E i giovani riscoprono la terra. Tanti trentenni lasciano il lavoro e diventano agricoltori

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Sveglia alle 6. Colazione veloce e subito a mungere le mucche, rassettare la stalla, dar da mangiare agli animali, portare il latte al caseificio per fare i formaggi. Sosta a mezzogiorno per un pasto leggero. Poi, se è inverno ed è brutto tempo, qualche ora di riposo. In primavera e d'estate invece c'è il lavoro in campagna, nei campi fino alle 6 di sera quando bisogna tornare alla stalla per la seconda mungitura. è questa la giornata tipo di un giovane agricoltore, Daniele Filisetti, 22 anni, delegato di Coldiretti Giovani Impresa Bergamo, perito agrario che lavora nell'azienda di famiglia a Endine Gaiano. «è una vita durissima che impegna tutto l'anno, domeniche e feste comprese» ci dice «ma anche piena di soddisfazioni. Il vero segreto per resistere è quello di avere una grande passione per la terra e per l'allevamento».

Ed è proprio per la passione dell'agricoltura, anzi della sua riscoperta, che tanti trentenni sono ritornati al lavoro dei nonni o dei bisnonni, abbandonando il loro. Nella Bergamasca è un fenomeno in crescita costante. Su 4890 aziende 470 sono gestite da giovani agricoltori sotto i 35 anni, quasi il dieci per cento contro una media lombarda del 7,2. Ma si registra anche un boom nelle miniculture, come gli allevamenti di galline o di conigli in piccoli giardini, o gli orti in fazzoletti di terra, nelle corti o sui balconi e sui terrazzi di casa.

«è un vero e proprio ritorno alla terra soprattutto nelle zone montane e collinari» spiega Filisetti. «Tanti però non provengono dal mondo agricolo. Ci sono operai, laureati, che pur avendo un discreto lavoro hanno deciso di cambiare vita. Sarà la crisi con le aziende che chiudono, sarà la precarietà del posto, sarà la voglia di vivere le giornate a contatto con la natura e i suoi ritmi. Un nuovo stile di vita insomma. Ma attenzione. È un mondo difficile e l'agricoltura non è più quella di una volta: ci sono nuovi processi agricoli, più controlli da parte delle autorità (Asl, Nas, Finanza e Forestale). Per restare a galla ora bisogna puntare sulla qualità e sulla genuinità dei prodotti. Bisogna fare un salto di qualità».

Secondo le ricerche di Coldiretti la motivazione principale per tre giovani su dieci è la possibilità di stare a contatto con la natura. Ma uno su quattro vede nelle imprese agricole una prospettiva di futuro e di lavoro, anche se faticoso. «Il problema però è che non tutti hanno un pezzo di terreno di famiglia. Eppure ce ne sono tanti abbandonati. Soprattutto quelli del Demanio. Abbiamo chiesto di affidarli ai giovani con un affitto simbolico. Li renderebbero di nuovo produttivi e potrebbero anche ricavare un reddito» continua Filisetti. Forse è un sogno, una speranza. Intanto, però, i ragazzi ci credono come dimostra il boom di iscrizioni all'Istituto superiore di agraria Rigoni Stern: ogni anno il numero di studenti aumenta del 10-12 per cento.

