Identikit dell'ipocondria. Quando l'attenzione alla propria salute diventa ossessione

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"Dottore, sicuramente ho qualcosa di brutto! Me lo sento". A tutti può capitare, in qualche occasione, di preoccuparsi per un dolore fisico inaspettato o per una sensazione insolita proveniente dal corpo e di temere, di conseguenza, che possano essere sintomi di una grave malattia. Per alcune persone, però, questa paura persiste a lungo nel tempo, diventando ossessionante, nonostante gli accertamenti clinici e i medici rassicurino che tali sintomi non indicano nessuna patologia o comunque non una malattia così grave da giustificare il livello di ansia manifestato. «Queste persone non sono malati immaginari, soffrono di ipocondria (detta anche "disturbo da sintomi somatici"o "disturbo da ansia di malattia") un disturbo mentale caratterizzato dalla paura di essere colpiti da una malattia seria o dalla convinzione che una malattia grave sia già in atto» spiega Maria Rita Milesi, psicologa e psicoterapeuta. Ne parlava già il drammaturgo francese Molière, nella sua commedia "Il malato immaginario". Oggi, secondo recenti stime, gli ipocondriaci in Italia sarebbero 8 milioni (con picco tra i 40 e i 50 anni, anche se la malattia può comparire a qualsiasi età).

 

Sintomi innocui? No, spia di malattie gravi
«I pazienti ipocondriaci sono estremamente sensibili ai segnali provenienti dal proprio corpo e, soprattutto, tendono a considerarli pericolosi: vivono una condizione di allarme anche di fronte a cambiamenti fisiologici del tutto normali, come per esempio l'accelerazione del battito cardiaco dopo uno sforzo o il fiatone dopo una rampa di scale. In presenza di un malessere fisico, specifico o vago e generalizzato, tendono a sovrastimarne le possibili conseguenze» continua l'esperta. Qualche esempio? Il mal di testa è indice di un tumore al cervello, il dolore alle gambe è la spia di una sclerosi multipla, la stanchezza è il segnale di una leucemia.

Un disturbo che può rovinare la vita
Per tenere a bada la preoccupazione continua per la propria salute, l'ipocondriaco finisce per controllare ossessivamente il funzionamento del suo corpo. «Per esempio misura ripetutamente il polso e la pressione sanguigna, senza considerare che l'eccesso di attenzione su certe parti del corpo comporta, per contro, un aumento di "arousal", cioè uno stato di attivazione con conseguenti cambiamenti fisiologici e maggiori probabilità di interpretazioni erronee. Inoltre, mai convinto del suo stato di salute, si sottopone continuamente a esami, passa da uno specialista all'altro senza mai trovare pace, ricerca affannosamente informazioni sulla sua malattia, soprattutto su Internet. Oppure, può mettere in atto atteggiamenti di evitamento, come sottrarsi agli sforzi e all'attività fisica per non danneggiare l'apparato cardiovascolare». Tutto ciò non fa male solo a chi ne soffre ma anche a chi gli sta accanto. «Questi comportamenti possono stravolgere le abitudini di vita della persona e interferire con il lavoro, con le relazioni familiari e sociali. Le continue richieste di rassicurazione, gli atteggiamenti aggressivi di fronte a chi lo contraddice possono portare le altre persone allo sfinimento e ad allontanarsi» continua la psicologa.

Le cause: da cercare nell'infanzia
Ma perché si diventa ipocondriaci? I più a rischio sono, senza dubbio, le persone particolarmente ansiose e insicure. «In genere l'ipocondriaco si considera fragile e vulnerabile» osserva la dottoressa Milesi. «Spesso questa convinzione deriva dall'infanzia: le figure di riferimento hanno trasmesso al bambino un'immagine di sé come debole e fragile sia con messaggi espliciti sia con atteggiamenti iperprotettivi. Pensiamo ad una mamma che vieta al bambino di correre perché se suda si ammala o gli nega di partecipare alla gita scolastica perché può raffreddarsi. Inoltre, spesso questi pazienti hanno avuto accanto adulti propensi ad interpretare paure e timori del bambino come problemi fisici. Immaginiamo una mamma che spiega il rifiuto del bambino di andare all'asilo con un disagio fisico come il mal di pancia, mentre ha solo paura di allontanarsi da casa. Il piccolo impara così a esprimere i malesseri emotivi attraverso il sintomo fisico, proprio perché l'ambiente contribuisce a rafforzare questo meccanismo psicologico. Anche da adulto tenderà a confondere le emozioni con le sensazioni provenienti dal corpo e a interpretare disagi emotivi come sintomi di malattie fisiche».

La cura, imparare a distinguere tra corpo e mente
Il primo passo per guarire dall'ipocondria è aiutare la persona a capire che il malessere che prova non è fisico ma di origine psicologica, senza minimizzare però il problema. Chi soffre di questo disturbo deve sentire di essere preso in seria considerazione. In particolare, gli specialisti che realmente possono curarlo sono lo psichiatra (che può consigliare uno psicofarmaco, in genere un antidepressivo che agisce sull'ansia) e lo psicoterapeuta. «L'obbiettivo della psicoterapia è rivedere insieme al paziente le sue convinzioni rispetto alla malattia, offrendo una spiegazione alternativa che lo possa aiutare a delineare confini più definiti tra ciò che è corporeo e ciò che appartiene alla sfera psichica. La via per liberarsi dalle paure ipocondriache è divenire consapevole che il corpo, attraverso i sintomi fisici, veicola in realtà un problema emotivo profondo, il vero nucleo della sua sofferenza» conclude la dottoressa Milesi.

PSICOLOGIA
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM - IV -TR) ha formulato criteri specifici per definire l'ipocondria:
1. La preoccupazione persiste nonostante una valutazione medica negativa con annessa rassicurazione;
2. la preoccupazione persiste per almeno 6 mesi;
3. la preoccupazione è incentrata sulla convinzione di soffrire di una grave malattia (sulla base di una errata interpretazione di sintomi fisici).

La paura corre in rete
La "cybercondria" è l'evoluzione della patologia ipocondriaca che porta ad allarmarsi per patologie lette in internet. Colpisce le persone che non si fidano della diagnosi e delle cure del medico e diventano così una facile preda di pagine web più o meno attendibili, nelle quali credono (erroneamente) di trovare conferma alle loro paure, innescando un circolo vizioso. L'ipocondriaco che naviga in internet legge e osserva foto o video di malattie, incrementando così il suo stato d'ansia e terrore per ogni piccolo sintomo personale.

a cura di ELENA BUONANNO 
Dott.ssa Maria Rita Milesi
Psicologa e Psicoterapeuta, specialista in Psicologia Clinica a Bergamo



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