.

6. Alla rimozione di una zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione di 4-5 settimane. Se compaiono sintomi locali o generali è bene interpellare un medico.

a cura del DOTT. LUIGI NALDI
Specialista in Dermatologia
- ASST Papa Giovanni XXIII, Direttore Centro Studi GISED, Bergamo -

Questo sito utilizza cookie

propri e di terze parti, per il funzionamento e la raccolta di dati anonimi sulle visite. Proseguendo si accetta l'uso dei cookie. Per dettagli e rifiuto dei cookie clicca qui

Approvo
Non mostrare più