A che età devo portare mio figlio dal dentista?

Stanchezza di primavera

Quando programmare la prima visita dal dentista per il proprio figlio? E quali sono le problematiche più comuni tra i piccoli, che si possono prevenire o trattare efficacemente con controlli fatti al momento giusto? «La prevenzione è fondamentale in campo medico e l’odontoiatria non fa eccezione.

La prima visita dal dentista è raccomandabile prima dei 6 anni anche in assenza di apparenti problemi o disturbi» suggerisce il dottor Roberto Giovannoni, specialista in ortodonzia. «è importante infatti che i genitori ricevano tutte le informazioni corrette prima che i loro figli entrino nella fascia di età compresa fra i 6 e gli 8 anni, periodo in cui si assiste a un'importante fase di accelerazione di crescita generale e quindi anche a livello del distretto oro-facciale (bocca)».

Dottor Giovannoni, che cosa controlla in particolare il dentista durante la prima visita e perché è importante farla?
Lo stato di salute e di armonia del sistema bocca nel suo complesso e il suo funzionamento. Il dentista infatti non guarderà solo i denti, in quel periodo probabilmente solo da latte (decidui), ma potrà valutare l'equilibrio cranio-facciale, in modo da prevenire possibili malocclusioni (difetti di masticazione) e asimmetrie, valuterà inoltre le funzioni, come la respirazione e la deglutizione etc.. Analizzando tutti questi aspetti darà un quadro quindi dello stato di salute oppure della presenza di eventuali problemi sia a livello dentale sia a livello scheletrico o funzionale e delle soluzioni eventualmente indicate. In età successiva si assiste a uno sviluppo cranico che in certe situazioni può limitare l'efficacia delle terapie.

Quali sono i problemi più comuni che si riscontrano intorno ai 6 anni?
Carie a parte, per quanto riguarda i problemi di masticazione (scheletrici e funzionali ), una delle patologie che più frequentemente si riscontra in questa età è legata alla respirazione non corretta. Raffreddori frequenti, mal d'orecchie, mal di testa da sinusiti più spesso frontali, tosse secca e stizzosa, allergie, respiro rumoroso la notte con adenoidi ingrossate, possono accompagnare ed essere le manifestazioni legate a un palato “stretto”. Se tale ristrettezza è anatomica (ossea), e lo valuterà il dentista, si dovrà normalizzare la causa del problema agendo sulle basi ossee con l’apparecchio opportuno. Spesso ci si trova di fronte a bambini già operati di adenoidi e/o tonsille, pensando che questa possa essere la soluzione del problema di respirazione, che a distanza di tempo però ripresentano la stessa sintomatologia. In questi casi la rimozione delle adenoidi non ha funzionato perché non si è agito sulla causa del problema e cioè sul palato “stretto”. Ecco perché il lavoro di “squadra” fra pediatra, dentista e otorinolaringoiatra diventa fondamentale. Al palato stretto possono poi legarsi altri disturbi, tra cui funzioni muscolari anomale come ad esempio la persistenza della deglutizione infantile e la “esse” interposta o sigmatismo. In questi casi al paziente viene a volte consigliato un trattamento di logopedia, magari direttamente dagli insegnanti e non si pensa prima al dentista. Per i logopedisti però risulta impossibile rieducare le funzioni in presenza di problemi scheletrici e con ossa mascellari non riarmonizzate in precedenza dal dentista. Si può anche verificare la cosiddetta masticazione inversa su uno o su entrambi i lati, ovvero i denti inferiori masticano all’esterno rispetto a quelli superiori (questo ingranaggio dentale errato è spesso il risultato di uno scivolamento della mandibola con un palato stretto e non si risolverà crescendo, anzi potrà addirittura portare a crescite scheletriche asimmetriche).

Che altri disturbi si possono diagnosticare precocemente a questa età?
Un’altra malocclusione che va assolutamente trattata precocemente (prima dei sette anni di età) è quella che si presenta quando la mandibola cresce troppo e in una direzione non corretta. I segni più evidenti sono il mento “sporgente” e la malposizione degli incisivi che hanno rapporti invertiti (gli incisivi inferiori chiudono in avanti rispetto ai superiori). In questo caso, in cui gioca un ruolo fondamentale la predisposizione familiare, è fondamentale la terapia precoce. Il dentista suggerirà la terapia (apparecchio) più opportuna. Infine frequenti sono i casi di sporgenze evidenti degli incisivi superiori (a castoro) con il labbro inferiore che a volte si interpone fra i denti (si infila tra gli incisivi superiori e inferiori). L’intervento precoce, oltre a normalizzare le componenti scheletriche, dentali e muscolari, riduce il rischio di traumi accidentali e cadute che possono portare a fratture se non addirittura alla perdita degli elementi dentari.

a cura di VIOLA CAMPOSTELLA

HA COLLABORATO DOTT. ROBERTO GIOVANNONI
Specialita in Ortodonzia

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