Gianluigi Trovesi

Gianluigi Trovesi

Con la mia musica fermo il tempo. Intervista a Gianluigi Trovesi, uno dei più noti jazzisti europei, bergamasco di Nembro, che nei suoi pezzi fonde jazz e radici europee dal Medioevo al '900. L’appuntamento con Gianluigi Trovesi, uno dei più noti jazzisti e compositori europei, è alle 9 in un bar di Nembro, la cittadina della Val Seriana dove vive. Lui, come un orologio svizzero, spacca il secondo. Un gigante anche fisicamente, indossa un cappello nero, saluta tutti e scherza con un’affascinante barista. È arrivato la sera prima da un tour che l’ha portato in Puglia, in Germania, in Lussemburgo, in Spagna dove ha tenuto un concerto con il suo “socio” da 25 anni Gianni Coscia, un mago della fisarmonica, e ora si prepara a una serie di esibizioni a Nembro, ad Albino e a Redona. 

Ci sediamo al tavolo, lo sposta, lo spazio è ristretto. «Sa, mi sono operato all’anca e anche se l’intervento è andato bene, devo fare un po’ di attenzione» dice con un sorriso che si perde tra la barba bianca. E subito dopo: «Lei, di Bergamo Salute, vuole intervistarmi sull’operazione all’anca? L’ho fatta a maggio, sono stato 20 giorni per la riabilitazione a Gazzaniga e poi ho ripreso i miei concerti. Nessun problema anche se il mio fisico è imponente. Comunque a 71 anni in ospedale ci sono stato solo due volte, la prima a 3-4 anni per le tonsille». No, parliamo di lei… 

«In questo momento sento intorno a me quasi un profumo di santità. Sto infatti tenendo concerti per associazioni benefiche e religiose. A Redona per l’Associazione Cure Palliative, con l’Orobico Quartetto; a Nembro per ricordare due benefattori come monsignor Nicoli e il dottor Daina; ancora a Nembro, ripresento il progetto “Papa Giovanni XXIII Verso la luce” con musiche mie e la regia di Oreste Castagna. Ad Albino suonerò per gli “Amici dell’oncologia della Val Seriana”. E a Bergamo, per “La notte dei Vangeli”, organizzata dalle Acli, suonerò alle 5,30 del matttino. Era infatti quella l’ora in cui mia nonna mi portava da bambino a messa nella nostra parrocchia di Nembro. Spero proprio che San Pietro e Santa Cecilia, patrona dei musicisti, mi aprano le porte del Paradiso».

Ma come è cominciata la passione per il clarinetto e il sax?
«È stata colpa del cortile in cui abitavamo. Lì suonavano un po’ tutti. Papà, che lavorava come metalmeccanico, era un appassionato della batteria e con altri 4-5 si esibiva nelle balere. Venivano a casa per le prove. C’era anche Gianni Bergamelli. Canzoni popolari, jazz. Mi ricordo che ascoltavamo tutti un programma settimanale alla radio della Martini & Rossi: per me, che ero piccolo… una magia! E lì si è sviluppata la mia musicalità e il mio interesse verso la banda, il jazz, la musica classica e operistica. Quel cortile l’ho lasciato che avevo 21 anni. (ndr. nel 2010 con la regia di Sergio Visinoni, Trovesi ha fatto il film “Il cortile della musica”). Forse se fossi stato nel cortile vicino, dove c’era un geometra molto bravo, avrei seguito la sua strada. A 14 anni suonavo il clarinetto nella banda del paese, fu il maestro a consigliarmi di frequentare il Conservatorio nel quale mi sono diplomato in clarinetto con il maestro Giuseppe Tassis e studiato armonia, contrappunto e fuga con il maestro Vittorio Fellegara. Nel frattempo lavoravo in uno studio tecnico avendo due pomeriggi liberi per frequentare le lezioni e la domenica, che non era un giorno di riposo, suonavo nelle balere anche il sassofono. Dopo il diploma ho insegnato educazione musicale nelle scuole medie della provincia. Così fino al 1978 quando ho vinto il concorso come primo clarinetto e sax alto, per un posto di ruolo nella Big Band della Radio RAI di Milano. L’anno prima avevo fondato un trio con Paolo Damiani al basso e Gianni Cazzola alla batteria con i quali, nel 1978, pubblicai “Baghét”. Con questo disco definivo la mia idea di musica, una sintesi sia di jazz sia delle radici europee, dal Medioevo al 900: fu un successo che ebbe il premio della Critica Discografica Italiana». E di premi Gianluigi Trovesi da Nembro ne ha ricevuti centinaia come quello di miglior musicista del jazz italiano, le 5 stelle (simile al premio Oscar) dalla rivista americana Down Beat per “From G To G”. Inoltre è stato insignito del titolo di “Ufficiale della Repubblica Italiana” dal Presidente Carlo Azelio Ciampi nel 2001, di “Chevalier de l’Ordre des Arts e des Lettres" dal Ministero della Repubblica Francese e di “Commendatore dell’Ordine di Merito della Repubblica Italiana” nel 2007. Ma il momento che Trovesi ricorda con più emozione è quello del titolo di “Ufficiale della Repubblica Italiana”. «Ero in Germania a Moers, per dirigere “Dedalo” un mio progetto commissionato dalla WDR Big Band di Colonia, quando arrivò la notizia che il Presidente Ciampi mi aveva insignito del titolo. Il trombettista Marco Stockhausen solista ospite della Big Band, figlio del grande compositore tedesco, annunciò, all’inizio del concerto, il riconoscimento che avevo avuto. In teatro, dove c’era anche il governatore del Land… standing ovation!».

Quali progetti ha ora in cantiere? 
«Con Stefano Montanari ho realizzato un progetto orchestrale con strumenti antichi, il CD sarà prodotto da ECM. è uscito da poco un cofanetto di nove CD per le edizioni CAM di Roma, dove si possono trovare i miei primi due lavori “Baghet” e “Cinque piccole storie” (prima edizione in CD) e altri lavori con l’ottetto e l’Orchestra da camera “Salmeggia”: questa è un po’ la mia storia». Una storia della musica in cui è entrato anche lui, Gianluigi Trovesi da Nembro, padre di due figlie, Stefania che suona il violino e ha sposato Stefano Montanari, violinista e direttore d’orchestra, e di Annagiulia, laureata in pedagogia che oltre a insegnare musica nella scuola primaria, tiene corsi di didattica musicale. È nonno di tre nipoti. «Non ho forzato le figlie, ma le ho mandate a studiare da una brava insegnante di educazione musicale. La musica è educativa. Purtroppo nelle scuole italiane ha poco spazio, invece è formativa ed è universale. Le voglio raccontare un episodio: in Germania io e l’amico contrabbassista tedesco Peter Kowald entriamo in un bar, dove una signora sentendomi parlare, mi bolla dispregiativamente “ italienish “… Il mio amico ribatte: “ suona il clarinetto ! ” …E la signora …sorride» La dimostrazione che la musica è senza frontiere.

a cura di LUCIO BUONANNO
Ph. Sandro Barcella

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