Una "fotografia" della salute dell’utero con l’isteroscopia

Una

Un esame prezioso, in particolare in caso di sanguinamenti anomali
Permette di ottenere una “fotografia” delle condizioni di salute dell’utero. Di “vedere” direttamente al suo interno alla ricerca di eventuali malformazioni, polipi o fibromi, aderenze o altri problemi.

È l’isteroscopia, esame endoscopico oggi spesso indispensabile per confermare o escludere sospetti diagnostici, in particolare in caso di sanguinamenti anomali. Ma non solo. Come ci spiega la dottoressa Paola Rosaschino, ginecologa.

Dottoressa Rosaschino, di che tipo di esame si tratta e in cosa consiste?
Si tratta di un esame mini-invasivo cosiddetto endoscopico. Viene eseguito introducendo, attraverso la vagina fino alla cavità uterina, una sonda di pochi millimetri (isteroscopio) costituita da lenti e fibre ottiche e collegata a una telecamera posta all’estremità. Una volta nell’utero l'ottica “cattura” immagini ad alta definizione e le trasmette a un video: in questo modo è possibile vedere e analizzare in modo accurato i genitali interni femminili, cioè il canale cervicale, la cavità uterina, gli osti tubarici e l’endometrio e rilevare malformazioni uterine e l'eventuale presenza di polipi, fibromi o in alcuni casi tumori dell'utero. Con il termine isteroscopia, oltre che la tecnica diagnostica, si intende però anche la tecnica chirurgica effettuata, sempre per via endoscopica e mini-invasiva, per asportare polipi o correggere lievi malformazioni uterine (in questo caso si chiama isteroscopia operativa).

Ma in quali casi, in particolare, può essere utile?
L’isteroscopia, da un punto di vista diagnostico, può essere indicata in presenza di sanguinamenti anormali nelle donne in età fertile e soprattutto in quelle che si stanno avvicinando o sono già in menopausa oppure in caso di infertilità o aborti spontanei ricorrenti. Inoltre, può essere usata per rimuovere corpi estrani come la spirale contraccettiva mal posizionata.

È dolorosa?
L'isteroscopia diagnostica non è dolorosa, anche se può causare leggeri crampi al basso ventre, simili a quelli mestruali, e un lieve dolore alla spalla. Questi fastidi dipendono dal fatto che, per permettere una buona visione, le pareti uterine vengono distese attraverso un mezzo gassoso (anidride carbonica) o liquido, di solito soluzione fisiologica. In ogni caso si tratta di dolori che scompaiono spontaneamente in poco tempo. Il discorso cambia se l’esame è operativo: in questo caso si possono avvertire dolori più intensi all’addome, per questo motivo generalmente viene eseguito in anestesia generale.

Bisogna seguire una preparazione specifica prima dell’esame?
Per l'isteroscopia a scopo diagnostico non serve una particolare preparazione. Per l'isteroscopia operativa invece, a causa della somministrazione dell’anestesia, ci si deve sottoporre alcuni giorni prima a esami del sangue e a un elettrocardiogramma.

Serve l’anestesia o ricovero?
In genere, se si tratta di isteroscopia diagnostica, non serve anestesia né ricovero (è una procedura ambulatoriale) e la paziente viene dimessa dopo un breve periodo di osservazione in via precauzionale. L’isteroscopia operativa, invece, viene eseguita sotto anestesia in genere in regime di day hospital.

Quanto dura?
L’isteroscopia diagnostica dura circa 10 minuti, mentre quella operativa può durare tra i 15 e i 25 minuti, a seconda della complessità dell'intervento.

Esistono controindicazioni all’esame?
Non può essere eseguita nelle donne in gravidanza e in chi, per una particolare e rara conformazione anatomica, viene impedito il passaggio dell'isteroscopio. L'esame non può inoltre essere effettuato durante il ciclo mestruale e in caso di infezione o infiammazione pelvica.

Polipi: quello che c’è da sapere
Tra i disturbi uterini diagnosticabili con l’isteroscopia, i polipi sono i più frequenti, insieme ai fibromi. Sebbene in genere siano benigni, possono diventare anche molto fastidiosi, causando ad esempio perdite di sangue anormali o mestruazioni molto abbondanti e dolorose.

Cosa sono.
Sono piccoli tumori benigni lunghi da pochi millimetri fino a 2/3 cm. Possono formarsi sull’endometrio (la mucosa che riveste l’utero) o sul collo dell'utero. Sono più frequenti nelle donne fra i 40 e i 50 anni e possono essere causati da disfunzioni ormonali (in particolare eccesso di estrogeni).

Sintomi.
Possono dare spotting (perdite di sangue), dolori pelvici e perdite vaginali.

Terapia.
È raro che si trasformino in forme maligne (nello 0,2/4% dei casi) però si preferisce eliminarli con l’isteroscopia.

a cura di VIOLA COMPOSTELLA

ha collaborato la DOTT. SSA ROSASCHINO
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
- RESPONSABILE DELL'U.O. DI GINECOLOGIA POLICLINICO SAN PIETRO PONTE SAN PIETRO

Questo sito utilizza cookie

propri e di terze parti, per il funzionamento e la raccolta di dati anonimi sulle visite. Proseguendo si accetta l'uso dei cookie. Per dettagli e rifiuto dei cookie clicca qui

Approvo
Non mostrare più