Adolescenti e internet. Come sfruttare al meglio le nuove tecnologie senza rischi

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Li chiamano nativi digitali. Già perché gli adolescenti di oggi sono la generazione che ha conosciuto e usato fin dalla nascita (o quasi) le nuove tecnologie. Internet, rete, social network sono il loro "pane quotidiano", strumenti con cui studiano, giocano, si divertono. Mezzi preziosi per entrare in contatto con il mondo, conoscere, esplorare. «Gli adolescenti e i giovani d'oggi sono nati e cresciuti con la compagnia e il supporto delle tecnologie digitali e delle loro potenzialità. Come tutti i più giovani di ogni epoca, però, rappresentano la fascia più delicata della popolazione, quella che più facilmente può cadere nei rischi della "rete"» avverte la dottoressa Leonella Bugini, psicologa e psicoterapeuta.

Dottoressa Bugini, cosa cercano gli adolescenti nel rapporto con la tecnologia internet?
L'adolescenza, ovvero la fascia d'età tra gli 11-12 anni e i 21-22 anni, è un periodo in cui avviene una vera e propria rivoluzione che coinvolge il corpo (aumento della potenza fisica e affacciarsi della sessualità) e la mente (che raggiunge la sua piena maturità). A livello psichico è come se ci fosse un balzo tra l'infanzia rassicurante (con le certezze garantite dalla presenza dei genitori) e l'adolescenza dove regna l'incertezza che gira attorno alla domanda "chi sono?". L'adolescente è in preda a stati d'animo che variano in modo tumultuoso, non si capisce più, prova sensazioni di vuoto, solitudine che lo fanno sentire straniero a se stesso. Si pone domande sulla vita e la morte, ricerca in maniera spasmodica una rifondazione dei valori fino ad allora accettati. Spinto dal desiderio di affermazione mette in discussione l'autorità genitoriale, ma allo stesso tempo nei confronti degli adulti ha atteggiamenti ambivalenti: li cerca per avere aprovazione o sapere cosa pensano eppure non sopporta di essere osservato e giudicato; ha bisogno di posizioni ferme e decise, ma solo per potersi opporre, e si sente svalutato se qualcuno gli dà consigli. È proprio in questo contesto di "disorientamento" che la rete diventa una spazio appetibile in cui cercare risposta alle proprie domande, raccogliere tasselli per costruirsi una "nuova" identità, sperimentare ciò che va oltre i confini fino ad allora conosciuti. I Social Network, insieme a e-mail, chat, blog, giochi on-line, siti pornografici, sms possono così diventare un mezzo a metà strada tra le mura domestiche (sicurezza del conosciuto) e il mondo esterno (che attrae e intimorisce al tempo stesso). Un mezzo non scevro di rischi.

Quali sono in particolare i rischi a cui si espongono i ragazzi?
La possibilità di spaziare nella galassia di internet pone di fronte a un conflitto: il lato positivo è l'accesso a un'infinità di informazioni, l'incentivo alla curiosità, a cercare cose nuove, la possibilità di essere aggiornati in ogni momento su ciò che accade nel mondo; l'aspetto allarmante è dato dalla possibilità/rischio di falsificare la realtà, sviluppare una dipendenza ed esercitare o subire un controllo sulla propria vita privata. I rischi, in particolare, riguardano la possibilità di essere catturati da un mondo virtuale a discapito della vita vera e di smarrirsi in fantasie che fanno perdere il contatto con la realtà: a volte, stando seduti di fronte allo schermo del computer e prendendo parte a scene virtuali, si vivono sentimenti intensi scambiati per risposte a esperienze reali. Con l'uso dei video-giochi di supremazia e dominio sull'altro, senza nemici, né rivali in carne e ossa, tutto si svolge a livello fantastico, senza doversi mettere in gioco per davvero, si perde il rapporto vivo, anche corporeo, della comunicazione. Predomina il "simulato", dove il regista può cambiare scena a suo piacimento in modo onnipotente. È un po' come essere sempre vincenti e primi attori: tutto l'opposto di quello che accade nella vita vera.

E quali sono invece i pericoli dei social network?
Social network (Facebook, Twitter, Myspace, Google, LinkedIn, Instagram, Meetup, Skype, Whatsapp etc.) significa rete sociale, ovvero un gruppo di individui uniti da un qualunque tipo di legame: conoscenza, amicizia, rapporti di lavoro, vincoli familiari, passione per uno sport o un cantante. È noto che nessuna rete sociale può garantire rapporti stabili e significativi tra i suoi membri se questi superano un certo numero. "Molti amici nessun amico" diceva il filosofo greco Aristotele. I social network però, almeno apparentemente, permettono di conciliare due esigenze tipiche dell'adolescente in conflitto tra loro: il desiderio di vicinanza e intimità e il bisogno di autonomia e distanziamento. Qui si cercano altri ragazzi per non essere soli, conoscersi, sentirsi più forti, sperimentare le nuove capacità acquisite e allo stesso tempo, si ha paura dell'intimità vera. In una certa misura tutto questo è normale. Il problema è quando i ragazzi trascorrono molto tempo a proporre, accettare, rifiutare, rompere "amicizie", "contatti", "scambi" con una quantità enorme di profili: corrono il rischio che il loro incontro con amici e compagni "veri", in carne e ossa, anziché essere facilitato, venga ostacolato. Il social network può diventare così una sorta di cassa di risonanza che amplifica gli stati d'animo, un dispositivo che occulta la solitudine e la difficoltà a costruire legami.

Troppo in rete? Salute a rischio
Secondo uno studio dell'Osservatorio della Società Italiana di Pediatria l'eccesso di internet influisce negativamente sugli adolescenti peggiorando anche comportamenti e abitudini non direttamente collegati all'uso della rete. Gli adolescenti che navigano in internet per più di 3 ore al giorno, ad esempio, mangiano peggio, sono più inclini al rischio, fumano e bevono di più, leggono di meno, hanno un rendimento scolastico inferiore, hanno comportamenti sessuali più "adultizzati", praticano meno sport e lo fanno con un atteggiamento molto più orientato alla vittoria che al divertimento.

a cura di VIOLA COMPOSTELLA
con la collaborazione della DOTT.SSA LEONELLA BUGINI
Psicologa e Psicoterapeuta
- PRESSO PORTO DI TELEMACO A BERGAMO, BRESCIA E TREVIGLIO -
Ha collaborato la dottoressa Silvia Anfilocchi, psicologa.

 

 

 

 

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