Disturbi di apprendimento: quali sono i campanelli d'allarme?

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Riguardano il 2,5-3% circa dei bambini in età scolare e si manifestano con un deficit nelle capacità di lettura (dislessia), di scrittura (disgrafia) e di calcolo (discalculia). Sono i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA). Troppo spesso, ancora oggi, i bambini che ne soffrono vengono etichettati, a scuola o in famiglia, come svogliati o peggio poco intelligenti, generando in loro disagio e calo dell'autostima. In realtà l'intelligenza non c'entra, anzi. Basti pensare che Leonardo da Vinci e Albert Einstein, considerati da tutti geni indiscussi, erano dislessici. Ma come fare a capire se c'è davvero un problema? E soprattutto è possibile intervenire? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Rossana Narcisi, neuropsichiatra infantile, e a Veronica Pesenti, logopedista.

Quali sono i segnali che possono far sospettare un problema di DSA?
Premesso che la diagnosi di dislessia e disortografia non può essere formulata prima della fine della seconda elementare (alcuni bambini sono leggermente più lenti di altri nell'acquisizione della lettura e scrittura), già in prima elementare, all'inizio dell'apprendimento della lettura e della scrittura, si possono rilevare, come indicatori di rischio, segnali importanti che denotano una discrepanza tra le capacità generali del bambino e quelle che riguardano specificatamente l'apprendimento della lettura e della scrittura. ("Il mio bambino è sveglio e abile nelle attività pratiche, è intelligente, allora perché non riesce ad imparare a leggere e a scrivere come gli altri?"). In particolare i genitori devono porre particolare attenzione se il bambino legge molto lentamente sillabando le parole, invertendo lettere o sillabe, oppure legge frettolosamente o tenta di leggere le parole cercando di indovinarle attraverso minimi indizi, con il risultato di "scambiare" una parola per un'altra o pronunciare parole inesistenti, spesso senza correggersi. Anche la scrittura risente di queste difficoltà: scrive una lettera al posto di un'altra, aggiunge o dimentica sillabe o lettere, scambia la posizione di alcune letterine. Per quanto riguarda la discalculia, la cui diagnosi non può essere formulata prima della fine della terza elementare, invece ci sono campanelli d'allarme: il bambino ha difficoltà nel conteggio, dimentica alcuni numeri e in particolare il cambio di decina, fatica a riconoscere i simboli numerici o a scriverli e organizzarli nello spazio, non riesce a risolvere le operazioni (spesso si aiuta contando con le dita) e i problemi aritmetici che comportino l'analisi dei dati e l'organizzazione del piano di lavoro. Altri aspetti molto importanti sono: ricordare se il bambino abbia avuto difficoltà o ritardo nello sviluppo del linguaggio (se ha parlato tardi e male) e indagare se all'interno della famiglia del padre o della madre ci siano stati casi di difficoltà scolastiche, anche non diagnosticate perchè in passato venivano riconosciute con maggiore difficoltà (da diversi studi è emersa una componente genetica).

Se si nota qualche "anomalia", a chi ci si deve rivolgere?
A un centro di neuropsichiatria infantile, pubblico o privato accreditato, dove un'equipe multidisciplinare costituita da neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista possa valutare il bambino sotto diversi aspetti (cognitivo, psicologico e logopedico), per dare una spiegazione alle difficoltà presentate, formulare, se necessario, una diagnosi e definire un eventuale trattamento. I DSA infatti non si risolvono con l'esercizio, ma con un intervento riabilitativo personalizzato sulle caratteristiche del bambino. È importante ricordare che in genere i bambini sono entusiasti di andare a scuola e imparare la lettura e la scrittura, strumenti che li fanno diventare grandi e autonomi. Se ciò non avviene, bisogna indagare per capirne il motivo ed aiutarli a vivere serenamente la scuola affrontando le proprie difficoltà. Se precocemente diagnosticati e aiutati, possono ritrovare la loro serenità nei confronti del loro percorso scolastico, evitando così continue frustrazioni e quotidiani sentimenti di inadeguatezza.

Ma quindi il bambino dovrebbe essere seguito da diversi specialisti?
Sì. Il ruolo dei diversi professionisti è fondamentale all'interno dell'équipe multidisciplinare: solo il neuropsichiatra e/o lo psicologo possono somministrare test che valutano il quoziente intellettivo e le abilità del bambino, valutare aspetti neurologici, indagare e analizzare aspetti psicologici e ambientali e infine formulare una diagnosi. A tutto ciò non può però mancare l'apporto del logopedista, che si occupa di un'approfondita valutazione delle competenze linguistiche e degli apprendimenti (è importante verificare se il disturbo di apprendimento derivi o no da un pregresso disturbo di linguaggio). Grazie alle diverse competenze integrate di queste figure è possibile costruire un quadro completo delle competenze e difficoltà del bambino e quindi diagnosticare un eventuale DSA. In questi ultimi anni, tra l'altro, è stata promulgata una legislazione sui DSA che prevede specifiche iniziative per far sì che vengano meglio definiti i passi e i criteri che portano alla diagnosi. La diagnosi non è un semplice atto burocratico che sancisce il diritto a tutele (vedi box), ma un processo di comprensione delle caratteristiche del bambino, che indirizza alla creazione di un progetto per la crescita delle sue competenze, costruito secondo le sue specifiche caratteristiche e in stretta collaborazione con le insegnanti e con la famiglia.

I diritti a scuola per gli studenti dsa
Secondo l'art. 3 della legge 170 del 2010, gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto di usufruire di una didattica individualizzata e personalizzata e di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari. Per misure compensative si intendono strategie o strumenti, informatici e non, che hanno lo scopo di compensare il disturbo, dando un aiuto ai bambini e ai ragazzi in quelli che sono i loro punti di debolezza (ad esempio il pc, la sintesi vocale, la calcolatrice, la tabella delle formule, la tavola pitagorica, l'utilizzo di mappe concettuali o mentali e cartine durante le interrogazioni, il dizionario digitale, una diversa presentazione delle modalità di verifica etc). Sono invece misure dispensative: gli esercizi più corti, evitare la lettura a voce alta, ridurre i compiti a casa, evitare l'apprendimento mnemonico etc..

a cura di GIULIA SAMMARCO
con la collaborazione della DOTT.SSA ROSSANA NARCISI
Specialista in Neuropsichiatria infantile
- PRESSO LO STUDIO DI PSICOLOGIA RELAZIONALE DI MOZZO - 
e
con la collaborazione della DOTT.SSA VERONICA PESENTI
Logopedista
- PRESSO LO STUDIO DI PSICOLOGIA RELAZIONALE DI MOZZO - 

 



 

 

 

 

 



 

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