Biopsia epatica o Fibroscan?

Biopsia epatica o Fibroscan?

Due esami indispensabili ma non “interscambiabili”
Se ne parla poco eppure le patologie del fegato, acute o croniche, sono molto diffuse: steatosi epatiche (il cosiddetto “fegato grasso”), epatiti (C e B soprattutto) cirrosi, etc. riguardano milioni di italiani. Per diagnosticarle e tenerle sotto controllo oggi, oltre alla biopsia epatica, esistono altre indagini.

Tra queste in particolare il Fibroscan, esame non invasivo e rapido, che negli ultimi anni ha portato a una netta riduzione della necessità di ricorrere alla biopsia epatica. Ma quando serve una e quando l’altra? Sono equivalenti? Ce lo spiega il dottor Osvaldo Fracassetti, epatologo.

Dottor Fracassetti, cominciamo dalla biopsia epatica. A cosa serve in particolare?
La biopsia epatica, che consiste nel prelievo di un piccolo campione di tessuto epatico, ha rappresentato e ancora rappresenta la metodica migliore (gold standard) per la diagnosi di malattie epatiche acute e soprattutto croniche. Nella maggior parte dei casi permette di chiarire eventuali dubbi sulla eziologia (causa) di una malattia o sofferenza epatica non ottenuta con test di laboratorio e/o strumentali specifici. Soprattutto fornisce informazioni rilevanti sulla severità (grado di necro-infiammazione) e dello stadio di progressione "cicatriziale" (fibrosi) di malattie epatiche croniche che riconoscono cause diverse ma hanno come comune denominatore il perdurare di infiammazione del fegato, in particolare:

• epatiti croniche da Virus C (HCV), Virus B (HBV) e Virus Delta (HDV)
• epatopatia da alcol;
• steatosi / steato-epatite non alcolica
• epatiti autoimmuni;
• patologie dell'albero biliare (cirrosi biliare primitiva, colangite sclerosante);
• epatopatie congenite (malattia di Wilson, emocromatosi etc.).

Inoltre si utilizza per la conferma diagnostica definitiva delle lesioni epatiche "focali" (noduli), visualizzate mediante ecografia, Tac o risonanza magnetica.

In quali casi è utile invece il Fibroscan?
Il Fibroscan (elastometria epatica) si basa sul principio che ogni malattia diffusa del fegato che evolve nel tempo produce una progressiva perdita di elasticità del tessuto epatico e quindi aumento della rigidità. Questa rigidità a sua volta dipende dai fenomeni "cicatriziali" del tessuto epatico (fibrosi epatica) che possono evolvere fino alla cirrosi. Non invasivo e del tutto indolore, il Fibroscan quindi serve a valutare la "rigidità" del fegato, correlata alla fibrosi epatica, permettendone la stadiazione ed è particolarmente utile per il monitoraggio nel tempo delle malattie epatiche croniche, della loro evoluzione e della risposta all'eventuale terapia. Questa informazione, fino a poco tempo fa, era ottenibile solo mediante biopsia epatica, tecnica invasiva con i suoi pregi e difetti. È importante comunque ribadire che il Fibroscan non sostituisce integralmente la biopsia epatica, esame che è in grado di offrire informazioni più complete.

Ma come si eseguono i due esami?
La biopsia epatica viene eseguita abitualmente per via cosiddetta percutanea, mediante guida ecografica (biopsia epatica ecoguidata), attraverso la cute del paziente, meno frequentemente, per via venosa (attraverso le vene giugulari del collo) o anche pungendo direttamente il fegato, in caso di intervento chirurgico tradizionale o videolaparoscopico. La procedura viene effettuata di solito in regime di day-hospital e, secondo i protocolli operativi dei singoli centri, può essere somministrato un leggero sedativo e/o anestesia locale. Al termine dell’esame il paziente deve rimanere in osservazione per almeno 3 ore (è consigliabile che sia accompagnato). Il Fibroscan, invece, è un’indagine ambulatoriale, non richiede anestesia e dura circa 10-15 minuti. L'apparecchio utilizzato è costituito da una sonda a ultrasuoni, montata su un sistema vibrante, che viene appoggiata sulla cute dell'emicostato di destra del paziente: l'impulso che genera determina la propagazione di un'onda elastica attraverso il fegato, la cui velocità, misurata per mezzo di ultrasuoni, è direttamente correlata alla rigidità del fegato stesso (a sua volta dipendente dalla quantità di fibrosi).

Richiedono una preparazione particolare? Per entrambi gli esami bisogna essere a digiuno da 6-8 ore. Hanno controindicazioni?
La biopsia epatica non si può eseguire in pazienti con gravi disturbi della coagulazione del sangue che potrebbero provocare un sanguinamento o in terapia anticoagulante e in pazienti con versamento di liquido in addome (ascite). Il Fibroscan, invece, è controindicato in donne in gravidanza e neppure in pazienti con versamento ascitico. Difficoltà tecniche si possono avere in pazienti obesi e con inadeguati spazi intercostali.

Abbiamo detto che il Fibroscan non è doloroso. La biopsia epatica invece?
Si può avvertire una sensazione dolorosa al momento della puntura. Pur essendo una procedura abitualmente sicura, seppur raramente può presentare complicanze, in genere di modesta entità e che comunque si risolvono da sole (dolore nella zona in cui è stato inserito l’ago, dolorabilità pleurica lato destro e spalla destra e modesto sanguinamento intraepatico). Talora, sempre raramente, da quando si utilizza l'ecoguida, sono possibili complicanze di maggior rilievo quali il pneumotorace destro, la puntura accidentale di altri organi (colescisti, rene destro) e sanguinamento peritoneale. Il tasso di mortalità nei pazienti sottoposti a questo esame è dello 0,001%. Pertanto per l'effettuazione della biopsia epatica deve essere raccolto il consenso informato del paziente.

Aghi speciali per la biopsia
La biopsia epatica percutanea viene eseguita con un rapido passaggio (pochi secondi) per via sottocostale o intercostale destra, utilizzando particolari aghi monouso, alcuni montati su siringhe e dotati anche di meccanismo semiautomatico, di calibro variabile.

a cura di GIULIA SAMMARCO

ha collaborato il DOTT. OSVALDO FRACASSETTI
Specialista in Malattie Infettive
- PRESSO casa di cura san francesco bergamo -

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