Mamme a 40 anni. Pro e contro

maternità

Il desiderio di maternità non ha età e infatti le gravidanze cosiddette tardive sono sempre più numerose soprattutto nei Paesi dell’Occidente industrializzato. L’Italia non fa eccezione. Basti pensare che, secondo i dati dell’Istat, oggi otto bambini su cento nascono da una mamma over 40, circa il 70% in più rispetto agli anni Novanta. E i dati sono in aumento anche tra le donne ultracinquantenni.

 «Inutile dire che dal punto di vista prettamente naturale un corpo femminile è più preparato a ospitare un bambino a 25 anni, piuttosto che a 35, ma questo non significa che le analisi e i monitoraggi oggi disponibili non possano garantire una gravidanza tranquilla e un'altrettanto tranquilla maternità» commenta il dottor Francesco Clemente, ginecologo. «Il più grande problema che deve affrontare una donna, probabilmente, è riuscire a rimanere incinta a 40 anni. La fertilità di una coppia e le probabilità di restare incinte per ogni ovulazione infatti sono determinate da tanti fattori, dalle condizioni di salute generali degli aspiranti genitori allo stile di vita. Ma è soprattutto l’età a giocare un ruolo determinante. Se a 23 anni, ogni ovulazione ha il 28% di probabilità di trasformarsi in gravidanza, a 40 ne ha il 12% e queste scendono drasticamente di anno in anno. Gli ovociti, di numero definito alla nascita, non solo diminuiscono, ma peggiorano di qualità. Inoltre ovaie, utero ed endometrio sono meno ricettivi. Restare incinta diventa più difficile e donne poco fertili prima dei 40 avranno più probabilità di fallimento anche ricorrendo a tecniche di fecondazione artificiale».

Dottor Clemente, quali rischi comporta una gravidanza in età avanzata?
• Un maggior rischio di aborto spontaneo. In una donna sana prima dei 40 anni il rischio di aborto spontaneo arriva fino al 25% dei casi, aumentando sensibilmente nei casi di fecondazione assistita. Essendo causati nella maggior parte dei casi da anomalie cromosomiche, dopo i 43 anni questa probabilità raddoppia.
• Un maggior rischio di patologie cromosomiche per il feto. L'età della madre rappresenta un fattore di rischio fondamentale per l’insorgenza di anomalie cromosomiche. La Sindrome di Down (probabilmente la più conosciuta e causata dall’alterazione del cromosoma 21) passa da un rischio di una gravidanza ogni 1530 a 20 anni ad un rischio di 1 su 17 a 46 anni. Per la diagnosi di queste patologie possiamo avvalerci dei test di probabilità (come il Duo test e la determinazione del DNA fetale libero circolante nel sangue materno) o di certezza (villocentesi e amniocentesi, questi ultimi non esenti da rischi in quanto invasivi).
• Aumento di possibili malattie ginecologiche. Fibromi uterini o alterazioni pretumorali sono più frequenti.
• Complicanze legate all'età. Sebbene una quarantenne di oggi goda spesso di ottima salute (rispetto a una donna matura di 30 anni fa) l'età si fa sentire. I rischi di ipertensione, gestosi, disfunzioni della tiroide, problemi di coagulazione del sangue e diabete aumentano.
• Maggiori pericoli per il feto. Con l'avanzare dell'età aumentano i pericoli di prematurità, ritardo di accrescimento intrauterino e mortalità perinatale (ma anche mortalità materna, sebbene entrambe rare).

E per quanto riguarda il momento del parto?
Partendo dal presupposto che l'esperienza del parto naturale può essere più o meno dolorosa a prescindere dall'età, c’è da dire che le gravide più avanti negli anni hanno maggiori probabilità di essere affette da patologie varie come diabete o ipertensione e di essere sovrappeso. Uno studio dell’Università di Dublino ha evidenziato che su una casistica di oltre 36.000 gravidanze, nelle primi gravide oltre i 40 anni ben oltre il 54 % ha dovuto ricorrere al taglio cesareo per motivi diversi.

