E se nasce prima...

incubatrice prematuro

Come riconoscere i sintomi e prevenire i rischi di un parto prematuro
È una delle evenienze che più spaventa le donne in dolce attesa: arrivare al momento del parto prima del tempo, prima dei “fatidici” nove mesi. Una possibilità che si verifica in 1 gravidanza su 10. « Il parto prematuro costituisce ancora oggi una patologia della gravidanza di estremo rilievo e uno dei maggiori problemi sanitari: è infatti gravato da un'elevata mortalità neonatale e da importanti conseguenze patologiche a distanza, soprattutto nei nati a bassissime epoche gestazionali (prima della 26esima settimana)» osserva il dottor Francesco Clemente.

Ovviamente i rischi dipendono dall’epoca gestazionale. «Il parto prematuro, secondo la classificazione dell'OMS, è il parto che avviene prima della 37esima settimana di gestazione. In realtà, i casi che hanno una maggiore importanza clinica sono quelli in cui il parto avviene prima della 32esima. Inoltre il limite di vitalità, cioè che distingue il parto prematuro dall'aborto, è molto sfumato. In alcuni centri con terapia intensiva neonatale sono stati riportati rari casi di sopravvivenza anche di feti nati a partire da 23 settimane di gestazione».

Dottor Clemente, quali sono in particolare le conseguenze sul bambino?
Le conseguenze fetali, e la sua sopravvivenza, sono strettamente collegate alla settimana di gravidanza raggiunta. I problemi per il feto consistono nell’insufficienza respiratoria, nella fragilità dei tessuti cerebrali, nelle problematiche circolatorie intestinali. Ci possono essere poi anche conseguenze oculari collegate con la ventilazione con ossigeno o la persistenza della circolazione fetale. Questo comporta una sopravvivenza di circa il 28% sotto la 24ma settimana che si innalza a circa il 70 % alla 28ma per portarsi al 94 % alla 32ma.

Quali sono le cause per cui un bimbo può nascere prima del tempo?
Le cause del parto prematuro sono multifattoriali. Questo significa che vari fattori di origine sia materna sia fetale, fra loro variamente combinati, convergono in diversa misura a determinarne l'insorgenza. Tra questi: infezioni vaginali e urinarie, che attivano una serie di processi infiammatori, che a loro volta scatenano le contrazioni uterine; incontinenza cervicale, che si verifica quando la cervice (o per precedenti interventi chirurgici o per alterazioni anatomiche) si sfianca sotto il peso dell'utero e si apre, anche in assenza di attività contrattile; malformazioni uterine, fibromiomi (solo se particolarmente voluminosi); fumo; gravidanza multipla; pre-eclampsia (sviluppo di ipertensione); emorragia da placenta previa, cioè quando la placenta cresce nella parte inferiore dell'utero, in corrispondenza della cervice; distacco di placenta; rottura delle membrane.

Ma si può prevenire in qualche modo?
Per quanto riguarda il ruolo delle infezioni vaginali o urinarie, l’esecuzione del tampone vaginale e dell’urinocoltura possono mettere in evidenza infezioni batteriche che, trattate, riducono sicuramente il rischio di parto prematuro o di rottura della membrane. Di contro bisogna sottolineare che un’infezione frequente come la candidosi non si associa al rischio di parto prematuro. Una metodica di prevenzione ormai consolidata è la misura ecografica della cervice uterina (cervicometria). Nei casi di misure superiori a 25 mm si può rassicurare la paziente che non c’è rischio di parto prematuro imminente. Misurazioni inferiori invece vanno valutate in relazione al dato clinico (precedenti parti prematuri, gemellarità etc.). Esiste anche un test che dosa una sostanza presente in vagina (fibronectina) nei casi di danneggiamento delle membrane (uno dei presupposti del parto prematuro). Anche questo esame (che però può dare falsi positivi) può aiutare a prevedere l’insorgenza del parto prematuro.

Come si riconosce una minaccia di parto prematuro? Quali sono i campanelli d’allarme?
I sintomi sono presenza di contrazioni uterine ogni 10 minuti o più frequenti, perdite vaginali (di liquido o sangue), pressione pelvica, dolore lombare sordo, crampi simili a dolori mestruali. La diagnosi di minaccia di parto prematuro viene fatta convenzionalmente con la presenza di contrazioni registrate, dall’inizio della dilatazione uterina e il raccorciamento del collo dell’utero che diventa travaglio di parto prematuro quando c’è un peggioramento dell’attività contrattile e della dilatazione cervicale.

Esiste una “terapia” per scongiurarlo, se esiste il rischio?
La terapia, innanzitutto, si basa molto sul tentativo di prevenzione, ovviamente quando possibile. Infatti è necessario valutare le pazienti a rischio. In queste pazienti la somministrazione di progesterone intramuscolo o vaginale si è visto avere un’azione preventiva se somministrato in donne asintomatiche con raccorciamento cervicale, diminuendo il rischio per il 45% di partorire prematuramente. Nella donna asintomatica con storia di parti pretermine o con accorciamento della cervice può essere utilizzato il cerchiaggio cervicale, cioè l’applicazione chirurgica di un laccio sul collo dell’utero, che rinforza la cervice impedendo il suo cedimento e la sua apertura. Viene poi rimosso intorno la 36-37a settimana di gravidanza. Non è esente da rischi ed è una procedura che va discussa ampiamente con la paziente per valutare vantaggi e svantaggi. Ultimamente viene utilizzato anche un pessario cervicale (anello di gomma che stringe il collo dell’utero) che costituisce un’alternativa non invasiva al trattamento chirurgico del cerchiaggio. Nei casi di pazienti sintomatiche si rende necessaria invece l’ospedalizzazione, spesso prolungata, per somministrare farmaci detti tocolitici (che eliminano le contrazioni) e per permettere la maturazione polmonare fetale (con cortisonici) nell’eventualità di una nascita prematura.

UN PROBLEMA IN AUMENTO
Nel mondo si verificano circa 13 milioni di nascite premature ogni anno. L'incidenza è di circa l'11% nel Nord America e circa il 5,8% in Europa. Dal 1990, per motivi non completamente chiari, il tasso di nascite pretermine a livello mondiale è aumentato di circa il 14%. L'aumento potrebbe essere in parte spiegato dall'incremento della rianimazione dei bambini molto prematuri, dall'aumento dell'età della madre, da tassi maggiori di tecnologie di riproduzione assistita e da gestazioni multiple correlate a queste tecnologie.

a cura di ELENA BUONANNO
Ha collaborato DOTT. FRANCESCO CLEMENTE
Specialista in Ostetricia e Ginecologia

 




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