Ma non tutti si dedicano solo al lavoro dei campi, all'allevamento di animali o agli orticelli. Qualcuno, pur di restare a contatto con la natura, si è inventato anche una nuova professione. E così è nata l'agritata, una figura adeguatamente formata che accoglie nella sua azienda bambini dai 3 mesi ai 3 anni seguendo un progetto pedagogico specifico che porta alla riscoperta della natura, della stagionalità e delle eccellenze dell'agricoltura. L'obiettivo, come afferma Coldiretti, è quello di offrire un servizio di alta qualità per le famiglie, con l'accoglienza dei piccoli nell'azienda agricola, dove possano trascorre molto tempo all'aria aperta, scoprire come cambiano i colori e i profumi con l'alternarsi delle stagioni. E poi c'è il tutor dell'orto, che guida e insegna con i suoi consigli a realizzare un piccolo orto a casa, in giardino o sul balcone, a scuola con l'obiettivo di avvicinare grandi e piccoli a uno stile di vita alimentare il più possibile salutare (iniziative che stanno prendendo piede anche in vista di Expo 2015 che si terrà a Milano e che ha come tema "Nutrire il Pianeta"). C'è l'agrierborista che coltiva, raccoglie e trasforma le piante medicinali per la salute e la bellezza. C'è l'affinatore di formaggi che concia (cioè lavora) i suoi stracchini, taleggi e via dicendo, dopo averli fatti stagionare per mesi con crusca di grano, con le erbe, con miscele naturali, con il vino. E persino l'agritutor, come Danio Andreini di Carobbio degli Angeli, che si è inventato il mestiere dell'educatore ambientale: va nelle scuole, quasi sempre vestito da pastore, incontra oltre 2500 alunni l'anno e d'estate li accompagna nei campi organizzando laboratori e passeggiate a cavallo. Senza dimenticare le fattorie didattiche e gli agriturismi (nella Bergamasca sono 135 con 700 letti e 7300 posti a tavola).

«In questo desiderio di tornare alla natura c'è anche chi ha mollato tutto per dedicarsi alla pastorizia, attività in grande ripresa, nonostante i redditi non siano eccezionali» dice ancora Filisetti. «Come due ragazzi della Valle Seriana, uno di Leffe, l'altro di Clusone che hanno esordito con pochissime pecore e ora hanno un gregge o una ragazza di Bossico che dopo il liceo turistico ha preferito dedicare la sua vita alle capre, alle pecore e alle mucche da latte. A spingerli è stata la passione e l'amore per la natura accettando una vita di sacrifici. Gli stessi che si fanno anche nelle aziende agricole familiari, che sono il motore dell'agricoltura italiana dove gli animali non sono bestie da sfruttare per il latte o per il macello, ma veri e propri membri della famiglia. Le nostre mucche hanno tutte un nome di battesimo e quando qualcuna sta male, ci preoccupiamo tutti come se fosse una figlia o una sorella».

Negli ultimi anni sta prendendo piede, tra le famiglie che vivono in una casa con giardino, l'allevamento domestico di qualche gallina ovaiola, per avere la soddisfazione di mangiare sempre uova fresche e genuine. Chi vuole intraprendere questa attività deve tenere conto che allevare galline richiede un impegno limitato, ma quotidiano. Bisogna avere un ricovero appropriato in una zona ventilata, attrezzato di posatoi (gradinate da parete) oppure uno strato di lettiera pulita e asciutta alto almeno 10 centimetri. In tutti i periodi dell'anno le galline devono essere lasciate all'aperto almeno per un paio d'ore, rientreranno autonomamente nel pollaio all'imbrunire. Il pollaio e la lettiera vanno tenuti puliti e per evitare l'insorgenza di parassiti è meglio areare il ricovero. Non è consigliato acquistare mangimi particolari per stimolare la produzione di uova, meglio le miscele macinate che si trovano presso i consorzi agrari. è possibile mescolare il mangime con del pane secco avanzato bagnato, con avanzi di verdura non cotta, pasta, riso, polenta etc.. In genere si mette il cibo due volte al giorno, l'acqua deve sempre essere fresca e d'inverno si deve curare che non geli. Le galline che vivono libere in un giardino si nutrono anche liberamente di vegetali, insetti e vermi. La produzione di uova è influenzata anche dalle ore di luce di cui dispongono le galline, per stimolare al massimo la deposizione sono necessarie 14 ore di luce. In autunno le galline vanno in riposo e producono meno, nel resto dell'anno depongono quasi tutti i giorni.

a cura di LUCIO BUONANNO
Con la collaborazione di DANIELE FILISETTI
Perito agrario, delegato di Coldiretti Giovani Impresa Bergamo

 

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