Sempre insieme con il rooming-in

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Circa sessant'anni fa si pensava che, appena dopo la nascita, fosse utile separare il bambino e la mamma. I neonati stavano in spazi appositi, cioè le nursery, e le mamme e i papà potevano vederli solo in orari prestabiliti. Negli anni Settanta numerosi studi hanno dimostrato i vantaggi dell'immediata vicinanza sia per la mamma sia per il bambino. Si è deciso quindi di ridisegnare l'organizzazione dei reparti di maternità, prima rendendo i nidi accessibili senza limiti di orario e poi offrendo la possibilità di tenere il neonato nella propria stanza, in una culla vicino al letto, anche 24 ore se la mamma lo desidera.

Chi parla è il professor Angelo Colombo, pediatra e neonatologo. Lo abbiamo incontrato per parlare di rooming-in (dall'inglese room, cioè stanza), ovvero della possibilità di tenere vicino il proprio neonato fin dai primi momenti di vita, una pratica che offre numerosi benefici sia al neonato sia alla neomamma, a patto che questa opportunità non venga imposta e che la donna non si senta abbandonata a se stessa. Il rooming-in favorisce l'instaurarsi di un legame profondo mamma-figlio e l'avvio dell'allattamento al seno migliora l'umore della donna e tranquillizza il neonato, aiuta a prevenire la depressione-post-partum e riduce gli episodi di pianto del piccolo.

Professor Colombo, quali sono in particolare i benefici per il bambino?
Tenere il bimbo vicino a sé fin dai primi istanti di vita, per scaldarlo e nutrirlo, è un istinto naturale per la mamma, così come istintivo è per il piccolo cercare il calore del corpo materno grazie al quale si abitua alla nuova vita extrauterina in modo più graduale e soft. Dopo il parto, infatti, il neonato passa in modo repentino dall'ambiente dell'utero, caldo, delimitato, silenzioso, a uno completamente diverso, freddo, rumoroso, luminoso, qual è quello della sala parto. Essere preso tra le braccia della mamma, riconoscerne la voce, l'odore e il battito cardiaco per lui è rassicurante. Inoltre il prolungato contatto pelle a pelle (detto bonding) favorisce l'instaurarsi di un legame profondo tra mamma e neonato e un migliore avvio, e quindi successo, dell'allattamento al seno.

E per la mamma?
Come dimostrato da diversi studi, il rooming-in riduce il rischio di depressione post-partum, stabilizza l'umore e aumenta la fiducia della madre nelle proprie capacità. Infine offre anche benefici pratici: rende più facile l'"addestramento" delle neomamme, che con l'aiuto e il supporto delle infermiere iniziano a prendere confidenza con la gestione delle esigenze quotidiane dei propri piccoli, mettendo le basi per la loro autonomia una volta tornate a casa. Il legame silenzioso madre-figlio, che inizia appena dopo il parto, continua ad essere importante anche per tutti i primi mesi del bimbo. Per questo, compatibilmente con gli impegni (ad esempio un altro figlio più grande) e le necessità della mamma, è auspicabile proseguire questo contatto, tenendo il piccolo vicino il più possibile, anche nella stessa stanza dei genitori (non nello stesso letto però!).

E quando si può iniziare il rooming-in?
Il rooming-in inizia subito dopo il parto, quando il bimbo viene posizionato sulla pancia della mamma e si attacca al seno, riconoscendo l'odore materno come familiare.

Ma quindi il nido non serve più?
No, il nido serve e dovrà sempre esistere. Innanzitutto per i bimbi che presentano lievi patologie e necessitano di terapie, ma anche per rispondere a esigenze particolari e a difficoltà della mamma che le rendono momentaneamente impossibile prendersi cura del neonato. Il rooming-in deve essere vissuto come un'opportunità, non come un'imposizione, e deve essere offerto senza regole fisse, lasciando alla mamma la libertà di scegliere se e per quanto tempo effettuarlo. Fondamentali, poi, sono le puericultrici, che possono prendersi cura del bebè quando la mamma non se la sente, sostenerla e incoraggiarla, qualora scelga il rooming-in.

Un legame forte che inizia già nella pancia
Il bonding (dall'inglese to bond cioè unire) è un processo di attaccamento che si sviluppa nella relazione tra madre e figlio già a partire da quando il bimbo è nella pancia, fino a circa l'anno di vita. Ogni mamma già durante i nove mesi di gravidanza entra in relazione con il proprio bambino, parlandogli o accarezzando la pancia. Fondamentali, però, sono le prime ore dopo la nascita. Quando madre e figlio sono insieme, subito dopo il parto, infatti beneficiano di una particolare situazione ormonale che favorisce il reciproco riconoscimento e innamoramento. Il merito è dell'ossitocina, definito ormone dell'amore, che nelle primissime ore successive alla nascita raggiunge livelli massimi nell'organismo materno.

a cura di GIULIA SAMMARCO
con la collaborazione del DOTT. ANGELO COLOMBO
Coordinatore dell'Area materno-infantile del Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro

 

 

 

 

 

 

 



 

 

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