Quando i figli escono da casa

Stanchezza di primavera

SINDROME DEL NIDO VUOTO O NUOVA PRIMAVERA PER LA COPPIA?

Ci sono tante tappe importanti nella vita di ogni famiglia: l’arrivo di un figlio, i suoi primi passi, le prime parole, il primo giorno di scuola, l’adolescenza e i primi amori, l’università, il lavoro e poi… il momento fatidico: esce di casa. Fasi naturali, importanti e giuste. Tutti i genitori sono consapevoli che prima o poi succederà, eppure è sempre un momento delicato, a volte difficile,

tanto che è stato coniata anche un’espressione per definirlo, "la sindrome del nido vuoto". Ma di cosa si tratta con precisione? Ne parliamo col dottor Silvio Mori, Psicologo e Sessuologo. «La sindrome del nido vuoto è quella strana sensazione di perdita, distacco, vuoto appunto, che provano i genitori, specialmente le madri, quando i figli vanno via da casa, per studiare all’università o perché vanno a convivere o si sposano, o semplicemente perché decidono di spezzare il cordone ombelicale e affermare una propria autonomia e indipendenza economica. In questi ultimi decenni le tempistiche di questa fondamentale tappa evolutiva si sono allungate decisamente e non è raro che i figli ora escano di casa tardi, anche dopo i trent’anni. Questo significa a volte anche un’altra cosa: quando esce di casa anche l’ultimogenito, spesso i genitori hanno già superato i cinquant’anni, se non i sessanta. Il che vuol dire, in genere, menopausa per lei e pensionamento per lui, altre due tappe generalmente critiche sia dal punto di vista emotivo sia relazionale. L’uscita dei figli da casa diventa quindi un evento emotivamente delicato sia per il singolo genitore sia per la coppia. Spesso, per esempio, possono emergere o ri-emergere conflitti di coppia apparentemente superati, ma che erano semplicemente sepolti. Una volta che la funzione genitoriale non è più il collante della coppia, il rischio è sentirsi estranei dopo tanti anni passati insieme. Ricordiamoci sempre che quella genitoriale dev’essere una “funzione”, non un’identità».

Ma quindi questo passaggio, che prima o poi si verifica in ogni famiglia, è un bene o un male per la coppia?
Come spesso succede nelle dinamiche della vita, una stessa situazione può determinare risvolti diversi. Il distacco dei figli dal nucleo familiare è di per sé un evento critico, una crisi nel senso più profondo del termine (dal greco “cambiamento”). E come tutti i cambiamenti importanti può rappresentare una risorsa ma anche un grande rischio: di colpo si ha molto tempo libero in più da passare anche in coppia, ma non ci si può più nascondere dietro la funzione genitoriale che spesso, in molte famiglie, ha aiutato nel tempo a mettere in secondo piano eventuali lacune del rapporto di coppia. Basta pensare a quante coppie, ancora oggi, restano unite prevalentemente per i figli. Ma una volta usciti di casa, questo aspetto decade. Non è un caso che negli ultimi due decenni siano aumentate le separazioni over 60. In un certo senso, l’uscita dei figli da casa è sia una prova sia una spia dello stato di salute della coppia.

Ci sono trucchi, segreti o strategie per evitare questi rischi?
Se il rapporto di coppia negli anni del matrimonio e della vita familiare aveva mantenuto delle buone basi, la nuova realtà può essere vissuta come una risorsa incredibile. Una ricerca di qualche anno fa pubblicata sul Journal of Psychological Science aveva confermato che quando i figli escono di casa la qualità della vita di coppia ne può risentire positivamente. Non si smette di essere padre e madre, e spesso si diventa anche nonni. Ma sarebbe opportuno tornare a pensarsi anche come coppia, con i propri desideri e una rinnovata curiosità. Per fare questo, è bene rispolverare quel famoso “sano egoismo di coppia”. Per tradurlo in atti concreti, vuol dire riuscire ad esempio a mettere dei paletti anche con i figli per la gestione dei nipoti. Questo vuol dire innanzitutto crearsi un potenziale spazio di coppia da investire come meglio si crede: per viaggiare, visitare città nuove, o anche semplicemente andare a cena, al cinema, a teatro, o per riprendere o iniziare un hobby o un’attività sportiva. Attività che si possono fare in coppia ma anche singolarmente, perché è sempre bene coltivare degli spazi individuali per poi avere ancora più voglia e desiderio di riscoprirsi, anche dal punto di vista intimo ed erotico.

Con questi piccoli accorgimenti, quindi, l’uscita dei figli da casa può trasformarsi veramente in una nuova primavera per la coppia…
Proprio così. E se poi consideriamo che esistono tanti prodotti in supporto alle fisiologiche risposte sessuali maschili e femminili, anche da questo punto di vista una coppia ha tanti motivi per essere felice che i figli siano ormai grandi e autonomi. Uno degli aspetti più affascinanti di queste tappe evolutive è che quando nasce il primo figlio, la coppia è chiamata al duro compito di passare da “due” a “tre”. Molti e molti anni dopo, la coppia è chiamata al compito inverso: tornare a essere “due”. E non tutte le coppie riescono in questo. Ecco allora la tristezza e la malinconia. In alcuni casi possono sfociare in forme depressive e ansiose, che segnalano la difficoltà ad adattarsi e a reagire positivamente a questi cambiamenti. Ma non bisogna mai dimenticare che, come scriveva Kahlil Gibran ne Il Profeta, “noi siamo l’arco dal quale, come frecce vive, i nostri figli sono lanciati in avanti”. Così come è bello quando una gravidanza arriva al parto, altrettanto bello è quando la genitorialità porta all’autonomia del figlio e di conseguenza a un nuovo tempo e a un nuovo spazio per la coppia.

a cura di MARIA CASTELLANO

HA COLLABORATO DOTT. SILVIO MORI
Psicologo e Sessuologo
- a ZANICA E CURNO -

Questo sito utilizza cookie

propri e di terze parti, per il funzionamento e la raccolta di dati anonimi sulle visite. Proseguendo si accetta l'uso dei cookie. Per dettagli e rifiuto dei cookie clicca qui

Approvo
Non mostrare più