Bebè in viaggio

Bebè in viaggio

Le regole per la loro comodità,sicurezza e salute
Siete pronti a partire per le vacanze o per una passeggiata fuori porta con i bimbi al seguito? Ecco le precauzioni da adottare, in macchina o a piedi, per evitare rischi per il proprio bebè e preservare la sua salute scheletrica, così delicata quando è molto piccolo, e le istruzioni per scegliere i dispositivi, su ruote o da “indossare” (il cosiddetto baby wearing) più idonei dal punto di vista ortopedico. Diamo la parola al dottor Dario Fracassetti e al dottor Maurizio De Pellegrin, ortopedici.

Dottor Fracassetti, partiamo dall’automobile. Quali sono i dispositivi più sicuri per i bebè?
L’articolo 172 del codice della strada regolamenta il trasporto dei bambini nelle automobili, stabilendo per categorie di età e peso, i dispositivi da adottare. È importante sottolineare che la maggior parte delle lesioni o dei decessi dei bambini che avvengono durante gli incidenti stradali sono dovute al mancato o all’erroneo utilizzo dei sistemi di contenzione. Il bambino deve essere sempre posizionato nell’apposito dispositivo ben allacciato e assicurato alle cinture di sicurezza, una pratica che, in caso di incidente, può far la differenza tra il semplice, seppur grande spavento, e la tragedia. Per i bambini fino a 9 mesi di età la navicella (culla) è il dispositivo più adatto: nella culla il piccolo rimane sdraiato mantenendo la posizione migliore per la schiena e il collo; in questa posizione, infatti, il movimento e i sobbalzi della vettura non determinano particolari sollecitazioni su queste due preziose strutture scheletriche ancora in fase di formazione. Le protezioni inserite nelle bande laterali interne della culla e la cinghia di sicurezza, inoltre, garantiscono la protezione necessaria al trasporto del neonato. La culla, che deve essere posizionata sui sedili posteriori, però generalmente occupa due posti. Un’alternativa meno ingombrante, sempre omologata e riconosciuta dal Codice della Strada, è l’ovetto che consente il trasporto dei bambini fino ai 15 mesi di età o fino a 15 chili. Deve essere posizionato sui sedili posteriori, in senso contrario di marcia, meglio se sul sedile centrale. Con l’ovetto si guadagna spazio ma bisogna fare attenzione, soprattutto nei primi mesi, che il bebè non si “affossi” e non assuma la posizione con la testa piegata in avanti e la schiena piegata all’indietro. Per ovviare a questo inconveniente alcuni ovetti dispongono di inserti imbottiti removibili da posizionare per il trasporto dei bambini più piccoli; per quelli sprovvisti sarà sufficiente posizionare dietro la schiena una salvietta ripiegata in modo da correggere la posizione sbagliata della schiena. Ci sono infine i sistemi combinati di navicella (culla), ovetto e passeggino, che consentono con un’unica spesa di avere a disposizione tutti gli strumenti. Nella scelta non si deve sottovalutare però nemmeno la salute della mamma. Per questo il consiglio è verificare, prima dell’acquisto, il peso, la maneggevolezza nell’aprire e chiudere il telaio, la praticità dei sistemi di aggancio, la possibilità di spostare il dispositivo con una sola mano, prediligendo quelli con maniglie girevoli posizionate sul maniglione dell’ovetto che evitano forzate e anomale rotazioni del polso di chi le impugna.

Negli ultimi anni oltre a ovetti e passeggini, si stanno diffondendo sempre di più i dispositivi di “baby wearing”. Sono sicuri?
E come si devono usare per garantire la sicurezza dei piccoli, dottor De Pellegrin?
I dispositivi di baby wearing letteralmente “bambino indossato” sono tutti quei sistemi dotati di fasce, cinghie, anelli e bande che permettono di trasportare “ancorando” il bambino al corpo del genitore lasciando quest’ultimo a mani libere. In commercio se ne trovano di diversi tipi: fasce con anelli, bag slings (simili a zainetti) e marsupi come il mei tai (che si indossa sul davanti) e l’onbuhimo (che si mette sulla schiena). Per un corretto trasporto dei bambini con questi sistemi bisogna seguire poche ma fondamentali regole:

• tenere libero il volto del bambino, in modo che non sia premuto contro il corpo del genitore perché ciò potrebbe ostacolare la respirazione;
• fare in modo che il piccolo non si affossi e in particolare che la testa non sia piegata in avanti, posizione pericolosa che non garantisce una normale respirazione;
• verificare che il bambino non sia schiacciato nella fascia in quanto ciò potrebbe impedire la normale espansione della gabbia toracica; sostenere la testa in quei bambini che ancora non sono in grado di farlo da soli;
• non fare salti che inevitabilmente determinano sollecitazioni sul corpo del bambino;
• se il bambino piange quando viene “vestito”, verificare che non stia stretto o non abbia posture viziate;
• seguire attentamente le istruzioni riportate per ciascun dispositivo;
• sostituire i dispositivi logori
• non usare mai il baby wearing in auto; è vietato ed estremamente pericoloso.

Ma come si fa a individuare il dispositivo più adatto per il proprio bimbo? Vanno bene tutti indifferentemente, purché usati con i dovuti accorgimenti?
Se il bimbo e il genitore non soffrono di particolari patologie ortopediche può essere utilizzato il dispositivo che risulta più comodo. In caso contrario, alcuni dispositivi si rivelano più idonei degli altri e le posizioni che i bambini assumono possono essere “sfruttate” o al contrario devono essere evitate. Se, ad esempio, l’esame ecografico delle anche, consigliato tra la 4° e la 6° settimana di vita, evidenzia un’immaturità delle stesse (che spontaneamente si risolve nel 98% dei casi), tenere il bambino nei dispositivi che mantengono le anche piegate ed allargate come i marsupi favorisce lo sviluppo delle anche (vedi foto). Al contrario la posizione assunta nella fascia a anelli con le gambine allungate e unite offre una posizione sfavorevole allo sviluppo di anche ancora immature (figura 1). Nei bambini affetti da torcicollo miogeno congenito (quelli che tengono la testa storta, inclinata su un lato per i quali la terapia consiste in fisioterapia e posture obbligate), invece, la fascia con anelli può favorire il posizionamento in posture obbligate che ne aiutano la guarigione. Nel caso in cui, infine, il genitore soffra di mal di schiena è più salutare portare il bambino nei marsupi posizionati sul dorso ed evitare quelli a tracolla o peggio posizionati a sbalzo in avanti.

Zaino in spalla? Sì, ma dopo i sei mesi
Per gli amanti del trekking e delle lunghe passeggiate lo zainetto consente di trasportare il bebè sulle proprie spalle al pari di uno zaino. La leggerezza, la presenza di cinghie facilmente regolabili, le imbottiture e gli accessori sono gli elementi che ne guidano la scelta; il requisito fondamentale per il suo uso è che il bimbo sia in grado di tenersi dritto con la schiena, cosa che succede solitamente intorno ai sei mesi d’età.

a cura di VIOLA COMPOSTELLA

HANNO COLLABORATO:
DOTT. DARIO FRACASSETTI
Specialista in Ortopedia e Traumatologia

DOTT.MAURIZIO DE PELLEGRIN
Specialista in Ortopedia e Traumatologia

- Ospedale San Raffaele Milano e a Bergamo -

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