Ma esistono anche “rischi” psicologici nel diventare mamme tardi?
I 40 anni sono il tempo della maturità piena: la psiche è ormai strutturata in modo solido. Un cambiamento così radicale nelle abitudini può essere vissuto come una sottrazione, invece che come un arricchimento. Sono i casi in cui la donna cerca il figlio non perché lo sente veramente, ma perché l'orologio biologico si avvicina alla menopausa; c'è la donna che si è dedicata alla carriera e ora sente di dover acquisire anche il ruolo di madre. Per vivere bene questo bellissimo momento è importante per la futura o neomamma non fare troppi confronti con le mamme più giovani; non farsi condizionare dai dubbi e dalle paure degli altri e soprattutto non farsi influenzare dalle aspettative dei familiari.

Se una donna vuole programmare una gravidanza in età avanzata quali consigli le si possono dare per prepararsi al meglio?
Sicuramente quando si prende una decisione come quella di partorire un figlio a 40 anni è bene pensare anche al futuro e non solo al parto e alla gravidanza in sé: ad esempio, il bambino vorrà che gli siano organizzate delle feste di compleanno in età scolare ed è certo diverso organizzare una festa per bambini così piccoli se si hanno 40 o 50 anni, ma se si è decisi e si è valutato bene tutto ciò che concerne il futuro prossimo e remoto della propria maternità, avere un figlio a 35 o 40 anni è certamente possibile e il giudizio a un genitore non può certo basarsi sull’età. In fondo una donna più grande ha anche un fardello di esperienza maggiore e può insegnare a un figlio più di quanto non possa fare una ragazza molto più giovane. Per quanto riguarda invece la forma fisica sarebbe bene che l’aspirante mamma (ma questo vale a tutte le età) arrivasse alla gravidanza con un peso il più vicino possibile al peso-forma. Il sovrappeso in gravidanza infatti rappresenta un fattore di rischio per il diabete gestazionale. In caso soffra di ipertensione o altre patologie per le quali sta seguendo una terapia (evenienza più frequente dopo una certa età) deve parlarne con il proprio ginecologo e valutare insieme a lui se sia il caso di modificarla o rimodularla. Importante infine è che segua sempre un’alimentazione che sia la più varia possibile in modo da assicurarle tutti i principi nutritivi di cui ha bisogno per la sua salute e quella del nascituro.

GLI ESAMI DA FARE
Gli esami del sangue sono i medesimi, sia a 30 sia a 40 anni, e servono a escludere infezioni in atto e monitorare il benessere materno-fetale. Negli esami di base sono previste in genere tre ecografie standard, una serie di esami del sangue e delle urine e il test per lo streptococco vaginale. 
Dai 35 anni in poi è consigliabile la diagnosi prenatale, con la villocentesi o l'amniocentesi per individuare eventuali anomalie cromosomiche, il cui rischio è più elevato.

I PRO
Secondo un recente studio inglese i bambini nati da quarantenni hanno un rischio più basso di ricovero in ospedale nei primi tre anni di vita, ma non solo. I figli delle donne “mature” sembra che sviluppino migliori capacità linguistiche rispetto ai bambini con madri ventenni. Probabilmente le spiegazioni vanno ricercate nella maggior esperienza data dall’età, che porta a una gestione più serena e matura della maternità. E c'è di più. Secondo un altro studio, pubblicato dall'autorevole rivista Nature, chi riesce ad avere figli dopo i 40, in modo naturale (ovvero senza fecondazione artificiale), ha quattro volte più probabilità di superare il secolo di vita: quattro volte più delle altre. A questi benefici si aggiungono poi: una maggiore consapevolezza ed equilibrio e un minor rischio di disturbi come depressione e ansia post-partum.

a cura di ELENA BUONANNO
ha collaborato il DOTT. FRANCESCO CLEMENTE
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
- PRESSO L'OSPEDALE M.O.A. LOCATELLI DI PIARIO -

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