Aprite le finestre, c'è il radon

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Arieggiare bene l'appartamento soprattutto se si vive o si trascorrono molte ore al giorno negli scantinati, nelle taverne o in locali a contatto diretto con il terreno. È uno dei consigli dell'ASL per tenere a bada il radon, il gas radioattivo naturale, inodore, incolore, insapore che ogni anno provoca nella sola provincia di Bergamo una cinquantina di decessi per tumore ai polmoni. Un gas che una volta all'aperto si disperde. «Il radon è la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo, anzi è stata dimostrata un'azione sinergica tra fumo e radon» dice il dottor Pietro Imbrogno, direttore dell'Area Salute e Ambiente, Dipartimento Prevenzione Medico dell'Asl di Bergamo.

Dottor Imbrogno da dove arriva il radon?
La principale fonte di emissione è rappresentata dal suolo: è infatti quasi costantemente presente nel suolo e nelle rocce in cui sono presenti i suoi precursori: uranio e radio. In quantità nettamente inferiore può anche derivare dai materiali di costruzione delle case. La sua penetrazione negli edifici avviene attraverso pavimentazioni e pareti a contatto con il suolo non bene isolate da fratture e fessure o tubature non sifonate o canalizzazioni non sigillate. L'inadeguata ventilazione dei locali, impedendone la dispersione all'esterno, ne favorisce l'accumulo. Nei luoghi chiusi e scarsamente arieggiati, infatti, può raggiungere livelli rilevanti e pericolosi per la salute. Attualmente nelle abitazioni nuove il livello di guardia è sopra i 200 bequerel al metro cubo (ndr. unità di misura dell'attività di un radionuclide indicato come radioattività) e 400 per le case vecchie (500 Bq/mc per i luoghi di lavoro). Ma entro il 2018 questi parametri, come stabilito dall'Unione Europea, diventeranno 300 bequerel senza distinzioni tra luoghi di lavoro e abitazioni.

Ma perché attacca i polmoni?
Il rischio è legato all'esposizione per via inalatoria. Le particelle alfa (generate dal decadimento del radon) sono emesse in prossimità dell'epitelio bronchiale (cioè la mucosa che riveste le vie respiratorie, costituendo una barriera di difesa nei confronti dell'aria e dell'ambiente) che purtroppo non offre una sufficiente protezione dalle radiazioni, contrariamente a quanto avviene a livello cutaneo. L'organo maggiormente colpito è proprio il polmone. In Italia la stima del rischio varia tra il 5 e il 16 per cento. Risulta dunque la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo.

E come ci si può difendere?
L'esposizione al radon negli edifici può essere combattuta alimentando la ventilazione negli ambienti chiusi e limitando la presenza delle persone nei locali in cui la concentrazione di radon risulti più elevata. In alcuni casi si deve anche intervenire sulle caratteristiche costruttive dell'edificio. Le "linee guida per la prevenzione dell'esposizione al gas radon in ambienti chiusi" adottate dalla Regione Lombardia, anche grazie alla collaborazione dell'ASL di Bergamo, rappresentano uno strumento operativo per i Comuni, i progettisti, i costruttori. Schematicamente le tecniche di controllo dell'inquinamento da radon prevedono barriere impermeabili con membrane a tenuta d'aria che isolano così la casa dal terreno; depressione alla base dell'edificio intercettando il radon prima che entri all'interno aspirandolo e poi espellendolo nell'aria; oppure deviando il percorso del radon creando delle sovrappressioni sotto l'edificio.

Quanto costano queste operazioni?
Per le nuove abitazioni in fase di progetto si stima circa l'1% del valore della casa. Per le abitazioni esistenti il costo medio per una bonifica, varia dai 9 ai 12 mila euro. è la somma che è stata spesa per risanare una scuola riducendo la concentrazione di radon fino al 90 per cento.

Ma come si fa a capire se è presente nella nostra taverna, nella cantina in casa?
Ci sono diversi sistemi messi a disposizione dall'ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) con apparecchiature sofisticate per misurare il radon per 48 ore, per almeno tre mesi o per sei mesi. I costi vanno dai 65 euro a oltre 300 più IVA. Si pongono dei dosimetri in casa che poi vanno inviati ai laboratori per le analisi. Ma a volte basta soltanto aprire le finestre per evitare ogni rischio. Qualche anno fa abbiamo esaminato la taverna di un signore che aveva deciso di trasformarla in camera da letto. Per due giorni abbiamo monitorato il radon: quando le finestre erano aperte il radon era meno di 200 bequerel, ma appena venivano chiuse di notte saliva a 1600 per poi ridiscendere la mattina e il pomeriggio appena il locale veniva arieggiato nuovamente.

E qual è la situazione nella Bergamasca?
Abbiamo fatto diversi monitoraggi nel 1989-90, nel 1993-2000, insieme con l'ARPA nel 2003-2006 e nel 2009-2010 mappando centinaia di comuni e decine di scuole. I livelli più alti di radon li abbiamo trovati in Val Seriana e in Val Brembana. La media nella nostra provincia è tra le più alte della Lombardia. Questi dati ci hanno permesso di sollecitare i vari Comuni bergamaschi a intervenire sui regolamenti edilizi per attuare le Linee guida Regionali sulla prevenzione dei rischi da gas Radon.

Quindi attenzione al radon, gas invisibile, inodore e incolore che qualche volta si può annidare anche ai piani alti e allora aprite le finestre, fate entrare aria fresca. Basta davvero poco in alcuni casi.

a cura di LUCIO BUONANNO
con la collaborazione del DOTT. PIETRO IMBROGNO
Direttore Area Salute e Ambiente, Dipartimento Prevenzione Medico Asl Bergamo

 

 

 

 



 

 

 

 

 



 

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